Dune: l’alba di una nuova saga cinematografica di fantascienza

Dopo un’attesa di oltre un anno, code interminabili e aspettative alle stelle: finalmente noi di Ciakclub siamo riusciti a vedere Dune di Denis Villeneuve e non ci ha delusi. Certo non è il film epocale che probabilmente alcuni si aspettavano, ma rende comunque giustizia alla visione di Frank Herbert.

Sinossi

Paul Atreides, figlio di Leto, è il principe della potente casata degli Atreides. Nell’anno 10176 il pianeta Arrakis è teatro di numerosissimi scontri tra gli Harkonnen e i Fremen. I primi sono una casata stabilitasi sul pianeta per sfruttarne la spezia, sostanza che ricopre quasi tutto il pianeta, setacciata nel deserto e che rappresenta la valuta più preziosa dell’universo. I secondi sono invece abitanti autoctoni del luogo, intenti a difenderlo anche a costo della propria vita. L’imperatore, per porre fine agli scontri, caccia gli Harkkonen e li sostituisce con gli Atreides. Molte insidie però si celano dietro tale decisione.

Dune

Retaggio del film

Nel 1984 David Lynch consegnava il suo Dune in pasto ai leoni, vedendolo dilaniato da recensioni poco generose, per utilizzare un eufemismo. Il più grande errore del regista è probabilmente stato quello di pensare di ridurre un universo così composito in 137 minuti di pellicola. Si dice che De Laurentiis, che produsse il film, fece pressioni a Lynch per comprimerlo, rendendolo maggiormente appetibile al grande pubblico proprio grazie al minutaggio ridotto. Non a caso esistono numerose e differenti versioni estese del film, proprio perché il girato era notevolmente superiore (più di quanto non lo sia per un qualunque film) a quanto inserito nella versione definitiva.

Siccome la conoscenza del passato consente di non commettere gli stessi errori, Villeneuve prende questo Dune e lo spalma su (almeno) due capitoli. Non a caso ha dichiarato che, qualora otterrà il via libera, sarà pronto per girare il sequel già nel 2022, con molto probabilmente Zendaya (il suo personaggio è stato decisamente sacrificato in questo primo capitolo) come co-protagonista. Scelta interessante è quella di sfruttare i sogni di Paul riguardanti quest’ultima sia per rimanere fedeli all’opera originale, ma anche come promozione della pellicola futura, incentrata appunto su di lei.

Dune

Un peccato veniale

Se quindi da una parte Villeneuve introduce con grande semplicità e linearità gli spettatori ad un universo estremamente complesso, dall’altra però il regista compie quello che forse può essere considerato un errore: si prende troppo tempo (ben 155 minuti) per dover necessitare di un secondo capitolo; cosa che oltretutto il regista precisa sin dall’inizio, quando appare a seguito del titolo “Parte prima”.

Il che, necessario precisarlo, non è in assoluto un male, ma visto il grande hype generato dalla promozione del film ci si poteva aspettare una pellicola che decollasse prima, laddove invece, specialmente nella prima metà, il ritmo non è certo serrato.

In difesa di Villeneuve va aggiunto che creare un vero e proprio universo cinematografico è operazione come detto assai complessa e, senza ausilio di capitoli successivi, il film rischia di risultare incompleto o troppo incentrato su un’unico personaggio, tralasciando così particolari interessanti sul futuro distopico creato da Herbert.

Dune

Aspetti tecnici

Dune tecnicamente è inappuntabile o quasi. Le musiche, composte dal maestro Hans Zimmer sono la perfetta cassa di risonanza delle emozioni scaturite, un ponderato connubio tra angoscia e solennità, al servizio delle distese di sabbia e dei personaggi che vi si muovono dentro.

La fotografia, attraverso giochi di luce e desaturazione riesce a rendere al meglio l’ambientazione inospitale di Arrakis.

Suggestiva è poi la scelta di celare il più possibile i celebri vermi giganti, che vediamo perlopiù rappresentati come il mostro Sarlacc in Star Wars, ma che poi, seppur non in piena luce, si mostrano in tutta la loro maestosità, creando quella tensione romantica frutto della smisurata grandezza di un oggetto paragonato alla piccolezza dell’uomo che avevamo potuto apprezzare anche in Arrival, quando i due scienziati si avvicinano alla gigantesca astronave aliena.

Dune

Cast

Menzione dovuta per quello che è ad oggi uno dei cast corali più clamorosi che si siano visti, almeno nel cinema moderno.

Thimotee Chalamet è un convincentissimo giovane principe e riesce a mostrare sulla propria pelle i dubbi di natura amletica che lo assalgono. Zendaya compare poco ma, come detto, lascia intravedere più di qualche elemento che renderà molto interessante un film incentrato su di lei. Rebecca Ferguson è forse colei alla quale è affidata la parte più complessa, ovvero di una madre in lotta perenne tra il ruolo di regina, madre e Bene Gesserit (membro di una organizzazione di rilevanza sociale, religiosa e politica di primaria importanza nell’universo di Dune) e non sfigura di certo. Sempre eccellente l’onnipresente Oscar Isaac, che compare in ben tre pellicole in questa edizione del Festival. Oltre a loro vanno menzionati anche Jason Momoa, Stellan Skarsgård, che si conferma caratterista di primissimo livello, Josh Brolin, Dave Bautista, Javier Bardem e Stephen McKinley Henderson.

Dune

Conclusione

In conclusione la pellicola è davvero scorrevole proprio perché, per tutti coloro che non si possono definire esperti dell’universo creato da Frank Herbert, il ritmo non incalzante del film permette di immergersi totalmente nel mondo fantastico uscito dalla penna dell’autore, che plasma questo universo su un progresso tecnologico davvero sensazionale, basti pensare, per esempio, agli ornitotteri.

Impressione generale quindi? Buona. Come verrà ricordato nella storia del cinema però ce lo dirà solamente il secondo capitolo.

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