I mille volti di Amanda Seyfried: la sua versatilità in 10 film

Perfetta in più contesti, dal cinema alla tv, dalla moda all'attivismo, Amanda Seyfried è sempre in grado di trovare il suo posto. Nel corso della sua carriera, iniziata sul piccolo schermo, ha interpretato diversi tipi di donne, senza mai essere sovrastata dai nomi importanti dei colleghi in scena e spaziando agilmente da un genere all'altro.
Amanda Seyfried in una scena della serie Twin Peaks

Nel mondo del cinema tra le caratteristiche che rendono un attore più “utile” di altri c’è sicuramente la versatilità, quella famosa capacità di adattarsi. Quella che in altrettanti ambienti lavorativi viene ricercata e richiesta, ma che nel mondo attoriale è ancora più specifica: passa attraverso la capacità di destreggiarsi tra un genere e l’altro, ma anche e soprattutto attraverso la comunicazione fisica. Un’espressione, un gesto, un particolare modo di gridare, parlare, inclinare la voce, guardare, toccare e muoversi nello spazio. In occasione del compleanno di Amanda Seyfried, abbiamo ripensato ai suoi ruoli migliori e ci siamo accorti che la capacità di trasformarsi è veramente ciò che contraddistingue la sua minuta stazza in un mondo di grandi e grossi attori.

Passando dalla commedia al dramma, per poi spostarsi alle narrazioni più lugubri ed oscure del genere horror e thriller, l’attrice di Hollywood apprezzatissima e nota anche al pubblico oltreoceano è sempre riuscita a portarsi a casa critiche positive sia per ruoli cinematografici che televisivi. Ogni volta vestendo con eccellente bravura i panni di una donna completamente diversa dalla precedente.

Jennifer’s body – La dweeby furiosa

Megan Fox e Amanda Seyfried in una scena del film Jennifer's body

Nel 2009 Megan Fox fasciata in una minuscola magliettina bianca con l’accendino in mano e la lingua di fuori entra per sempre nell’immaginario collettivo con Jennifer’s Body. In questo film slasher/commedia horror femminista le donne sono due: Jennifer, la cheerleader trasformata in un demone mangia-uomini e Needy Lesnicki impacciata, timida, introversa e studiosa.

Contrariamente a quanto si possa pensare, la vera portatrice di quella rabbia femminile è proprio la nerd interpretata da Amanda Seyfried: è lei che si vendica per la sua migliore amica e da semplice tapezzeria irrilevante ed emarginata diventa la proiezione esagerata del sentimento di vendetta di molte donne. Qui sta la forza dell’attrice capace di fare un incredibile switch di personalità.

Mean girls – Karen Smith, sensitiva, civettuola svampita

Amanda Seyfried è Karen Smith in una scena del film Mean Girls

Celeberrimo cult dei primi duemila, Mean Girls è stato sicuramente un trampolino di lancio ottimo per la biondissima attrice. Seyfried, come dichiarato dallo stesso regista Mark Waters, era stata provinata per il ruolo dell’antagonista Regina (affidato poi a Rachel McAdams) ma “nonostante sia stata brillante e molto diversa dall’approccio di Rachel, l’ha interpretata in un modo spaventoso, ma molto più etereo e meno intimidatorio“. 

Con quell’aria scanzonata da ragazza frivola, un po’ ottusa ed accomodante l’attrice è riuscita a dare corpo all’archetipo della bella bionda del liceo, deliziosamente sulle nuvole ma comunque capace di farsi piacere da tutti.

In time – La Bonnie per il Clyde del futuro

Amanda Seyfried in una scena del film In Time

Mescolando il mito di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri ed i toni della storia d’amore di Bonnie & Clyde, il neozelandese Andrew Niccol (The Truman Show, Gattaca) mette in piedi una distopica riflessione sulle ossessioni capitalistiche della nostra società, una realtà sempre più controllata dal profitto e dal concetto di eugenetica. Per esplorare attentamente le questioni sociali ed esistenziali si affida ad un duo affiatato come quello di Justin Timberlake e Amanda Seyfried.

Lei rossa donzella in pericolo dallo sguardo tagliente e seducente, riscatta il suo personaggio che prima dipende dal potere maschile e poi trova il suo modo di stare al mondo nella sua identità. Amanda Seyfried riesce ad essere dolce ma anche potente e sicura di se in quell’immagine di donna che utilizza la sua bellezza per un preciso scopo: farsi strada come può in un mondo controllato dal sesso non debole.

Les Misérables – Cosette di Victor Hugo ha la voce di un angelo

Amanda Seyfried è Cosette in una scena del film Les Misérables

Les Miserablés di Tom Hooper (The Danish Girl, Il discorso del re, Cats) è sicuramente uno dei musical pensati per il grande schermo più strutturati e rientra in quella fetta di cinema rappresentativo del DNA riottoso dei francesi. Per rendere ridicola una storia così classica e senza tempo come quella di Victor Hugo basta poco, ma non è questo il caso. L’utilizzo massiccio del grandangolare che distorce i volti e le immagini rende tutto perfettamente drammatico e il cast è verosimilmente sofferente.

Amanda Seyfried nel ruolo di Cosette si fa delicatamente spazio in mezzo a tutta la folla di nomi stellari che recitano nella pellicola musicale. Nonostante lei stessa si sia definita “particolarmente insoddisfatta della sua performance“, il viso di porcellana e gli occhi da cerbiatta offrono al pubblico tante lacrime ma senza cadere mai nella stucchevole esagerazione. Un perfetto angelo virginale soave, raffinato ma potentissimo nei monologhi cantati in primo piano.

Lovelace – L’infelice diva della libertà sessuale

Amanda Seyfried in una scena del film Lovelace

Quello di Linda Lovelace è stato senza dubbio il ruolo più trasformativo per l’attrice. Il suo essere è del tutto scomparso sotto quella parrucca riccia e dietro le lenti scurissime. Il film, che vi consigliamo caldamente di recuperare, è il percorso di Lovelace, all’anagrafe Linda Boreman, dagli inizi come Miss Holy Holy, la signorina inibita della middle class americana, fino al raggiungimento di una fama prepotente grazie alla sua interpretazione in Gola profonda, una delle pellicole porno più famose della storia uscita nel 1972 e creata per rappresentare l’ondata di libertà sessuale di quel periodo.

Ma non c’è niente di felice nella storia e Amanda Seyfried anche stavolta è perfetta. Ha reso giustizia ad una vicenda di violenza domestica a cui moltissima gente non ha mai creduto. Nonostante non sia naturale essere maltrattati, l’aspetto estenuante di questo tipo di dolore è leggibilissimo nelle movenze fisiche e negli sguardi della sua interprete. È convincente e lo status di vittima della star dell’hard è chiarito con limpidezza.

Padri e figlie – La figlia “mucciniana” ed il peso dell’amore genitoriale

Amanda Seyfried in una scena del film Padri e figlie

Sappiamo molto bene che a Gabriele Muccino il drama piace sfruttarlo tutto insieme ed i suoi personaggi non sono mai tormentati dalla vita in un solo modo, ma si ritrovano a dover affrontare mille, molteplici, faticosi casini di ogni genere. La Katie di Amanda Seyfried in Padri e figlie, arranca portando con sé prima il peso della perdita della madre a causa di un incidente automobilistico e poi la lontananza forzata dal padre Jake, un romanziere da premio Pulitzer, colpito improvvisamente da un disturbo neurologico.

La storia è un continuo alternarsi di ricordi e vissuto presente, di amore senza fine e di sofferenza difficile da smaltire. Il ruolo sembra cucito su misura sull’attrice americana che riesce a farsi simbolo di cosa significa affrontare in età adulta la pesante eredità affettiva lasciatale dal genitore. Come si può amare così forte e allo stesso tempo volersi distaccare dal ricordo di qualcuno che ci ha cresciuti? La risposta risiede nei grandi e celesti occhi di Seyfried che sa essere drammatica quanto basta e così profonda da inghiottire ogni traccia di dignità dello spettatore che si ritrova a piangere

Twin Peaks – Laura Palmer 2.0

Amanda Seyfried in una scena della serie tv Twin Peaks

Con uno degli incipit televisivi più famosi di sempre (l’inquadratura di Laura Palmer nella plastica) l’8 aprile 1990 David Lynch e Mark Frost danno vita a Twin Peaks, il giallo-poliziesco-investigativo che anche dopo più di 30 anni rimane un capolavoro indiscusso.

25 anni dopo il ritrovamento del corpo di Laura Palmer, il regista dal gusto dissacrante per il paradosso e per il grottesco fa rivivere molti vecchi personaggi e ne introduce di nuovi. Amanda Seyfried veste i panni di un’altra giovane bionda tormentata con un gusto opinabile in fatto di uomini. Il suo nome è Becky Burnett, figlia di Shelly la cameriera del Double R Diner interpretata da Mädchen Amick nella serie originale. La telecamera di Lynch si fissa esattamente sul volto dell’attrice per 50 secondi netti ed interrotti ed il suo personaggio fa capolinea in una scena di totale euforia da droghe.

Becky ha gli occhi selvaggi, l’apparenza angelica e l’illusa innocenza verso il mondo esterno e verso il genere maschile, caratteristiche che insieme alla tossicità della relazione con il personaggio di Steven, avvicinano la sua esistenza a quella condannata di Laura Palmer.

Mank – Marion Davies da (quasi) Oscar

Amanda Seyfried è Marion Davis in una scena del film Mank

La bravura, ormai non troppo nascosta, di Amanda Seyfried ha trovato nel ruolo di Marion Davies un motivo per farsi apprezzare anche dalla giuria più importante del settore: quella dell’Academy. In Mank, la curatisisma ode al passato di David Fincher, plurinominata e premiata agli Oscar 2021, brilla nei panni della sirena del cinema muto negli anni ’20, partita da Brooklyn per ascendere all’Olimpo cinematografico.

Seyfried si rivela in grado di omaggiare tridimensionalmente il talento della storica attrice conosciuta per la sua capacità di alleggerire ogni scena mantenendo comunque una solida profondità d’animo. Per entrare nel ruolo e cogliere il più possibile i manierismi dell’iconica vamp, ha guardato moltissimi dei vecchi film, letto l’autobiografia integrale e ascoltato registrazioni originali.

Grazie alla luce che dall’alto cade perfettamente al centro del ponte del naso di Amanda, David Fincher ne ha risaltato il volto simmetrico e i grandi occhi, e in alcune (non moltissime, ma cruciali) scene l’attrice diventa il centro luminoso dell’universo di Mank.

L’ombra del passato – Julie equilibrista tra la nuova vita e l’idea di morte

Amanda Seyfried i una scena del film L'ombra del passato

L’ombra del passato è uno di quei film difficili da guardare ma che dovrebbe essere guardato. Dietro non c’è nessuna grande produzione o colosso del settore ma solo la modesta regista Amy Koppelman che con la storia di Julie apre con il pubblico una conversazione piena di empatia, ma asciutta e veritiera quanto serve sulla salute mentale.

Non c’è nessuna distanza tra chi guarda e chi interpreta. Amanda Seyfried è una dolcissima ed amorevole madre in bilico tra il dovere genitoriale e l’oscuro pensiero che la vita di sua figlia e del suo compagno Ethan migliorerebbe se lei non fosse lì. Il suicidio e la depressione sono argomenti enormi da affrontare, sia per chi crea la storia sia per chi da corpo e voce ai personaggi.

L’attrice, uscendo dalla consuetudine dei suoi ruoli zuccherosi da commedia romantica, viene lasciata libera di agire. Negli occhi espressivi cogliamo in maniera precisissima il senso di meraviglia di fronte alla nascita che nel giro di neanche un ciak viene schiacciato da quello di confusione e paura, e la scena diventa un posto disordinato e caotico come la mente della protagonista.

L’apparenza delle cose – Una terrificante restauratrice d’arte

Amanda Seyfried in una scena del film L'apparenza delle cose

Il genere thriller domestico e l’horror soprannaturale si uniscono in maniera piuttosto intelligente ed efficace. Un quadro familiare che sembra tranquillo e pacifico ma che nasconde dentro di se enormi tubolenze: dai problemi alimentari della figlia Franny, ai litigi di coppia tra George Claire e Catherine. Lui neo assistente d’arte liberale alla Columbia. Lei restauratrice d’arte disposta a trasferirsi in una nuova città e a cambiare vita per il marito.

L’attrice interpreta un tipo di donna diverso da quello che si vede di solito all’interno degli horror gotici. In mezzo al caos delle lampade tremolanti, ai ronzii elettrici dei fili della luce non ha paura, ma assimila tutto nel silenzio più totale. I grandi occhi spalancati esprimono un inaspettato fascino verso il soprannaturale. Amanda Seyfried si cala nel personaggio senza grande fatica confermandosi camaleontica e funambola di generi. Perde la dolcezza che l’ha contraddistinta nei ruoli precedenti a questo per fare spazio ad urli isterici, sguardi fulminanti, sofferenza interiore, rancore repesso dovuto al sacrificio dei suoi sogni per la carriera di suo marito ed un poco di sana follia necessaria per vivere in una realtà infestata.

Ci sono moltissimi altre interpretazioni di Amanda Seyfried che non abbiamo citato, ma che sicuramente sono entrate nella storia del cinema contemporaneo. Basti pensare alla dolce Sophie di Mamma mia!, alla sensuale escort del film Chloe – Tra seduzione e inganno, alla romantica aspirante giornalista di Letters to Julliet o alla più religiosa delle donne in First Reformed – La creazione a rischio di Paul Schrader. Multiforme e sfaccettata l’attrice minuta, ma con un’espressività emotiva immensa, si muove benissimo in molteplici campi artistici riuscendo veramente a stare bene su tutto.

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