Il Gattopardo: tutto sul capolavoro di Luchino Visconti

Il Gattopardo è uno dei massimi capolavori del cinema italiano e tornerà in televisione in un'edizione restaurata. Ottima occasione per recuperare il capolavoro (di cui noi vi abbiamo fornito tutte le informazioni necessarie).
Il Gattopardo: tutto sul capolavoro di Luchino Visocnti

Secondo chi scrive, il fattore che discrimina tra un film di successo e un film leggendario è la longevità. Quanto un film è ammirato, amato e riproposto anche a lunga distanza dall’uscita, insomma. Sono tante le pellicole di successo, ma pochi (se non pochissimi) quelli che si possono definire leggendari. Ebbene, secondo noi, Il Gattopardo è tra questi.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo è un film che ha fatto la storia della Settima Arte italiana e internazionale (è forse un caso che Martin Scorsese lo metta tra i suoi dieci film preferiti?). Sul film si è parlato e scritto, raccontato e dibattuto (uno degli ultimi testi a riguardo è il libro La bella confusione, di Francesco Piccolo: consigliato), fino a farlo diventare un vero e proprio elemento folkloristico dell’arte italiana, un vanto nazionale con tanto di fazioni politiche che se lo sono conteso.

Questa sera, martedì 15 agosto 2023, l’opera di Luchino Visconti verrà riproposta in prima serata (ore 21:25) su Rai Uno, in edizione restaurata. Un’ottima occasione, per cimentarsi nella visione di uno dei capisaldi del cinema del nostro paese. Ma, intanto, di seguito potete trovare tutto quello che vi serve sapere sulla monumentale pellicola del 1963 (sessant’anni portati benissimo).

Il Gattopardo: la trama in breve

Una scena del film
Una scena del film.

Guerra di liberazione, pieno Risorgimento, Sicilia. Nel mondo della nobiltà isolana, radicata a tradizioni centenarie e ad un modo di vivere ben preciso, la famiglia Corbera si trova travolta dalle novità della situazione. Risucchiata dalla borghesia in ascesa e indebolita dalla decadenza della nobiltà siciliana, la famiglia e, in particolare, il suo capostipite Don Fabrizio, sono così costretti a venire a patti con la nuova dimensione della loro terra e dell’Italia tutta.

A questo si accompagnano le vicende familiari del protagonista. Il nipote amato, Tancredi, che inizialmente si era mostrato allineato alla visione dello zio, si invaghisce della bellezza (e del denaro) della borghese Angelica, rifiutando un matrimonio più “alto”. Don Fabrizio mantiene tuttavia la sua coerenza fino alla fine (rifiutando in modo netto la proposta di diventare senatore del Regno d’Italia), coincidente con un sontuoso ballo, simbolo del passaggio di consegne dal passato al futuro. Da Don Fabrizio a Tancredi (e Angelica). Dalla vecchia nobiltà “di sangue” alla nuova borghesia.

Il (super) cast del film

Alain Delon e Burt Lancaster ne Il Gattopardo
Alain Delon e Burt Lancaster ne Il Gattopardo.

Il Gattopardo è stato uno sforzo produttivo sovrumano per i tempi, un vero e proprio capolavoro (il film vinse la Palma d’Oro a Cannes nel 1963) di regia, costumi, scenografie, fotografia, musiche e, soprattutto, recitazione. La trasposizione del romanzo di Tomasi non sarebbe stata infatti certamente la stessa senza le prove magistrali dei suoi attori protagonisti, tutti in grandissima forma, tutti poi rimasti legatissimi alle parti interpretate in questo film e, soprattutto, tutti calati alla perfezioni nei ruoli ritagliati per loro da Visconti.

Da Burt Lancaster (quasi imposto al regista e qui in una delle sue prove migliori), ad Alain Delon, da una perfetta Claudia Cardinale ad un giovanissimo Mario Girotti (aka, Terrence Hill). Senza dimenticare poi i “comprimari”: dal volto del western Romolo Valli a Paolo Stroppa, passando per Lucilla Morlacchi, Giuliano Gemma e Ida Galli. Un pantheon che oggi si possono permettere solo ad Hollywood, ma che nei primi anni Sessanta era fatto abituale anche per le nostre produzioni.

Il Gattopardo: in quale periodo storico è ambientato?

La celebre scena del ballo
La celebre scena del ballo.

Il romanzo di Tomasi di Lampedusa racconta fatti ispirati a vicende occorse alla sua famiglia durante la conquista della Sicilia da parte dei Garibaldini. E il film (per volontà ligia e inamovibile di Visconti), grazie alle scenografie di Mario Garbuglia, ai costumi di Piero Tosi (candidati all’Oscar nel 1964, battuti da quelli di 8 1/2 di Federico Fellini), alla fotografia di Giuseppe Rotunno e alle musiche di Nino Rota, riesce a restituire le atmosfere e gli ambienti di quel periodo, cruciale per la storia del nostro Paese.

L’opera mette infatti in scena uno degli stravolgimenti sociali più importanti della storia italiana. La borghesia sempre più potente, coinvolta e protagonista nella Liberazione si apprestava a sostituire la nobiltà storica, quella rappresentata da Don Fabrizio e dallo stesso scrittore (ma anche dal regista stesso, discendente da una famiglia nobile milanese) per intenderci. Un cambiamento radicale, dopo centinaia di anni di tradizioni accumulate e radicate, che segnò la famiglia dello stesso scrittore (legato per tutta la vita al suo titolo nobiliare) e il destino della stessa Italia.

Un’opera monumentale con un significato discusso

Una scena de Il Gattopardo con Claudia Cardinale e Alain Delon
Una scena de Il Gattopardo con Claudia Cardinale e Alain Delon.

Poche opere hanno polarizzato e creato dibattito come Il Gattopardo (qui la recensione dell’opera). Sia all’uscita del libro, che all’uscita del film, varie fazioni politiche italiane cercarono di accaparrarsi la paternità ideologica di quanto scritto da Tomasi. Prima rinnegati, poi rivalutati dal partito comunista; apprezzati fin da subito dalla fascia più conservatrice del popolo italiano, il libro e il film sono stati quanto mai al centro del dibattito culturale italiano a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta.

Tuttavia, non siamo certi che l’intenzione di Tomasi fosse quella di creare un tale dibattito, né quello di associarsi ad una qualche fazione politica (lo scrittore morì prima della pubblicazione del libro, pertanto non potremo mai saperlo con certezza). La frase “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” è emblematica e sembra rispecchiare una visione conservatrice della storia.

Nonostante questo, con Il Gattopardo l’impressione è che il romanzo e anche il film (Visconti era legatissimo alla sinistra italiana, pertanto è difficile che volesse realizzare un film “conservatore”) abbiano più che altro lo scopo di raccontare una drammatica vicenda storica. E, soprattutto, di sottolineare e mettere in mostra un popolo, quello siciliano, spesso scosso da drammi e rivoltamenti, ma mai domo. Senza tuttavia nascondere le sue pecche e i suoi vizi (“In Sicilia non importa far bene o male: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è quello di “fare””).

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