I Sette Samurai, 70 anni dopo, influenza ancora la Settima Arte

In occasione del settantesimo anniversario dalla sua uscita, ricordiamo n capolavoro senza tempo come I Sette Samurai, film epico diretto da Akira Kurosawa. Un'epica storia di coraggio e sacrificio ambientata nell'antico Giappone feudale, che continua a affascinare e ispirare un intera industria cinematografica ancora oggi.
Foto del film I Sette Samurai di Akira Kurosawa

A settant’anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo, I Sette Samurai di Akira Kurosawa rimane un pilastro immutabile nel cinema mondiale. 

Quest’opera epica, che narra la vicenda di valorosi samurai che salvaguardano un villaggio dai predoni nel XVI secolo, ha ridefinito il linguaggio cinematografico. Il produttore Sojiro Motoki, immerso nello studio della storia dei samurai negli anni ’50, trovò l’ispirazione per questo film leggendario nei racconti dei ronin, i guerrieri senza padrone che difendevano i villaggi. Kurosawa, insieme ai suoi collaboratori Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni, trasformò questa ispirazione in un mito epico:  la lotta di mercenari stoici e altruisti in difesa degli indifesi.

Dai western di Sergio Leone fino a Star Wars, l’influenza di questo film è stata profonda e duratura. La versione originale de I Sette Samurai durava ben 3 ore e 27 minuti, un’opera monumentale che rifletteva la complessità della storia e la profondità dei personaggi. Tuttavia, la Toho Company, per la distribuzione in Occidente, impose a Kurosawa di ridurre drasticamente la durata del film. Questa decisione, presa senza il consenso del regista, fu un vero e proprio sacrificio artistico. Kurosawa fu costretto a tagliare scene intere, subplot e momenti di sviluppo dei personaggi, snaturando in parte la sua opera.

Qualche mese dopo la presentazione al Festival di Venezia, dove il film vinse il Leone d’argento, Kurosawa commentò con sarcasmo: “A Venezia, invece de I sette samurai, hanno visto I tre samurai e mezzo“.

La trama di I Sette Samurai

Nel cuore del Giappone del tardo XVI secolo, tra il 1587 e il 1588, un villaggio vive nel terrore costante delle incursioni di bande di predoni affamati. La disperazione spinge i contadini a cercare una difesa disperata: assoldare dei samurai senza padrone, i Rōnin. Rikichi, un contadino coraggioso, e Yohei, lo zimbello del villaggio, vengono incaricati di trovare e reclutare i samurai. La loro ricerca si rivela ardua: nessun guerriero è disposto ad aiutare dei semplici contadini incapaci di offrire gloria o denaro come ricompensa.

Il gruppo assiste all’ultima impresa di Kambei Shimada, un ronin esperto e astuto. La sua abilità e la sua compassione per la disperazione dei contadini lo convincono ad accettare l’incarico. Tuttavia, Kambei capisce che per difendere il villaggio è necessario un numero maggiore di guerrieri: ne servono altri sei. In breve viene radunata la squadra. Anche Kikuchiyo, un uomo rozzo che finge di essere un potente guerriero, tenta di unirsi al gruppo. Smascherato e deriso, Kikuchiyo decide comunque di seguire i samurai, spinto da un misto di invidia e desiderio di riscatto. Interpretato da Toshiro Mifune, trovate un elenco dei film più importanti dell’attore.

Mentre la raccolta dell’orzo volge al termine, i sette samurai si preparano allo scontro imminente. Kambei addestra i contadini per renderli partecipi alla difesa del villaggio. Nasce un legame di rispetto e fiducia tra i guerrieri e la gente umile, inizialmente diffidente. Kikuchiyo, inizialmente scontroso, conquista in breve la simpatia dei contadini. La battaglia sarà dura e sanguinosa, ma il villaggio è pronto a difendere la propria terra e la propria vita. I contadini, addestrati dai samurai, saranno parte attiva nella difesa, fianco a fianco con i loro eroi.

I Sette Samurai: un’opera ambiziosa e travagliata

Una scena del film I Sette Samurai

Akira Kurosawa, ispirato dai grandi maestri americani come Howard Hawks e John Ford, desiderava creare un dramma epico che si connettesse al genere dei Jidai-geki pur mantenendo una propria identità. La realizzazione de I Sette Samurai si rivelò però un’impresa ardua, segnata da ostacoli e difficoltà. Le riprese del film si svolsero in pieno inverno, tra fango e pioggia, costringendo il cast e le comparse a condizioni fisiche estreme. Il budget iniziale quadruplicò, mettendo a dura prova il rapporto tra Kurosawa e la Toho, la casa di produzione. 

Anche la genesi dello script richiese un processo lungo e complesso. Kurosawa, insieme a Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni, cambiò più volte direzione e idea, arrivando a ben 207 minuti di film. La Toho decise di tagliare un’ora per il mercato internazionale, in particolare quello americano, scelta che non impedì al film di floppare negli Stati Uniti. Nonostante le difficoltà, I Sette Samurai ricevette il premio al Festival di Venezia la critica lo accolse come un capolavoro rivoluzionario. 

Un ritratto del Giappone post-seconda guerra mondiale

L'incredibile scena finale del film I Sette Samurai

I Sette Samurai non è solo un grande dramma epico. Dietro le spettacolari battaglie e le figure leggendarie dei samurai, si cela un’analisi profonda dell’identità del Giappone e del suo retaggio culturale e sociale, segnato dalle cicatrici della Seconda Guerra Mondiale. La morte non è solo sacrificio, ma riflesso del dovere e dei ruoli sociali. I samurai, pur decimati dalla battaglia, accettano il loro destino con stoicismo, consapevoli del loro ruolo nella società feudale. I contadini, pur salvati dai samurai, li temono come potenziale minaccia all’ordine costituito.

L’amore contrapposto al dovere: un dilemma tra due generi. La storia del samurai innamoratosi della ragazza del villaggio rappresenta un conflitto tra l’individualismo occidentale e il collettivismo tipico della società giapponese. Il pubblico del 1954 avrebbe probabilmente negato la possibilità di un lieto fine, in linea con la visione tradizionale. Kurosawa, invece, trascorse la sua vita a combattere contro questa idea, sostenendo l’importanza dell’individuo all’interno della società.

Un film che riflette le ferite di un paese. I Sette Samurai non è solo un’opera di intrattenimento, ma un ritratto del Giappone post-bellico, dilaniato dalla sconfitta e dall’occupazione americana. Kurosawa mette a nudo le contraddizioni e le incertezze di una nazione in cerca di una nuova identità, utilizzando i samurai come metafora di un passato glorioso ormai compromesso.

I Sette Samurai: non solo un racconto di gesta eroiche

Takashi Shimura è il samurai Kambei in I Sette Samurai

Dietro la spettacolare messa in scena di Akira Kurosawa si cela un’analisi profonda dell’identità giapponese, divisa tra il glorioso passato feudale e le sfide di un mondo in trasformazione. La genesi della squadra di samurai rappresenta una svolta nella storia del cinema: Kurosawa dona a ciascun guerriero caratteristiche, abilità e personalità uniche. L’eroismo non è più un’azione individuale, ma si fonde in una dimensione corale, dove samurai e contadini combattono e muoiono fianco a fianco.

Kurosawa non nasconde le profonde differenze tra i due mondi. La spada del samurai, pur potente, non può competere con la forza silenziosa del lavoro quotidiano dei contadini, che forgia e plasma la nazione non meno del bushido e della katana. Kurosawa racconta con un velo di malinconia la fine di un’epoca, simbolicamente rappresentata dall’arrivo delle armi da fuoco che sovvertono le regole basate sull’abilità e l’addestramento. Kikuchiyo, interpretato da Toshiro Mifune, rappresenta il trait d’union tra questi due mondi: un guerriero errante consapevole che il loro sacrificio verrà ricordato come “La vittoria dei contadini, non dei samurai”. 

Innovazioni registiche al servizio della narrazione

Foto storica dal set di I Sette Samurai

In I Sette Samurai, Kurosawa non si limita a narrare una storia epica di coraggio e sacrificio, ma utilizza il film come tela su cui sperimentare e perfezionare innovative tecniche cinematografiche, molte delle quali all’avanguardia per l’epoca. Abbandonando le riprese fisse tradizionali, Kurosawa impiega i teleobiettivi per catturare i primi piani dettagliati dei personaggi, creando un senso di intimità e coinvolgimento senza precedenti con lo spettatore. 

Ciò permise anche di cogliere le sfumature emotive e le espressioni dei protagonisti, arricchendo la narrazione e intensificando l’impatto del film. Kurosawa rompe anche con la tradizione di riprese statiche da un unico punto di vista. Il regista utilizza invece molteplici angolazioni per catturare la scena da diverse prospettive. Questo approccio dinamico rende il ritmo più coinvolgente. In particolare nei momenti più intensi.

L’utilizzo innovativo di queste tecniche cinematografiche non solo rende I Sette Samurai un’opera visivamente accattivante, ma contribuisce anche ad elevare il genere del Jidai-geki a nuovi livelli di raffinatezza narrativa e coinvolgimento emotivo. Trovate qui un nostro articolo dedicato interamente al maestro Akira Kurosawa.

Un film moderno, anche nei temi

L'attrice Keiko Tsushima in I Sette Samurai

In contrasto con le convenzioni dell’epoca, che relegavano le donne a ruoli passivi e marginali, Kurosawa le rende protagoniste attive della resistenza contro i banditi. Le donne del villaggio non sono solo damigelle in pericolo da salvare, ma combattono al fianco dei samurai, prendendo decisioni cruciali e dimostrando coraggio e abilità. L’apparente cinismo spesso associato al film viene mitigato dalla valorizzazione della figura femminile e dall’esaltazione dell’altruismo come motore dell’azione eroica. Le donne, pur consapevoli dei sacrifici richiesti, scelgono di agire per il bene comune, dimostrando una forza interiore e una determinazione che sfidano le aspettative sociali.

L’opera celebra anche l’abnegazione come valore fondamentale. La frase del samurai Kambei, “Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a se stesso si distrugge“, sottolinea l’importanza della collaborazione e del sacrificio per il bene comune. Le donne ne incarnano perfettamente questo principio, mettendo a rischio la propria sicurezza e il proprio benessere per proteggere il villaggio.

I Sette Samurai rappresenta un’opera complessa e ricca di sfumature che offre una riflessione profonda sulla natura umana, sulla società e sul valore della collaborazione. Il film, a settant’anni dalla sua uscita, continua ad essere fonte di ispirazione e ci invita a riscoprire quei valori di un’epoca passata, ma ancora estremamente attuali.

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