Il mondo dietro di te, recensione: critica apocalittica targata Netflix

Il mondo dietro di te è disponibile per tutti gli abbonati Netflix. Attraverso una grossa critica alla società moderna, soprattutto verso quella americana, il film porta in scena un thriller abbastanza riuscito che inciampa però nelle battute finali.
Mahershala Ali, Myha’la Herrold, Julia Roberts e Ethan Hawke in una scena del film Il mondo dietro di te

La fine del mondo è arrivata…su Netflix, con il film Il mondo dietro di te scritto e diretto da Sam Esmail e tratto dall’omonimo romanzo di Rumaan Alam. Il regista dirige un cast di stelle in un thriller apocalittico che si tinge di mistero, almeno nella prima parte. E sì, perchè purtroppo il titolo non riesce a convincere a pieno proprio a causa di una seconda metà nella quale i toni tendono ad attenuarsi. Basata su una serie di fatti inizialmente inspiegabili, la vicenda introduce un incipit interessante (per quanto non sia niente di nuovo) che evolve in favore dello spettatore esplicitando chiaramente la soluzione al mistero.

Probabilmente si tratta di un qualcosa di voluto, volendo favorire una riflessione più chiara dello spettatore sulle tematiche affrontate dalla pellicola. Dall’altro lato però viene eliminata qualsiasi possibilità di libera interpretazione, ingabbiando il tutto in unica chiave di lettura universale. Chiariamo da subito che ciò che viene raccontato è una realtà tutta americana, non per altro tra i produttori figurano i coniugi Obama.

Amanda Sandford (Julia Roberts), stanca del lavoro e delle persone, decide di partire insieme al marito Clay (Ethan Hawke), e ai figli Rosy e Archie, per una vacanza al mare. Dopo essersi sistemati nella lussuosa casa affittata per la vacanza, la famiglia assiste ad un fatto alquanto bizzarro: un’enorme nave petrolifera punta l’affollata spiaggia incagliandosi sulla sabbia. Giunta la notte, la coppia Sandford viene disturbata da una visita inaspettata. Si tratta dell’affittuario G.H. Scott (Mahershala Ali) che, insieme alla figlia, chiede alla coppia di poter restare per la notte a seguito di un blackout di grosse dimensioni. Le stranezze però sono appena cominciate.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Ethan Hawke, Mahershala Ali e Julia Roberts (qui la nostra TOP 10 dei film dell’attrice) compongono il trio delle meraviglia in questo film di natura fortemente Shyamalaniana. I tre protagonisti convincono, incuriosiscono e rimangono coerenti dall’inizio alla fine. Amanda, misantropa e diffidente, Clay, fiducioso e a tratti ingenuo, e G. H. Scott, placido e misterioso. I personaggi più giovani, per quanto siano meno impattanti, rimandano fortemente a quelli che scrive e racconta Shyamalan nei suoi film. Nello specifico la piccola Archie, curiosa e malinconica, vede ciò che gli altri non riescono a percepire, venendo spesso ignorata.

Si costruisce un sottile conflitto fra le due generazioni coinvolte nella vicenda. Da una parte gli adulti, consapevoli dell’elefante nella stanza, ignorano il problema fiduciosi che tutto andrà bene. Dall’altra invece ci sono le nuove generazioni che, preoccupate, cercano di spingere i genitori ad agire ed affrontare la questione. Si descrive così una società in declino, prossima all’autodistruzione. Le persone, come afferma Amanda, ormai non fanno altro che prendersi gioco l’una dell’altra. Si è persa la fiducia nel prossimo mentre fuori il mondo è al collasso.

Ma oggi la società non è solo vittima di una diffidenza diffusa, ma è anche completamente dipendente da qualsiasi forma di tecnologia. Il blackout globale mette in luce un uomo moderno incapace di fronteggiare un problema in assenza della sua amata tecnologia. E mentre l’inetto protagonista cerca di raccapezzarsi con ciò che non riesce a comprendere, una natura silenziosa inizia a mostrarsi sempre più presente, sconfinando in quei territori che fino a quel momento erano dominio incontrastato dell’uomo. 

Bene ma non benissimo

Julia Roberts, Ethan Hawke, Mahershali Ali e Myha'la Herrold in una scena del film Il mondo dietro di te

Tecnicamente la pellicola si difende bene. Esmail decide di utilizzare una regia prettamente in movimento, che si muove tra i vari spazi alternando zoom, primi piani e campi larghi, cercando di ridurre il più possibile i tagli da una sequenza all’altra. Il tutto gioca a favore della tensione, ben costruita nella prima parte di film nella quale sorge la paura che tutto possa accadere. Il pericolo è tangibile, mentre il mistero si infittisce e le ansie dei protagonisti diventano sempre più coinvolgenti.

Peccato però per la seconda metà che, come già accennato, si perde in un goffo tentativo di dare necessariamente una spiegazione chiara a ciò che sta accedendo. Il susseguirsi di spiegoni annichilisce il climax costruito precedentemente, rendendo la seconda parte meno interessante e insofferente. Le quasi tre ore di minutaggio diventano così più pesanti verso la fine, venendo percepite come non necessarie.

Sul finale il film tronca di netto la narrazione, lasciando il dubbio sul destino dei nostri protagonisti. L’impressione però è quello di voler lasciare un ultimo messaggio carico di pessimismo: non importa cosa facciamo, la natura dell’uomo e irrimediabilmente corrotta. L’assenza di fiducia e la sua incapacità di vivere in un modo privo di comodità porterà l’umanità a rimanere a guardare, mentre il mondo brucia, ciò che prima significava normalità.

Il mondo prima di te è sicuramente un titolo azzeccato da Netflix, per la maggior parte almeno. Ormai è consuetudine considerare i titoli prodotti dal colosso dello streaming come qualcosa di certamente malfatto. Questo lungometraggio invece dimostra la capacità di portare dei prodotti da sala, direttamente sui nostri schermi, eliminando il luogo comune per il quale lo streaming non possa produrre opere degne di nota.

Se volete scoprire cos’altro ha in servo per voi Netflix, qui potete trovare le uscite del mese di Dicembre. Mentre aspettiamo le nuove uscite, vi ricordiamo di lasciare un commento con il vostro pensiero su Il mondo dietro di te.

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