Il nemico, recensione: fra moglie e marito non mettere il distopico

Davis dirige Ronan e Mescal in un thriller ambientato su un pianeta Terra devastato dal cambiamento climatico che avrebbe potuto essere più coraggioso. Il nemico privilegia l’aspetto drama a quello sci-fi, regalandoci un’ottima performance dei due protagonisti e un atteso ma sconvolgente colpo di scena. Il che, comunque, non è poi così poco.
Paul Mescal e Saoirse Ronan in una scena del film Il nemico

Il nemico, traduzione letterale del titolo originale Foe, è disponibile su Prime Video dal 5 gennaio. A tratti thriller distopico nella Terra del 2065, a tratti pellicola sci-fi con tanto di AI protagonista. A tratti più ampi dramma di un matrimonio in crisi mantenuto ostinatamente in vita dai coniugi. Garth Davis porta su schermo l’omonimo romanzo di Ian Reid, dando ai suoi Henrietta e Junior i volti di Saoirse Ronan e Paul Mescal.

Il nemico, poco sci-fi e troppo love story

In un pianeta ormai reso inospitale dall’inarrestabile cambiamento climatico, il genere umano si trova costretto a guardare ad una nuova casa. Prima Marte, poi la Luna e adesso il governo sta puntando alla realizzazione di una sorta di pianeta artificiale. Junior ed Henrietta fanno parte però di coloro che non sono per nulla inebriati da quell’ondata di innovazione, che non la accettano e che cercano di rimanere, per quanto ancora gli sarà possibile, ancorati alla vita sulla Terra e a ciò che ancora ha da offrire. Così come non accettano la fine del loro rapporto e l’inesorabile distanza che si è venuta a creare tra loro.

Quando un agente del governo, Terrance, busserà alla porta della loro fattoria del Midwest, una delle poche ancora rimaste in piedi, potrete immaginare che i due non lo accoglieranno in modo particolarmente positivo. Non tanto Hen, che sembra attratta dalla possibilità di dare una scossa alla sua vita, quanto Junior che rimane stoico sulla sua posizione. La proposta di Terrance però non si può rifiutare e Junior è costretto ad impegnarsi in una missione sperimentale nello spazio che potrebbe tenerlo lontano per mesi.

Durante il periodo della sua assenza, la moglie sarà poi in compagnia di una sorta di clone del marito, un “sostituto biologico”. Insomma, un’intelligenza artificiale con sembianze, ricordi e abitudini di Junior, con la funzione di mantenere in vita quel matrimonio che il governo ha interrotto con la forza. Il triangolo tra Junior, Hen e l’AI non promette però niente di buono, innescando un circolo vizioso di inganni e non detti.

Potenzialità annunciate ma non sfruttate

Saoirse Ronan e Paul Mescal in una scena del film Il nemico

Viene ingannata Henrietta che si lascia coinvolgere e sconvolgere da un progetto di cui non conosce l’esito finale. Viene ingannata l’intelligenza artificiale che vede nella vita e nei ricordi di Junior i propri. Junior stesso che accetta di vivere una menzogna per non rinunciare alla sua felice gabbia dorata. Ma l’inganno più grande è riservato a noi, pubblico, che, con la premessa di un avvincente thriller un po’ sci-fi e un po’ post-apocalittico, veniamo trascinati in un’analisi dei problemi di coppia di Hen e Junior. E il prodotto finale non può che risultare sbilanciato nella fusione dei suoi generi.

Sbilanciato rispetto a quanto le prime scene ci avevano fatto intravedere, in un incipit carico di tensione, che alza la posta in gioco e apre numerose porte. La maggior parte di queste non viene però esplorata a dovere. Davis fa l’errore di concentrarsi troppo sull’aspetto melò della vicenda, tralasciando gli ottimi spunti dell’incipit della sua pellicola e non sfruttandone a dovere le evidenti potenzialità. Vi lasciamo qui la recensione di Lion – La strada verso casa, lungometraggio che ha reso noto il regista al grande pubblico, disponibile dal 22 dicembre su Infinity+.

Se il nemico è tra di noi

Aaron Pierre e Paul Mescal in una scena del film Il nemico

Si aveva la possibilità di lanciare un monito all’umanità di oggi, di mostrare le conseguenze di una problematica la cui urgenza è ormai percepita a livello mondiale. Si poteva sviluppare la tematica della fuga dal nostro pianeta nella corsa alla colonizzazione dello spazio. Tutto questo viene però accennato nei primi minuti della pellicola e non più ripreso in seguito, facendo inevitabilmente scemare la curiosità e l’attenzione dello spettatore. Tenuta in vita soltanto più dall’attesa del preannunciato e latente colpo di scena (che, vi avvisiamo, sarà doppio) e dalle ottime performance e intesa di Ronan e Mescal, che rivedremo nel prossimo sequel de Il gladiatore.

La love story non poteva che essere parte integrante della vicenda, ma certo, non si immaginava che prendesse il totale sopravvento. Il che ha però, se non altro, il merito di indagare le complessità della natura dei rapporti umani. Nonché del legame che può (e forse potrà) instaurarsi tra questi e un’intelligenza artificiale quasi del tutto antropomorfa.

Dove sta quindi “Il nemico” del titolo? Non in Terrance, che si insinua nelle dinamiche di una coppia già sfaldata. Non nella minaccia del cambiamento climatico che sta cancellando ogni risorsa del pianeta, né tantomeno negli estranei pianeti in cui iniziare una nuova vita. Lo si può piuttosto ritrovare nell’incomunicabilità dei due protagonisti, nella loro incapacità di ammettere a se stessi e all’altro la natura della propria infelicità.

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