Il curioso caso di Benjamin Button, sindrome e storia vera dell’uomo che ringiovaniva

Quando guardiamo Il curioso caso di Benjamin Button, il corpo di Brad Pitt e l’incredibile storia che racconta, non capiamo se siamo davanti ad un film di fantascienza. La storia, ereditata da Fitzgerald, è curiosa e lo dice già il titolo. È ancora più curioso capire quanto margine abbia di essere vera: noi ve lo spieghiamo qui!
Brad Pitt in una scena del film Il curioso caso di Benjamin Butto

Questa sera, 18 dicembre 2023, va in onda su Iris (canale 22), una storia che ha dell’incredibile e che ha stupito milioni di spettatori. Si tratta de Il curioso caso di Benjamin Button, vincitore di 3 premi Oscar su 13 nomination. Diretto da David Fincher, il film è del 2008 ed è tratto da una novella di Francis Scott Fitzgerald. Brad Pitt e Cate Blanchett interpretano una storia che ancora oggi lascia a bocca aperta: quello che è ancora più incredibile è che non è totalmente inventata. Ecco cosa c’è di vero!

Benjamin Button nasce nel 1918 da Thomas e Caroline Button. È l’ultimo giorno della Prima guerra mondiale, e la donna muore partorendo un novantenne. Il padre lo abbandona in una casa di riposo e Benjamin trascorre i suoi primi anni di vita in sedia a rotelle, in un corpo anziano, senza sapere di essere un bambino. Il dato più incredibile è che, al passare dal tempo, l’aspetto di Benjamin ringiovanisce e i suoi impedimenti fisici diminuiscono.

Ciò che esiste davvero è la Sindrome di Hutchinson-Gilford (anche detta progeria). È una malattia genetica estremamente rara che aggredisce il malato con l’invecchiamento non delle capacità intellettive ma del corpo. L’intelligenza del malato segue il corso crescente dell’evoluzione, mentre il corpo vive uno sviluppo decrescente. Infatti, alla nascita, è già sintomatico di tutti i disturbi e le caratteristiche della vecchiaia.

La storia de Il curioso caso di Benjamin Button, tanto nel film che nel racconto, è allora un’insieme di storie vere. Racconta l’esistenza ed il dramma dei malati di progeria. I principali sintomi visibili nell’aspetto esteriore del corpo umano, riflessi nel personaggio di Brad Pitt, sono calvizie, rugosità ed invecchiamento della pelle, nanismo.

Nel cinema anche Francis Ford Coppola si è cimentato con la genetica e l’invecchiamento accelerato. Il film si chiama Jack, è del 1996. Robin Williams (su cui potremmo vedere un documentario) interpreta un bambino affetto da una disfunzione genetica che lo fa invecchiare quattro volte più del normale. All’età di 10 anni vive in un corpo di 40 anni, mantenendo il cervello – e quindi i modi ed il pensiero – da bambino.

Tornando a Il curioso caso di Benjamin Button, a proposito di storie vere, si può dire dell’altro. Nella casa di riposo, infatti, Benjamin incontra un pigmeo di nome Oti. Si tratta di un “uomo-scimmia” che è vissuto per anni da fenomeno da baraccone in un circo. Anche qui il cinema si è pronunciato parecchie volte (si pensi a The greatest showman), ma in questo caso la vicenda pare riflettere puntualmente quella di un uomo specifico, realmente esistito.

L’uomo in questione si chiamava Ota Benga e nel 1904 fu catturato dal Congo per far divertire i cittadini americani. Venne rinchiuso in uno zoo nella gabbia delle scimmie e i visitatori andavano a guardarlo divertiti per il suo aspetto singolare. Visse due anni rinchiuso, finchè i proprietari del circo non lo abbandonarono in un orfanotrofio.

Anche questa storia al cinema è apparsa più volte: Ota Benga è protagonista di The Fall, il film del 2006 di Tarsem Singh (che ha forzato il confine fra la vita e la morte con Ryan Reynolds e Ben Kingsley, in un film da risonanze buttoniane).

Il curioso caso di Benjamin Button vi aspetta stasera in tv, e insieme ad esso anche tutti coloro che sentono quella storia sulla propria pelle e il pigmeo prelevato dal Congo all’inizio del Novecento.

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