House of Guinness: la storia vera che ha ispirato la serie Netflix

House of Guinness è una serie che intreccia finzione e realtà per raccontare l'ascesa e le cadute dei fratelli Guinness, chiamati a gestire il birrificio più celebre d'Irlanda, divenuto nel tempo un vero e proprio impero. Una saga familiare fatta di potere, intrighi e rivalità. Continua a leggere per scoprire i fatti reali a cui si ispira.
Louis Partridge interpreta Edward Guinness in una scena della serie House of Guinness

House of Guinness è la serie Netflix che ha debuttato il 25 settembre 2025, e narra la storia della famiglia che fondò la birra Guinness. Prodotta da Steven Knight (creatore di Peaky Blinders) e diretta da Stephen Frears, la serie si muove tra finzione e realtà, offrendo un’epopea familiare fatta di potere, segreti e rivalità.

Nei suoi otto episodi la narrazione prende spunto da eventi storici reali, ma integra elementi di invenzione e speculazione quando le fonti non sono chiare. Ad esempio, la serie mostra il funerale di Sir Benjamin Lee Guinness come un rito segnato da tensione popolare, con folla in tumulto, proteste e lancio di bottiglie contro lo St James’s Gate come gesto di disapprovazione nei suoi confronti, dovuto al fatto che Guinness era percepito come un traditore dell’Irlanda, perché sostenitore dell’unione fra Irlanda e Inghilterra (unionista). Tuttavia, non vi è alcuna prova storica documentata che tali atti (lancio di bottiglie, sommosse durante il corteo funebre) siano realmente accaduti.

Benjamin Lee Guinness (1798-1868) è stato una figura storica davvero centrale, ricordato come un imprenditore di successo, politico conservatore e filantropo. Inoltre, è stato Sindaco di Dublino e membro del Parlamento, nonché promotore di importanti restauri, come quello della Cattedrale di San Patrizio a Dublino. Mentre è corretto dire che fosse legato all’establishment anglo-irlandese e che la sua posizione politica lo collocasse nell’ambito conservatore, chiamarlo esplicitamente “unionista” non è completamente corretto, in quanto quel termine ha implicazioni precise, non sempre confermate dalle fonti su di lui.

La storia vera dietro House of Guinness

Il fondatore della Guinness fu Arthur Guinness, che nel 1759 prese in affitto per 9.000 anni il sito di St James’s Gate a Dublino, pagando 45 sterline l’anno. Iniziò così la storia della birra più famosa del mondo. Arthur non si rese celebre tanto per la prima birra prodotta, quanto per una sua evoluzione: la Stout Porter, una versione più scura e corposa della tradizionale Porter londinese. Questa birra divenne popolare fra i lavoratori, i facchini, o porters in inglese, che la bevevano durante le pause come bevanda sostanziosa e ristoratrice.

Nel corso del XIX secolo, grazie all’energia del vapore e ai progressi della rivoluzione industriale, la Guinness conobbe una crescita senza precedenti, riuscendo a garantire standard qualitativi sempre più elevati. Dopo Arthur, alla guida dell’azienda arrivò il nipote Benjamin Lee Guinness, che consolidò ulteriormente il prestigio del marchio. Da un lato, mantenne la tradizione di offrire impiego ai cattolici irlandesi; dall’altro, strinse legami con l’establishment inglese, poiché la birra veniva imbottigliata anche in Inghilterra e l’obiettivo era trasformare lo stabilimento in una vera e propria istituzione, capace di unire protestanti e cattolici sotto lo stesso marchio.

Alla morte di Benjamin, la famiglia Guinness era ormai la più influente d’Irlanda, e il suo funerale fu ricordato come uno dei più imponenti del Paese. È proprio da questo momento che prende avvio la serie House of Guinness, prodotta dal creatore della serie che avrà un film conclusivo. Lo show, però, aggiunge una dose significativa di drammaticità, mostrando tumulti popolari al funerale, un evento mai documentato dalle fonti storiche, e suggerendo che Benjamin avesse escluso due dei suoi quattro figli dal testamento, un dettaglio che non trova riscontro nei documenti familiari.

House of Guinness, quindi, prende ispirazione da fatti realmente accaduti, ma li rielabora a proprio vantaggio per raccontare tanto i conflitti interni a una delle famiglie più potenti d’Irlanda quanto il clima politico e sociale dell’epoca. La serie non si preoccupa di seguire con precisione gli eventi storici, preferendo invece piegarli alle esigenze della narrazione. Un esempio evidente è l’introduzione di personaggi mai esistiti, come il rude e scaltro Rafferty, incrollabilmente leale alla famiglia Guinness. La sua presenza funziona come espediente narrativo per rendere più tangibili le tensioni religiose e di classe che circondavano l’attività del birrificio, oltre a illustrare il peso sociale e politico esercitato dalla dinastia Guinness, divenuta una delle più influenti d’Irlanda.

In definitiva, House of Guinness, presente su Netflix insieme ad altri numerosi titoli, è un dramma storico che usa la realtà come trampolino per costruire un racconto di potere, tradimenti e rivalità familiari. Proprio in questo equilibrio tra verità e finzione risiede il suo fascino, perché da un lato permette di riscoprire le radici della famiglia che ha dato vita alla birra più celebre del mondo, dall’altro offre uno sguardo romanzato sull’Irlanda ottocentesca, divisa tra spinte rivoluzionarie e ambizioni industriali. Una serie che invita a riflettere sul prezzo da pagare per diventare leggenda.

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