Furiosa: A Mad Max Saga, la recensione da Cannes 77: “Fury Girl”

Furiosa non è Fury Road e non vuole esserlo. Il nuovo capitolo di Mad Max è un film che investe più nell’intreccio e nel revenge movie. Solidissimo anche senza Max, dimostra che George Miller avrebbe idee per altri 40 anni di saga. Romba: “Ammiratemi!”.
Anya Taylor-Joy in una scena del film Furiosa: A Mad Max Saga

Che giornata, che splendida giornata!“, avrebbe detto Nux in quel di Fury Road, all’assalto di una blindocisterna che avrebbe corso ininterrotta per quasi due ore di film. E tornerebbe a dire in questa mattinata di Festival di Cannes. Perché una volta ancora salutiamo (e ci inchiniamo) alla nostra imperatrice e al prequel, o spin-off, a tutti gli effetti capitolo della saga che ne porta il nome: Furiosa: A Mad Max Saga.

Un film, ve lo diciamo subito, non in grado di eguagliare Fury Road. Ma neanche interessato a farlo. Furiosa è un grande film, diretto da un grande regista che in fatto di tecnica e di idee innovative ad arricchire il suo mondo metallico e assetato, non è invecchiato di un giorno. La sua fantasia è inversamente proporzionale all’aridità del suo mondo. Ma soprattutto, Furiosa è un film più di concetto, di intrecci, di origini e di storie. E di come tutto sarebbe confluito in quella corsa a perdifiato verso il Luogo Verde delle Molte Madri, dove il cuore non si riposa mai. Dove tutto è cominciato, e dove comincia anche Furiosa: A Mad Max Saga.

Dove dobbiamo andare…

Anya Taylor-Joy in una scena del film Furiosa: A Mad Max Saga

Di Fury Road lessi una volta una recensione tanto “pressappochista” quanto geniale, perché dimostrava in una manciata di righe quanto poco ci fosse da dire di “trama” (quantomeno intesa in senso classico): “Un paziente oncologico fugge da un ospedale psichiatrico per riconcorrere per due ore un carro pieno di f*ca, e poi muore“. Ecco, di Furiosa si potrebbe dire molto di più. Ma possa bastarvi questo: una storia delle origini che diventa storia di vendetta, dalle rigogliose terre del Luogo Verde ai (un po’ meno rigogliosi) pinnacoli della Cittadella di Immortan Joe. Ma Immortan non è il primo né l’unico villain di questa storia, non colui che strappa Furiosa, ancora bambina, da sua madre.

Dementus – nome che è tutto un programma e che l’interpretazione a tutti gli effetti comica di Chris Hemsworth rende perfettamente – è a capo di una gang di motociclisti fra le desolate dune della Wasteland postnucleare. Rapita Furiosa, si imbatterà nell’Impero trinariciuto di Immortan Joe. E fra i due scoppierà una guerra lunga anni, fatta di momentanee alleanze, frizioni, tregue e battaglie lunghe, esattamente, una quaresima. Nel mezzo dei due c’è Furiosa, oggetto di contesa e di scambio che medita nel frattempo la sua vendetta contro Dementus, e la sua fuga da Immortan per tornare al Luogo Verde.

…noi che vaghiamo in questa terra devastata…

Dementus (Chris Hemsworth) in una scena del film Furiosa: A Mad Max Saga

Era senz’altro una scommessa lanciare un capitolo, il primo della saga, senza l’eterno protagonista Max Rockatansky, che sia Mel Gibson o l’indimenticabile Tom Hardy a interpretarlo. Ma Furiosa – o meglio, la Furiosa di Anya Taylor-Joy che Furiosa è davvero e anche più della precedente – funziona benissimo anche senza Max. Anche perché in realtà George Miller ha l’intuizione di affiancarle un equivalente, Pretorian Jack (un ottimo Tom Burke), che le farà da mentore, da Maestro Miyagi al volante dell’appena creata BlindoCisterna, il War Rig che tutti conosciamo, anche se un po’ diverso e con nuovi-vecchi sistemi di difesa.

Perché Furiosa: A Mad Max Saga è un film che vive tanto di nostalgia, ma quella giusta, nel mostrare come ogni cosa che vediamo in Fury Road sia nata: il braccio metallico di Furiosa; come questa sia finita dalle grinfie di Immortan a guidare una BlindoCisterna; quando come e perché quella BlindoCisterna sia stata costruita. In qualche modo, i titoli di testa di Furiosa sono pressoché identici a quelli di Fury Road. D’altro canto, i primissimi insediamenti ricordano quasi più quelli de Il guerriero della strada (1981) e Oltre la sfera del tuono (1985). Ma al fianco di questo, il film offre continue invenzioni e culture post-monoteiste, di un paganesimo fatto di motori e livree, nonostante molti dei luoghi e dei protagonisti rimangano invariati.

Vediamo infatti il Luogo Verde, quando verde era ancora. Vediamo finalmente anche le leggendarie Gas Town e Bullet Farm, e sono fighissime come le scene d’azione che le riguardano. Ma vediamo anche i nuovi strumenti di morte della cultura su due ruote di Dementus, che mescolano scene da Battaglia delle Termopili, da Ben-Hur e da Cavallo di Troia. In Furiosa: A Mad Max Saga c’è tutto: un passato che ha l’aspetto di futuro, di nuovo, e che ci dice che George Miller potrebbe continuare questa saga per altri dieci film e non andrebbe mai a corto di idee. E che soprattutto, sa ancora creare immagini, inquadrature e movimenti di macchina degni di un assetato inesausto, da far mangiare sabbia a registi action (e al mondo della regia in generale) quarant’anni più giovani di lui.

…in cerca di una versione migliore di noi stessi?

Tom Burke e Anya Taylor-Joy in una scena del film Furiosa: A Mad Max Saga

Per il resto, come detto, Furiosa: A Mad Max Story è un film meno adrenalinico di Fury Road, ma questo è anche dettato da un genere d’appartenenza e un linguaggio completamente (e consapevolmente) diverso. Il primo era un film d’inseguimento, sempre ammesso che questo genere esista e, se esiste, l’ha inventato comunque George Miller. Questo secondo è a tutti gli effetti un revenge movie.

Funziona, è un film solido e inesorabile come una BlindoCisterna. Alle volte sembra non arrivare mai quella botta di vita che in Fury Road era continuativa, ma forse il paragone con uno dei più grandi capolavori degli ultimi 10 anni sarebbe impietoso per chiunque, forse viene il dubbio che fosse un problema di sonoro non attribuibile al film ma alla singola visione in una sala così grande, e già in un’altra farebbe un effetto completamente diverso.

Quindi un paio di raccomandazioni. Andate a vedere Furiosa: A Mad Max Saga senza aspettarvi Fury Road, perché è e vuole essere un’altra cosa. Andate a vederlo nel miglior sonoro possibile, perché il rombo dei motori rimane il cuore di questa saga. E quando sarete lì, guardatevi intorno. Nel mezzo di questa grande Wasteland che sempre più sta diventando il nostro mondo, è importante riconoscere un volto amico. E sicuramente, in sala con voi, ci troverete anche quello del vostro affezionatissimo, che tornerà a vederlo assieme a voi.

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