Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, recensione: Spielberg e i sogni

Da oggi, 1 maggio 2023, arriva su Netflix un nuovo film frutto della rassegna della piattaforma dedicata alle opere di Roald Dahl. E quel film è di un gigante come Steven Spielberg, qui non al suo massimo ma sempre brillante come grande narratore del nostro tempo. Quel film è Il GGG – Il Grande Gigante Gentile.
Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, recensione: Spielberg e i sogni

E così, Netflix si è assicurata anche le opere di Roald Dahl. Si è assicurata un altro pezzo importante, cruciale, di quel fiabesco che ci accompagnava quando eravamo ancora bambini. Porta su schermo le migliori trasposizioni dei primi “romanzi” che abbiamo sfogliato con orgoglio. Delle prime storie che abbiamo conosciuto appena arrivati alle scuole oppure sotto le coperte, lette dai genitori. Fra queste storie, c’è Il GGG – Il Grande Gigante Gentile.

E che il tema del fiabesco, ora misto al fantascientifico, ora ascrivibile al genere dell’avventuroso, sia stato uno dei sempiterni cavalli di battaglia di Steven Spielberg, è cosa nota. E.T era un film sul fiabesco, sull’incontro-scontro fra creature-culture che portava a un finale da occhio lucido. Jurassic Park, a suo modo, era un film sul fiabesco per quella sua volontà carrolliana (Alice nel Paese delle Meraviglie) e baumiana (Il meraviglioso mago di Oz) di portarci in un mondo altro. I dinosauri in provetta, il cappellaio matto, il grande gigante gentile: sono tutti figli del fiabesco. Siamo, tutti noi, figli del fiabesco.

La trama de Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

La trama de Il GGG – Il Grande Gigante Gentile la conosciamo tutti, ma forse non guasta tornarci un po’ sopra in occasione di questo ritorno su schermo del film di Spielberg, presentato in fuori concorso a Cannes nel 2016 e non esattamente accolto nel migliore dei modi all’uscita nelle sale statunitensi. Fra l’altro, il primo film di Spielberg prodotto e distribuito dalla Disney, caratterizzato da tecnica mista che mescola live-action per i personaggi umani e animazione per la terra dei giganti.

Come ben sappiamo infatti, la storia di Sofia (qui interpretata da Ruby Barnhill) la porterà direttamente nella magica terra del GGG. Lei è una giovane orfana, dieci anni appena, che una notte affacciandosi alla finestra scorge una gigantesca figura aggirarsi furtivamente, nonostante l’enorme stazza, per le strade di Londra. Lui è Mark Rylance – che ritroviamo sempre in Spielberg ne Il ponte delle spie, anche se in questo caso il ruolo era stato pensato per il compianto Robin Williams – nei panni del GGG, un gigante buono che come Morfeo distribuisce sogni e bei pensieri nella notte dei bambini.

Certo, questo GGG non sembra tanto buono, quando usa la sua manona per attraversare la finestra di Sofia, accortosi che lei si era accorta di lui. Strapparla dal suo letto e poi portarla in una corsa a perdifiato verso la Terra dei Giganti. Ma a conoscere le identità (e i nomi) dei suoi beneamati concittadini, ricorderemo ben presto perché lui è il migliore di loro: l’Inghiotticicciaviva, il Ciuccia-Budella, lo Strizza-Teste, il Trita-Bimbo, il Vomitoso, il Crocchia-Ossa, lo Spella-Fanciulle, il San Guinario e lo Scotta-Dito. Tutti nomi che fanno venire la pelle d’oca e poi se la cuociono, l’oca, con tutte le penne e gli ossicini. Giochi di parole, parole di ricette, ricette culinarie, da leccarsi i baffi.

Il fanciullesco adulto in Dahl e Spielberg

Il tema dell’amicizia in Il GGG – Il Grande Gigante Gentile

Il resto della storia la conosciamo. Senza troppi spoiler – per quei pochi che non dovessero conoscerne l’esito – ma ovviamente Sofia e il GGG faranno squadra per fermare definitivamente le retate degli altri giganti, affamati di carne umana e carne bambina. La parte che coinvolge la Regina d’Inghilterra, con Sofia traslata a corte dalla manona del GGG, è un pezzo indimenticabile della letteratura per ragazzi. Ma è solo, davvero, per ragazzi? Forse è volergli fare un complimento troppo grande, ma quando ci vengono descritte quelle immense sale di Buckingham Palace, qualcosa ci ricorda alla lontana le pagine di Ho servito il Re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal. Insomma, la storia non è solo per bambini: se poi è Spielberg a trasporla…

Certo, non è uno Spielberg al suo massimo. Non è il fiabesco spielberghiano della Amblin, ma il fiabesco edulcorato della Disney. E certo, nella classifica che abbiamo redatto di tutti i film di Spielberg dal peggiore al migliore, il GGG non poteva ottenere una posizione poi tanto alta. Ma grazie al contributo del regista, questa storia risplende su schermo come difficilmente avrebbe potuto, se trattata da altri. Il cinema di Spielberg è sempre stato – quasi sempre, il quasi è d’obbligo – un cinema del fanciullesco. Ma se la letteratura per ragazzi non è mai solo per ragazzi, anche questo cinema del fiabesco parla a tutti. Parla dell’amore di Spielberg per il concetto di famiglia (anche quando ce ne parla attraverso la sua assenza).

Ma soprattutto, Il GGG – Il Grande Gigante Gentile parla di un desiderio che ha sempre accomunato la ricerca di noi spettatori dal lato dello schermo e quella del regista dal lato della cinepresa: ricordarsi di esser stati (ed potere essere ancora) bambini, per restare grandi.

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