Eileen: la nostra intervista al regista e a Thomasin McKenzie

In occasione dell'uscita al cinema di Eileen, abbiamo avuto l'opportunità di intervistare la scrittrice Ottessa Moshfegh e la giovane star Thomasin McKenzie. Il film è diretto da William Oldroyd che torna dietro la macchina da presa diversi anni dopo il successo internazionale di Lady Macbeth.
Thomasin McKenzie e Anne Hatway, le protagoniste di Eileen

Se ci pensiamo, oggigiorno è sempre più raro trovare thriller realizzati con lo stesso stile dei noir degli anni Cinquanta. William Oldroyd, che ci ha già stupiti nel 2015 con Lady Macbeth, si dice pronto a colmare questo vuoto, dimostrando di non avere paura di riportare in voga il fascino del noir. Con il suo nuovo film, Eileen, mescola il suo modo di fare cinema con quello dei grandi del passato, strizzando l’occhio sia ai nostalgici del genere che ai nuovi spettatori.

La ragazza del titolo, Eileen (Thomasin McKenzie), è una giovane introversa che vive a casa con suo padre, un ex poliziotto alcolizzato. I suoi giorni trascorrono tra le pareti domestiche e il suo lavoro in un penitenziario maschile, dove spesso, complice la noia, fantastica una vita differente. La svolta arriverà con l’arrivo di Rebecca Saint Johns (Anne Hathaway), la nuova psicologa del carcere. Rebecca è tutto ciò che Eileen non è: seducente, sicura di sé e determinata. La sua figura magnetica e il suo savoir faire non convenzionale accendono subito la curiosità della ragazza, che vede in lei non soltanto un modello ma anche una via di fuga dalla propria vita opprimente. 

In occasione dell’imminente uscita nelle sale abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Ottessa Moshfegh e Thomasin McKenzie, rispettivamente l’autrice del romanzo da cui è tratto il film e l’attrice protagonista.

Come nasce Eileen?

Le protagoniste del film Eileen

Presentato alla 80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo lungometraggio di Oldroyd arriva diversi anni dopo una lunga assenza dal set. Una lontananza che il regista inglese si è autoimposto nell’attesa di trovare la giusta ispirazione, come lui stesso ha dichiarato: “A volte sono le idee a venire da te e non il contrario. Dopo ‘Lady Macbeth’, ci sono voluti sei anni prima che trovassi un’idea interessante per una storia da portare sul grande schermo. Quando ho scoperto il libro di Otessa (Moshfegh) non l’ho letto con l’idea che sarebbe stato il soggetto del mio nuovo film, ma quando ho conosciuto il personaggio di Eileen ho capito immediatamente che la storia c’era ed era forte. Ho subito avuto voglia di lavorare con Otessa e Thomasin (McKenzie) per portare il romanzo al cinema“.

Il film trae infatti ispirazione dall’omonimo romanzo di debutto di Ottessa Moshfegh del 2015, che affonda le radici nel cuore oscuro della psiche umana. Effettivamente, a pensarci bene, il libro racchiude in sé un po’ tutti i concetti chiave del cinema di Oldroyd: l’oppressione, la ribellione, la solitudine, la voglia di libertà e la ricerca di un’identità femminile. Non c’è quindi da stupirsi se il regista sia rimasto piacevolmente colpito da una storia così intricata e dalle ambientazioni splendidamente cupe. 

Quando abbiamo chiesto alla scrittrice da dove sia venuta l’ispirazione del romanzo che ha saputo conquistare l’attenzione del cineasta, ha risposto così:

Sono cresciuta nel New England negli anni ’80 e ci sono alcune zone del Massachusetts che sembrano essere rimaste quasi congelate nel tempo. Questi luoghi mantengono un aspetto misterioso e affascinante, con un tocco oscuro che mi ha sempre attratta. Mi è sembrato quindi particolarmente interessante esplorare il concetto di un romanzo noir ambientato in questa cornice temporale, introducendo un personaggio contemporaneo come Eileen. La fusione tra una protagonista moderna e un ambiente che pare essersi fermato nel tempo ha scatenato l’ispirazione per questo progetto“.

Eileen: un alter ego difficile per Thomasin McKenzie

L’accento del film ricade senz’altro sulla protagonista, una figura alquanto controversa e con una personalità piena di sfaccettature. Un ruolo sicuramente non facile per Thomasin McKenzie, che dopo Una notte a Soho (che per alcuni aspetti non ci ha del tutto convinti) si è trovata nuovamente a vestire i panni di un personaggio complesso e tormentato. Trattandosi di un ruolo da cui è difficile distaccarsi, le abbiamo chiesto cosa rappresentasse per lei Eileen:

“Direi che è una persona incredibilmente sola, che per tutta la vita non ha avuto la possibilità di stabilire legami affettivi solidi né di vivere un amore sano. Questo isolamento ha profondamente influenzato chi è diventata e le scelte che ha fatto. Interpretare Eileen è stato un processo estremamente impegnativo dal punto di vista recitativo a causa della complessità del suo carattere e dei suoi oscuri tratti di personalità. Vestire i suoi panni non è stato semplice, ho dovuto fare attenzione a prendermi cura di me stessa e a non lasciare che gli aspetti più bui del personaggio mi influenzassero troppo, dato che ho vissuto in questo ruolo per un lungo periodo. È stato fondamentale proteggermi mentre esploravo queste sfaccettature così intense del suo essere”. 

D’altronde, Eileen non è solo un thriller psicologico ma anche un viaggio nell’animo umano, un’esplorazione delle sue ombre più profonde e dei meccanismi di difesa che mettiamo in atto per proteggerci dalla loro influenza.

L’intervista si chiude qui, ma che siate fan del genere noir o semplicemente curiosi, Eileen vi aspetta in sala il 30 maggio insieme a molti altri titoli.

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