Perché George Clooney è il “perfetto idiota” dei fratelli Coen

“L’idiota lo faccio solo per i fratelli Coen.”

È chiaro che un’affermazione del genere, uscita dalla bocca di George Clooney, non può che suonare come una profonda nonché viscerale attestazione di stima. Anche perché è più che mai vera: George Clooney, con i fratelli Coen, interpreta l’idiota. Eppure non è stato sempre così. 

“È l’ultimo film nel quale interpreto l’idiota.”

Aveva affermato alla conclusione della celebre Numbskull trilogy (trilogia dell’idiota, per tradurre più “a sentimento” che letteralmente). 

Eppure è tornato sui suoi passi, è tornato a vestire i panni da idiota, per lavorare ad Ave Cesare!, quarta collaborazione con i fratelli del Minnesota.

La domanda a questo punto è: cosa spinge un attore del calibro di George Clooney, perennemente in copertina dei tabloid, impegnato politicamente e socialmente e ormai nella Walk of fame, ad interpretare il ruolo di un totale idiota?

Non c’è una vera risposta, c’è però un sottile filo che lega questa scelta a quella di molti altri attori, usciti dalla loro zona di comfort pur di lavorare con Joel ed Ethan: sono proprio Joel ed Ethan, per quanto tautologico possa sembrare.

Fare l’idiota per i Coen non equivale a fare l’idiota per davvero. Significa entrare nel microcosmo del loro cinema, esercizio virtuosistico, a tratti tendente al manierismo che, fornendo una cornice entro la quale i personaggi hanno libertà di movimento, li lascia liberi di procedere come più gli si confà.

L’idiota per i Coen significa quindi vedere l’impatto che tale personaggio ciò può avere sulla storia. Che tu sia un sedicente dentista nel profondo sud degli Stati Uniti, che sia un aspirante inventore di attrezzi sessuali, un avvocato divorzista capace di cadere vittima di un proprio accordo prematrimoniale o ancora un attore di peplum anni 50 con inconsapevoli fantasie comuniste, il risultato è che ciò finisce per apparire come un esilarante esperimento sociale. 

L’effetto è però davvero quello dell’esperimento sociale, poiché finito l’iniziale divertimento, nasce spontanea l’idea di un raffronto con il mondo reale, che ne esce drammaticamente simile.

George Clooney è un idiota in differenti contesti, ciò fa in modo che gli esiti e gli sviluppi dei propri personaggi diano sempre prodotti diametralmente opposti.

All’esperimento sociale si aggiunge quindi la funzione di indagine umana, ed è forse proprio questo, unito alla vena dissacrante dei registi, ad aver attirato particolarmente l’attore nonché a garantire ai Coen un fascino definibile quasi come coercitivo.

Fratello dove sei?

L’Odissea in tempi moderni, omaggio continuo al cinema, alla musica e alla letteratura, Black Humor nell’epos, seppur contestualizzato all’interno del profondo sud degli Stati Uniti d’America durante la Grande Depressione.

Ulysses McGill è un fuggitivo che millanta la presenza di un tesoro, per convincere Petee Delmar a fuggire con lui.

La sua idiozia però non lo punisce mai completamente e anzi, sul finale la fortuna lo assiste.

Burn After Reading

Spy story delirante ed, al contempo, esilarante. È un film completamente fuori da ogni schema, incentrato sulla totale idiozia del genere umano, del quale George Clooney e il suo amico Brad Pitt ne sono assoluti mattatori.

Tra personaggi uno più disparato dell’altro il denominatore comune risulta è l’ingovernabilità delle vicende, che procedono senza briglie in un continuo susseguirsi di colpi di scena.

Prima ti sposo, poi ti rovino

Frutto di una traduzione alquanto infelice di Intolerable Cruelty, la pellicola è l’esperimento dei Coen che, estremamente poco propensi al ripetersi, si cimentano nella commedia romantica. Lo fanno però a modo loro, portando in scena personaggi assurdi che, in un gioco di costanti incastri finiscono per innamorarsi.

George Clooney è un brillante avvocato divorzista che però, come detto, cade vittima del suo stesso accordo prematrimoniale. La linea che separa l’acume dalla totale idiozia nel film è particolarmente sottile e mostra anche una certa vena dissacrante per un genere nuovo che affrontano a modo loro.

Ave Cesare!

Infine, escluso dalla trilogia ma sostanzialmente parte integrante per spirito e tematiche, c’è Ave Cesare!. Rivisitazione in chiave comica, nonché accuratamente critica, di un cinema, quello degli anni ’50, del quale i Coen si sono nutriti in gioventù e che rimpiangono.

George Clooney qui è lo stereotipo dell’attore celebre e di bella presenza, che però non ha certo una spiccata cultura ed intelligenza.

Conclusione

L’idiota veste spesso i panni del protagonista poiché fa della propria idiozia la variabile impazzita della storia, nonché il cambio di direzione proprio quando la direzione, allo spettatore, sembrava ormai chiara e scontata. Non c’è un messaggio, una morale o un insegnamento. Quello dei Coen è cinema allo stato puro, insieme di addendi la cui somma non è scontata né evidente. Manieristi? Si. Autoreferenziali? Forse. Originali? Sempre ed incredibilmente.

Grazie a Giulia per l’aiuto nella stesura dell’articolo.

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