How to Have Sex, recensione: guida galattica per diventare adulti

How to Have Sex è l’esordio alla regia della poco più che trentenne britannica Molly Manning Walker. Al Festival di Cannes del 2023 ha conquistato la giuria del premio Un Certain Regard e a febbraio 2024 è arrivato nelle sale cinematografiche italiane. Ora, con la notevole performance di Mia McKenna-Bruce, arriva su MUBI!
Mia McKenna-Bruce in una scena del film How to Have Sex

How to Have Sex non è soltanto un titolo provocatorio e dal suono quasi provocatorio. È anche l’esordio alla regia di Molly Manning Walker che ha conquistato Cannes nel 2023 vincendo il premio Un Certain Regard. Proprio con l’inizio del festival di Cannes MUBI ha dedicato una rassegna del suo catalogo ai film che hanno fatto la storia della kermesse. Dal 14 maggio How to Have Sex insieme a tanti altri è disponibile nella piattaforma, e noi l’abbiamo recensito per voi.

Non so cosa voglio fare da grande!

La trama di How to Have Sex è densa di incertezza e precarietà, come dev’essere per forza se i protagonisti appartengono alla giovane generazione. In questo caso le protagoniste sono tre amiche – Tara, Em e Skye – che vanno in vacanza a Creta dopo la fine degli esami. A sedici anni le ossessioni sono due: il sesso e il futuro, e il film racconta in modo estremamente mimetico entrambe.

Il controaltare delle tre migliori amiche protagoniste è rappresentato da Badger, Paddy e Paige – i tre ragazzi che hanno il balcone di fronte alla camera delle ragazze. Tara, l’unica ancora vergine delle tre, vivrà alcune esperienze con Paddy e fino al ritorno in aeroporto a Em e Skye sembrerà essere un sogno su cui fantasticare e di cui farsi raccontare ogni dettaglio.

Una barzelletta mentre vomiti in bagno ubriaco

Mia McKenna-Bruce e Shaun Thomas in una scena del film How to Have Sex

How to Have Sex ci riporta – se non siamo più così giovani – alle serate dal sapore di luce al neon, puzza di fumo e sudore e incontri che si fanno nei cessi di qualche discoteca. Se invece abbiamo sedici anni mentre lo guardiamo sembra proprio aver ripreso un frame della nostra vita, e averlo messo sullo schermo.

Il pregio del film forse è proprio questo: non sembra un film. C’è soltanto la vita vera nelle scene di How to Have Sex e la regista, sebbene forse il suo esordio, è stata davvero brava a non far sentire la telecamera – quasi davvero non ci fosse. C’è naturalezza, spontaneità e freschezza giovanile in ogni scena del film, e l’ingenuità adolescente ci fa pensare ad un romanzo di formazione dei primi anni Novanta – in cui si parla di sesso in modo velato, si inizia a esplorare il proprio corpo e quello degli altri, e l’amicizia è l’unico valore in cui credere davvero.

Tara: un anatroccolo che si è perso

Samuel Bottomley e Mia McKenna-Bruce in una scena del film How to Have Sex

I protagonisti di How to Have Sex sono tutti mezzi-uomini o mezze-donne. Ancora incompleti, con qualche pezzo di guscio rimasto attaccato alla pelle, confusi, poco definiti e talvolta spaesati. Più di tutti questa condizione – di anatroccolo ancora non cresciuto del tutto – è espressa dal personaggio di Tara, il più approfondito. In alcune scene sembra l’unica superstite da uno scenario apocalittico, in altre fa pensare a quell’episodio di Bojack Horseman (sempre pronta a dare lezioni di vita) in cui lui finisce sott’acqua fra i pesci ma per respirare ha bisogno di una boccia intorno alla testa che, quindi, gli impedisce di comunicare con chiunque e passa l’intero tempo in completo silenzio. Ecco, Tara è un po’ pesce fuor d’acqua, e forse per questo ci piace più di Em e Skye, o di sicuro le vogliamo più bene.

È assurdo che la sabbia entri dappertutto

Non è assurdo che la sabbia entri dappertutto – chiede una volta Tara a Paddy, che l’ha appena portata in spiaggia, buttata in acqua, e sta sperando di riuscire a fare sesso con lei. Quella sabbia per cui è insofferente è, in realtà, l’espressione delle dinamiche adolescenziali, relazionali, sessuali di cui Tara vorrebbe tanto scrollarsi. Proprio come quando fai una bella doccia per liberarti della sabbia appiccicata addosso, Tara e la sua inassimilabilità alle luci al neon e alla vita delle sue coetanee vorrebbero togliersi di dosso alcune sensazioni. Prima di tutte l’insistenza di Paddy e l’alone di clamore di cui anche le sue amiche circondano l’esperienza sessuale.

Per questo Tara, alla fine del film, fatica a stare nella stessa inquadratura di Em e Skye. È diversa, sono diversi i suoi sogni ed è diverso il modo in cui il mondo la interessa. Loro hanno altre cose in testa e Tara – che ai loro occhi ha avuto la vacanza più entusiasmante, perché è stata completata dal sesso – avrebbe preferito di gran lunga farsi solo un tatuaggio. Mentre dallo sguardo di Em e Skye il sesso è solo divertimento e conquista, nel personaggio di Tara si approfondisce del termine consenso, scelta, e rende How to Have Sex un film giovanile per nulla banale.

How to Have Sex vi aspetta su MUBI insieme a tutte le novità di mese di Maggio, all’insegna del Festival di Cannes. Che vogliate tornare giovani o che volete un aiuto per dare forma e immagini a come vi sentite, sarà il film giusto per voi!

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