Funny Games torna al cinema: strage borghese, spettatori complici

Ritorna al cinema Funny Games del 1997, pellicola diretta dal maestro Michael Haneke. Un horror glaciale che ribalta i canoni del genere per analizzare il tema della violenza e la sua fruizione nella società di oggi. Ecco a voi la recensione di Funny Games!
Arno Frisch e Stefan Clapzynski in una scena del film Funny Games del 1997

Al cinema “giochi divertenti” da non provare a rifare a casa. A distanza di 26 anni dalla sua prima uscita, l’11 dicembre 2023 torna nelle sale italiane Funny Games (1997), pellicola diretta dal regista austriaco Michael Haneke. 

Presentato in concorso alla 50esima edizione del Festival di Cannes e accolto dai presenti con sonori fischi di disappunto, Funny Games è un’opera complessa e controversa da scoprire e riscoprire. Un horror anomalo che ribalta totalmente i canoni del genere. Un film che mette in scena l’ambiguità della normalità, tematica ripresa vagamente dalla poetica di Alfred Hitchcock, di cui abbiamo di recente recensito un grande classico tornato in sala. Una rappresentazione grottesca e glaciale della violenza, ma soprattutto una metafora della sua fruizione nella società contemporanea. Un vero e proprio cult dell’home invasion

La trama di Funny Games

Nella scena d’apertura la cinepresa segue dall’alto un’autovettura con a bordo madre, padre e figlio. La durissima Bonehead dei Naked City si sprigiona nell’aria e titoli di testa rosso sangue scorrono sullo schermo. La tensione è palpabile e lo spettatore annusa il pericolo in agguato: qualcosa di terribile è all’orizzonte. 

Anna (Susanne Lothar), Georg (Urlich Mühe) e il piccolo Schorschi (Stefan Clapczynski) sono diretti alla loro casa al lago per trascorrere le vacanze estive. Ad attenderli ci saranno due ospiti inattesi: Peter (Frank Giering) e Paul (Arno Frisch). Modi gentili e look total white alla Drughi di Arancia Meccanica, i due ragazzi bussano alla porta di casa della famiglia per chiedere delle uova, ma è soltanto una scusa per insinuarsi nell’abitazione e poter dare sfogo alla propria sete di violenza. Che i giochi abbiano inizio! 

La violenza nella sua forma più feroce

Stefan Clapczynski, Ulrich Mühe e Susanne Lothar in una scena del film Funny Games del 1997

Peter e Paul si rivelano torturatori seriali a caccia di prede fresche. Si scagliano contro famigliole borghesi, ma non c’è condanna morale in questa scelta. Uccidono perché adorano uccidere; sono sadici solo per il gusto di esserlo. La loro cattiveria è gratuita, senza causa né scopo. Non vediamo né catarsi né autocompiacimento intellettuale: vediamo soltanto due simboli del Male.

Una discesa negli inferi, un viaggio quasi insostenibile nella violenza allo stato puro. In Funny Games riempie completamente lo schermo: percepiamo la violenza, ascoltiamo la violenza, ma non possiamo vederla perché le scene di tortura non vengono mai mostrate dalla macchina da presa. Ci troviamo davanti ad un horror glaciale e totalmente privo di coinvolgimento emotivo. 

Lo spettatore voyeurista tra vittima e carnefice

Arno Frisch in una scena del film Funny Games del 1997

Paul guarda in macchina e ammicca. Cosa sta guardando? Sta guardando noi. Ha rotto la quarta parete e ci sta invitando a giocare con lui. Al contrario degli altri personaggi, Peter e Paul sanno di essere all’interno di una finzione; se qualcosa dovesse andare storto basta premere il tasto rewind sul telecomando per riavvolgere il nastro. Sono invincibili, non c’è via di fuga per la povera famigliola borghese all’oscuro di tutto. 

E dalla sua comoda poltrona lo spettatore osserva tutta la vicenda, spia i protagonisti e attende il compiersi della tragedia. In Funny Games il pubblico è vittima e carnefice allo stesso tempo: vittima perché costretto ad assistere a torture fisiche e psicologiche; carnefice perché diviene complice dei due assassini. 

L’opera di Haneke è una raffinata rappresentazione metatestuale che analizza e mette a confronto i concetti di violenza, voyeurismo e linguaggi massmediali nella società di oggi. Basta riflettere sulla fruizione dei programmi televisivi e in particolare dei telegiornali, dove notizie di morti, violenze, femminicidi e stupri sono all’ordine del giorno. Lo spettatore ascolta, rimane interdetto per qualche secondo e poi passa avanti, talmente abituato ad assimilare questo tipo di informazioni da restarne quasi indifferente. 

La violenza come pane quotidiano e il pubblico spettatore voyeurista che rimane impassibile e passivo davanti ad essa. In un mondo di puro disordine, Peter e Paul sono soltanto due agenti del caos: lo spettatore è il vero artefice della tragedia.

Il confronto con il Funny Games del 2007

Tim Roth, Devon Gearhart, Naomi Watts, Brady Corbet e Michael Pitt in una scena del film Funny Games del 2007.

Nel 2007 Michael Haneke ha girato anche un omonimo remake americano di Funny Games con protagonisti Tim Roth, Naomi Watts e Michael Pitt. Il Funny Games del 2007 è una vera e propria fotocopia del Funny Games del 1997, un rifacimento shot-for-shot completamente identico all’originale. D’altronde lo stesso Haneke ha dichiarato che l’unico scopo del remake americano fosse quello di arrivare ad un pubblico più vasto, ragion per cui in origine aveva pensato perfino di dirigere direttamente la versione americana. 

Il Funny Games americano è glaciale e violento, ma forse impatta meno di quello austriaco. In particolare, la scelta di usare attori più famosi sicuramente ha reso più difficoltosa l’immedesimazione e meno realistica la finzione agli occhi del pubblico. È poi cambiata anche l’epoca storica: dal 1997 al 2007 ne è passata di acqua sotto i ponti e lo spettatore ha assunto una posizione ancora più morbosa e voyeuristica nei confronti del mezzo televisivo, basti pensare ai reality show. 

Il remake del 2007 è meno scioccante e disturbante, ma pur sempre focalizzato su un comune obiettivo: dare vita e forma ad una delle esperienze più complesse e controverse della storia del cinema. 

E voi lo andrete a vedere Funny Games? Nell’attesa trovate qui il calendario completo di tutte le uscite al cinema a dicembre!

Facebook
Twitter