Eli Roth e il suo amore nudo e crudo per il Torture Porn

Eli Roth, regista di successo nel mondo dell’horror, compie oggi 42 anni. In questa occasione, vogliamo rendere omaggio alla sua passione per il genere horror. Da Cabin Fever a Thanksgiving, passando per Hostel, faremo un breve viaggio all’interno del suo mondo cinematografico. Venite con noi.

Eli Roth, il regista considerato di culto del genere horror, celebra oggi, 18 aprile 2024, il suo 42° compleanno. Con film come Hostel e il recente Thanksgiving, Roth ha sapientemente donato ai fan dell’horror vere e proprie perle cinematografiche. La sua passione per il genere traspare in ogni scena, facendo di lui un punto di riferimento per gli appassionati, che lo vedono come una delle menti più brillanti da seguire attentamente nel panorama dell’horror contemporaneo.

Il fascino dell’horror risiede nella sua capacità di reinventarsi continuamente, esplorando nuovi sottogeneri e periodi storici. Contrariamente a chi ritiene che “se ne hai visto uno, li hai visti tutti”, Eli Roth ha dimostrato che il genere può essere rinnovato, evoluto e utilizzato non solo per riflettere le paure collettive della società, ma anche per mettere in discussione e criticare certi archetipi e cliché che hanno dominato la scena per anni, inviando messaggi incisivi al pubblico.

Dallo Slaher Movie al Torture Porn

Eli Roth in una foto dal backstage del film Hostel

Nella docu-serie History of Horror, Eli Roth ripete le parole: “Si capisce quando fingi, quando tenti di imitare il genere. E si capisce quando ne sei innamorato.” Queste parole non potrebbero essere più veritiere e noi possiamo utilizzarle per rivolgerle direttamente a lui. Infatti, fin dai suoi primi film, emerge chiaramente il suo amore appassionato per il genere horror, comprese tutte le sue sfaccettature. In particolare, il suo interesse per lo Slasher Movie è evidente, e Roth ha contribuito in modo significativo a portare questo genere ad uno stadio successivo, definendo una sorta di evoluzione che ha trovato la sua giusta collocazione nel sottogenere del Torture Porn.

Il torture porn è considerato un sottogenere dello Slasher, e in effetti esplicita ciò per cui lo Slasher è stato spesso criticato, ovvero quello di essere “pornografia violenta“. Mentre nello Slasher le vittime adolescenti vengono uccise a brucia pelo con armi appuntite, considerate falliche, come coltelli o machete, nel torture porn le vittime sono spesso rapite e sottoposte a torture cruente prima di essere uccise. La tortura non viene solo suggerita al pubblico, ma spesso viene mostrata in tutta la sua crudezza. Questo sottogenere ha suscitato molte discussioni e controversie, ma ha anche contribuito a portare l’horror a nuovi livelli di intensità e provocazione.

Il torture porn ha avuto origine negli Stati Uniti nell’era post-11 settembre, precisamente nel 2005, riflettendo la crescente paura nei confronti dell’altro e, soprattutto, la diffidenza verso la malvagità intrinseca nelle persone. A differenza degli slasher, in cui i killer spesso indossano maschere, nei film di questo genere non vi è tale elemento, il che riflette la convinzione che chiunque possa, da un momento all’altro, rivelare la propria vera natura malvagia senza alcun filtro o barriera.

Hostel e Cabin Fever

Cerina Vincent (Marcy), Jordan Ladd (Karen) e Rider Strong (Paul) in una scena del film Cabin Fever

Dopo questa breve ma necessaria spiegazione andiamo a vedere come Eli Roth ha mostrato nei suoi film l’amore per l’horror, tanto da giocare con gli stessi archetipi propri del genere. Iniziamo da Hostel, uscito nel 2005 e suo secondo lungometraggio, che viene spesso citato come il film che ha dato il via al genere torture porn. Sebbene l’anno precedente avesse visto l’uscita di Saw – L’enigmista, che molti considerano appartenente allo stesso genere, Hostel è riconosciuto come il vero pioniere del torture porn. Ciò è dovuto al fatto che Saw si concentra maggiormente sulla meccanica del “dead game” piuttosto che sulla tortura perpetrata direttamente da un essere umano. Hostel ha quindi segnato una svolta nel genere horror, spostando l’attenzione sulla brutalità e la crudeltà delle torture, e ha stabilito nuovi standard per i film che sono seguiti.

Oltre alla critica sociale interna al film, come la disumanizzazione degli esseri umani che, nella ricerca di piaceri estremi, arrivano a pagare per poter torturare altri esseri umani, bisogna porre l’attenzione su come Eli Roth sia abile nel cavalcare il genere di riferimento e nel riformularlo a suo piacimento.
Tuttavia risulta scioccante il parallelismo tra il pagare per torturare e il pagamento per ottenere piaceri sessuali, esplicitato attraverso l’assonanza di diverse inquadrature nel film, sottolineando quel legame stretto tra sesso e morte, proprio del genere di appartenenza.

Gli uomini traditori devono essere puniti

Keanu Reeves (Evan) in una scena del film Knock Knock

È interessante notare come nel film Hostel di Eli Roth, il gruppo di adolescenti protagonisti sia composto esclusivamente da uomini in cerca di divertimento sessuale. Le donne nel film sono presenti, ma non come vittime, bensì come carnefici indiretti. Infatti, sono loro che vendono gli uomini al “museo delle torture”. Questa scelta sembra voler ribaltare il cliché delle donne come vittime nel genere horror. In Hostel, sono gli uomini a subire le torture dopo aver avuto rapporti sessuali. Eli Roth esalta questa punizione nei confronti dell’uomo anche nel suo successivo film, Knock Knock con Keanu Reeves, dove due donne entrano in casa del protagonista e, dopo averlo sedotto e portato a letto, lo puniscono per essere stato un traditore nei confronti di sua moglie e di conseguenza della sua famiglia.

Questi film mettono in discussione gli stereotipi di genere e offrono una prospettiva diversa all’interno del genere horror. Ciò è possibile solo quando il creatore è un vero conoscitore del genere tanto da giocarci e ribaltarlo a suo piacimento. Nel primo lungometraggio del regista, Cabin Fever, ad esempio, un gruppo di adolescenti decide di trascorrere il weekend in uno chalet di montagna. Tuttavia, le cose prendono una svolta inaspettata quando contraggono una malattia che porta alla decomposizione della pelle. Quello che inizia come un classico slasher si trasforma rapidamente in un body horror, rivelando fin da subito l’abilità di Roth nel manipolare il genere horror e i suoi sottogeneri.

Non tutti meritano la salvezza per Eli Roth

Jay Hernandez (Paxton) in una scena del film Hostel

In Cabin Fever, Roth si diverte a giocare con i tropi del genere e a fare omaggi a film precedenti. Sono evidenti, infatti, i riferimenti a La Casa di Sam Raimi, con lo chalet nel bosco e il gruppo che viene infettato, e a Venerdì 13: nonostante la mancanza di un killer tradizionale, i ragazzi vengono comunque perseguitati da abitanti del luogo terrorizzati dal virus. Un altro elemento presente in Cabin Fever, presente nei film di Roth successivi, è la punizione nei confronti dell’uomo traditore. Il protagonista, nel momento in cui tradisce la sua ragazza con un’altra donna, contraendo anche lui il virus e avvicinandosi alla morte, subisce una sorta di giustizia per le sue azioni. Se in Cabin Fever non lascia spazio alla salvezza, in Hostel, Roth permette al protagonista di salvarsi dall’inferno in cui è caduto.

Inizialmente, anche il protagonista di Hostel non avrebbe dovuto salvarsi, almeno non nel senso fisico. Era previsto che uccidesse la figlia del suo aggressore. Tuttavia, Quentin Tarantino, sostenitore e amico di Eli Roth, gli consigliò di cambiare il finale. L’obiettivo era rendere il protagonista un eroe agli occhi dello spettatore e dare così una speranza di redenzione. Questo cambiamento sottolinea che non sempre la malvagità subita deve portare a riversare la malvagità verso chi è innocente.

Protagonisti non molto simpatici

Eli Roth insieme al cast del film Hostel

Una particolarità in questi film di Roth è che i protagonisti possono risultare antipatici allo spettatore, portandolo tal volta a sperare che muoiano. Ma è interessante come nel momento in cui cominciano a soffrire si cominci a sperare invece che si salvino facendo rivivere l’umanità dello spettatore e facendolo in qualche modo sentire sporco per quel desiderio macabro che ha provato pochi secondi prima. Roth, in questo modo, si rivela abile nel riuscire a far emergere il lato oscuro dello spettatore, ma allo stesso tempo fargli rendere conto che molte volte certi pensieri è meglio che rimangano tali per non permettere all’umanità di svanire.

Inoltre, i protagonisti dei suoi primi film, oltre a risultare antipatici, possono essere percepiti come omofobi dato che le loro azioni e i loro commenti riflettono atteggiamenti negativi verso le persone LGBT. Queste rappresentazioni possono essere interpretate come una sorta di critica al contrario, in quanto i commenti omofobi dei personaggi vengono sempre effettuati in contesti in cui non centrano quasi nulla, facendoli apparire fuori luogo così da evidenziare la negatività e l’ignoranza dei personaggi che la manifestano. Tali atteggiamenti si possono rintracciare nei protagonisti di Cabin Fever, di Hostel e anche nelle due psicopatiche di Knock Knock. Questo approccio potrebbe essere interpretato come un modo per Eli Roth di sottolineare l’assurdità e la dannosità dell’omofobia.

Eli Roth e il suo amore per lo Slasher

Eli Roth meriterebbe sicuramente un’analisi più approfondita per il suo eccezionale utilizzo del genere horror, che plasma con maestria per trasmettere la sua passione e coinvolgere lo spettatore in un mondo ricco di riferimenti e significati nascosti. Ogni suo film è un omaggio al sottogenere che lo ha maggiormente influenzato: lo slasher. Nel suo ultimo lavoro, Roth rende tributo ai classici slasher degli anni ’80 come Halloween e Venerdì 13.

Il film di cui parliamo è Thanksgiving (2023), in cui un gruppo di adolescenti cerca di sfuggire a un serial killer determinato a punire coloro che non hanno impedito un massacro durante il Black Friday in un supermercato. Roth impreziosisce il film con la sua firma stilistica: la creatività nelle scene di morte. Nonostante Thanksgiving si presenti come uno slasher in stile anni ’80, la crudezza delle uccisioni richiama il torture porn, genere che Roth ha contribuito a definire e che ama profondamente.

Eli Roth non esita a spaventare il pubblico nei suoi film. Non lo fa utilizzando i classici jump scare, ma attingendo alle regole fondamentali dell’horror. Il suo obiettivo, infatti, è di riflettere la realtà violenta, malata e inquietante che ci circonda. Ci invita a non volgere lo sguardo, ma a confrontarci con le atrocità che l’essere umano può compiere e con la violenza che permea la nostra società. I suoi film ci costringono a guardare in faccia il lato oscuro dell’esistenza, spingendoci a riflettere e a interrogarci sulle profondità più oscure dell’animo umano. Per questo noi fan del genere lo ringraziamo e gli auguriamo buon compleanno.

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