Elliot Page pentito di aver detto QUELLA battuta omofoba in Juno

In occasione dell’uscita della sua autobiografia, l’attore Elliot Page sta ripensando l’intero corso della sua carriera alla luce del suo percorso di vita. E nel frattempo riaffiora un’intervista in cui si ammette pentito di aver pronunciato una battuta del film Juno che oggi considera omofoba.
Elliot Page e una scena del film Juno

Sono passati 14 anni dall’uscita di Juno, il film del regista Jason Reitman – figlio di Ivan, l’ideatore della saga dei Ghostbusters – che ragionava sulle difficoltà di una gravidanza in giovane età. Ma a distanza di tanti anni, quello rimane uno dei ruoli più iconici nella carriera di Elliot Page. Carriera su cui l’attore sta tornando a ragionare attraverso la lente degli anni e delle battaglie che ha fatto proprie.

Per fortuna, rispetto ad altre esperienze anche non dipese dalla volontà dei registi coinvolti – vedi i problemi che ha avuto sul set di Inception – Juno rimane per lui un’esperienza perlopiù positiva. Lì ha cominciato a scoprire la sua sessualità, come ha spiegato proprio in un passo di Pageboy, l’autobiografia memoir che ha pubblicato di recente.

Sul set di Juno infatti ebbe un’appassionata storia con la collega Olivia Thirlby, ma come in ogni esperienza positiva ci sono dei nei e per Elliot Page questo riguarda una battuta che diceva il suo personaggio e di cui, anni dopo, si pente.

La battuta incriminata di Elliot Page in Juno

La scena riguarda un dialogo fra Juno (Elliot Page) e Mark (Jason Bateman), l’uomo della coppia che intende adottare il bambino una volta partorito. Si sta decidendo il nome del piccolo nascituro e Mark propone “Madison”, un nome che sarebbe piaciuto a sua moglie.

In quel contesto, Juno risponde, pensando a Madison come nome per un bambino: “Madison? Aspetta, aspetta… Non è un po’ gay?“. Già nel 2017, Elliot Page si era detto pentito per aver pronunciato quella battuta, ammettendo durante un’intervista con Bustle: “Non me ne rendevo conto del tutto in quel momento, ma ovviamente ora che sono più grande lo faccio. Molti film che ho amato da bambino sono pieni di omofobia, transfobia e bifobia, e non li giustifico in alcun modo“.

Molte di queste vicende e ripensamenti stanno tornando in Pageboy, mentre Elliot Page è in prima linea per le battaglie inclusive in quel di Hollywood, proponendo dei premi gender-neutral agli Oscar.

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