Il cacciatore: spiegazione e significato del film con Robert DeNiro

In onda questa sera in TV, Il Cacciatore è uno dei più importanti film che trattano la guerra del Vietnam, rappresentando non solo il conflitto ma quelle che sono le estreme conseguenze. Ecco quindi di cosa parla ed il significato ultimo del film, partendo dal suo titolo e dalla filosofia del “colpo solo”.
Robert De Niro in una scena del film Il cacciatore

Che sia una nuova distribuzione in sala o una messa in onda televisiva, Il Cacciatore di Michael Cimino è uno di quei film che non andrebbero mai persi. Uscito nel 1978, il film si inserisce in quel filone che affronta e sviscera le macerie della guerra del Vietnam, mostrando il prima e il dopo, rappresentando la realtà di chi quel conflitto purtroppo lo ha vissuto. In originale il titolo è The Deer Hunter ed è da questo elemento che è possibile spiegare il significato alla base del film.

Di cosa parla Il cacciatore

Ci troviamo a Clairton in Pennsylvania. Protagonista è un gruppo di sei inseparabili amici, composto da Mike, Nick, Steven, Stanley, John e Peter, appartenenti alla comunità russo-americana e dediti ad una vita spensierata divisa tra il lavoro come operai in un’acciaieria locale e la caccia al cervo. Ad irrompere nelle loro vite e interrompere ogni sogno o progetto è l’incombere della guerra. Mike, Nick e Steven sono infatti chiamati al fronte ma una volta partiti per il Vietnam e vissute le atrocità del conflitto non torneranno mai come prima.

Il significato de Il cacciatore

Cimino non ha bisogno di soffermarsi sulle cruente e dolorose immagini della guerra, la parentesi vietnamita, nella tripartizione del film, è contenuta nella parte più ridotta e concentrata. Basta mostrare il culmine della follia come manifesto dell’involuzione umana, in quella che è la famosa sequenza della roulette russa. Una pistola, un solo colpo, e la propria vita appesa alla sorte, con la flebile speranza di essere graziati ma la certezza di vedere i propri compagni morire. In questo atto animalesco è racchiusa la trasformazione dell’individuo, accomunato al cervo del titolo.

Michael “Mike” Vronsky infatti ha una sua regola ferma, un codice d’onore durante le battute di caccia con il suo gruppo di amici, quella di sfidare la preda con una singolo proiettile. La filosofia del “colpo solo” consta nel lasciare una possibilità all’animale indifeso, proprio come a situazioni ribaltate avviene in Vietnam, quando il cacciatore è identificato nei Viet Cong mentre il cervo indifeso è lui. Il “gioco” della roulette russa è non solo l’apice dopo anni di guerra ma rappresentazione del significato stesso. Gli uomini giocano con la vita, trattando il prossimo alla stregua di bestie, perdendo tutto ciò che di umano esiste.

Le conseguenze di questa bestialità sono mostrate nel rientro in patria quando ormai la vita è stata segnata da quanto sperimentato sul campo di battaglia, qualcosa di inspiegabile che crea un distacco dal mondo. In questo il personaggio interpretato da Robert De Niro, in uno dei ruoli migliori del cattivo più bravo di Hollywood, esprime al meglio come ci sia un prima e un dopo, proprio come lo stesso De Niro racconta attraverso l’alienazione di Travis Bickle in Taxi Driver.

Per questa ragione definire  Il Cacciatore un comune film sulla guerra del Vietnam è più che riduttivo, non solo per i molti riconoscimenti ottenuti, ma perché nel suo mostrare e non ha immortalato appieno la condizione di un paese e di una popolazione. Se quindi non avete mai visto o volete rivedere il film questa sera 31 maggio a partire dalle 21.10 su Iris è la vostra occasione, dopodiché non perdete anche la nostra recensione!

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