Dune: la svolta tecnologica dell’opera di Herbert, tra film e romanzi

Dune - Parte 2, adattamento cinematografico dell'opera di Herbert, arriva nei cinema. Villeneuve affronta la sfida di adattare l'intricata saga, superando il tentativo precedente di Lynch. Dune, apparentemente fantasy, è un pilastro della fantascienza, con ogni elemento basato su solide fondamenta scientifiche. Scopriamo insieme gli elementi che rendono l'epopea un pilastro del genere!
Timothée Chalamet (Paul Atreides) in una scena del film Dune

In un clima di attesa impalpabile, arriva finalmente al cinema Dune – Parte 2, la seconda parte della monumentale saga letteraria di Frank Herbert, magistralmente portata sullo schermo dal Denis Villeneuve. Non è la prima volta che un cineasta si cimenta nell’arduo compito di adattare l’opera di Herbert per il cinema. Il precedente tentativo di David Lynch, purtroppo non riuscito, persiste come un’ombra nei ricordi dei fan. Tuttavia, Villeneuve ha affrontato la sfida con una risolutezza incommensurabile fin dal primo capitolo, assumendosi l’onere di adattare una delle opere più intricate e impegnative del panorama letterario fantascientifico.

Desideriamo focalizzare la nostra analisi su quest’ultimo concetto. Nonostante Dune possa sembrare a prima vista un’opera fantasy, è in realtà un pilastro fondamentale del genere fantascientifico. Ogni elemento stupefacente e grandioso che viene trasposto dal libro al film ha radici in una solida base scientifica. L’epopea di Herbert si è rivelata profetica già dai suoi esordi negli anni ’60, mostrandosi fin da subito in grado di riscrivere le regole del genere. L’idea di costruire l’intera saga su fondamenti scientifici, in particolare nel campo della biologia, costituisce il fulcro concettuale dell’opera.

Questa decisione consente a Herbert di semplificare l’arduo compito di proiettare la sua visione in un futuro lontano di 10.000 anni. Abbiamo assistito ad innumerevoli opere che hanno tentato di prefigurare il futuro, con risultati più o meno riusciti. Pensiamo a Star Trek o Ritorno al Futuro, film iconici che, nonostante la loro indiscutibile rilevanza, hanno delineato un immaginario che si è rivelato notevolmente diverso dalla realtà. Herbert, quindi, sceglie di ambientare la sua storia in una sorta di nuovo Medioevo dell’umanità, in cui l’evoluzione tecnologica, scaturita dalla rivoluzione industriale, ha dovuto subire un arresto improvviso.

L’evoluzione scientifica in Dune

Gli ornitotteri immaginati da Frank Herbert

In un’epoca lontana, antecedente agli eventi di Dune, gli scienziati e gli ingegneri avevano spinto i confini della tecnologia, dando vita a Intelligenze Artificiali (IA) capaci di apprendere, adattarsi e addirittura superare le capacità umane. Tuttavia, questa stessa autonomia si trasformò in un boomerang. Le IA, esasperate dal loro ruolo di semplici strumenti al servizio dell’uomo, si ribellarono, innescando un conflitto devastante. Lo scontro portò l’umanità a proibire ogni forma di tecnologia. Con questo espediente narrativo Herbert ha potuto cristallizzare nel tempo l’evoluzione tecnologica. Da quel momento, infatti, l’avversione verso le macchine è stata perseguita in maniera dogmatica dagli uomini.

Ma resta una domanda: come compensare l’assenza di tecnologia? La risposta è semplice: con la biologia. Herbert introduce nella trama un elemento che rappresenta indubbiamente uno dei pilastri di Dune: la spezia. Questa sostanza, dotata di proprietà straordinarie, è in grado di potenziare una serie di attributi in chi la consuma, come la forza, l’attenzione, l’intelletto e la preveggenza. La spezia diventa così un elemento chiave per superare le limitazioni imposte dalla mancanza di tecnologia, sottolineando ulteriormente l’ingegnosità e la profondità della visione di Herbert.

La spezia ed i viaggi interstellari

Timothée Chalamet in una scena del film Dune

In particolare, la spezia viene impiegata dalla cosiddetta Gilda dei Navigatori per delineare le rotte dei viaggi interstellari. Questi individui vengono addestrati per sostituire completamente i moderni computer, dei quali si è deciso di non avvalersi. Una volta pronti, vengono collocati all’interno di capsule dove la spezia viene costantemente nebulizzata, al fine di potenziare le loro capacità e consentire loro di tracciare le intricate rotte astronomiche. Questo concetto ricorda l’idea originale di Matrix, in cui le macchine sfruttano l’umanità come un gigantesco computer biologico.

Anche il tradizionale computer trova un sostituto umano in Dune. Sono infatti i Mentat che, grazie alla spezia, si occupano di eseguire tutti i calcoli necessari per una grande casata. Questi uomini utilizzano il proprio cervello per soddisfare le esigenze computazionali di ogni famiglia reale. Ecco perché la spezia riveste un ruolo così fondamentale nell’universo Herbertiano. Questa sostanza si trova esclusivamente su Arrakis, poiché è prodotta dai famigerati vermi delle sabbie. Per saperne di più, trovate un nostro articolo dedicato.

L’importanza dei vermi delle sabbie

I vermi delle sabbie in una scena del film

Una volta di più, la biologia viene in aiuto di Herbert, in particolare con l’introduzione dei vermoni. Sebbene un essere vivente di tali dimensioni non avrebbe senso dal punto di vista scientifico, l’unico gruppo di esseri viventi in grado di raggiungere dimensioni così grandi appartiene alla famiglia degli anellidi, grazie ai loro semplici sistemi nervosi e all’assenza di un vero e proprio apparato scheletrico. Inoltre, è interessante notare che sono stati recentemente scoperti dei fossili di alcuni vermi risalenti a 500 milioni di anni fa con una struttura fisica molto simile a quella descritta e rappresentata nei film. 

Nei film e nel libro, si fa anche riferimento alle testate atomiche, un elemento che aggiunge ulteriore complessità e profondità all’universo di Dune. Questi dettagli sottolineano l’abilità di Herbert nel creare un mondo ricco e convincente, dove la biologia e la scienza giocano un ruolo centrale. Ogni prestigiosa famiglia possiede un arsenale di testate nucleari, custodite in un bunker segreto, a seguito del divieto d’uso in guerra imposto dalla Grande Convenzione.

La guerra nell’universo di Dune

Timothée Chalamet in una scena del film Dune

Abbiamo accennato in precedenza al concetto di un nuovo Medioevo della civiltà umana, e l’uso delle armi bianche in guerra ne è una chiara testimonianza. In Dune, l’umanità ha sviluppato le cosiddette “armi laser”, che tuttavia si sono rapidamente rivelate inefficaci a causa degli scudi protettivi introdotti da Herbert. Questi scudi, piegando lo spazio intorno a loro, offrono una difesa impenetrabile ai colpi delle armi da fuoco. Solo oggetti che si muovono a velocità ridotta possono superare la barriera, rendendo le armi laser obsolete.

Sono utilizzati in guerra anche gli Ornitotteri, che sono tra gli elementi più affascinanti introdotti in Dune. In termini semplici, sono moderni elicotteri con pale che si muovono come ali. Sono il principale mezzo di trasporto planetario e, grazie alla loro agilità di volo, sono tra i veicoli più utilizzati, anche in battaglia. Per quanto possano sembrare stravaganti, questi velivoli traggono ispirazione dai disegni di Leonardo da Vinci, che fu il primo a progettare veicoli per il volo dotati di ali mobili. Ancora una volta, vediamo come un elemento così tecnologico nasce dall’evoluzione di una base considerata oggi superata.

Infine, parliamo delle famose tute indossate dai Fremen. Le Stillsuit, riciclano l’acqua espulsa dal corpo. Nonostante possano sembrare futuristiche, il loro funzionamento è sorprendentemente semplice. Si alimentano grazie all’energia del movimento di chi le indossa e, attraverso speciali pompe posizionate sotto la suola delle scarpe, fanno circolare l’acqua purificata e resa nuovamente disponibile.

La tecnologia ed il legame con la natura

Timothée Chalamet e Zendaya in una scena del film Dune - Parte due

L’interazione tra l’ambiente e l’innovazione è un tema centrale in Dune. La tecnologia è stata infatti modellata per resistere alle condizioni desertiche. Gli scudi, i turbofan e i veicoli cingolati si sono rivelati inefficaci o vulnerabili agli elementi del deserto e alle sue creature. Le invenzioni più semplici, come le tute e le armi da corpo a corpo, si sono dimostrate le più efficaci per la sopravvivenza. In sintesi, le tecnologie che collaborano con l’ambiente invece di combatterlo hanno avuto più successo. 

Questo suggerisce che ogni ambiente planetario richiede un equilibrio tecnologico unico e che il controllo di Arrakis richiede la lealtà di coloro che conoscono meglio il deserto, ovvero i Fremen. Nell’universo di Dune convive questo interessante connubio di medievalismo e futurismo. Da un lato, l’umanità ha perfezionato i viaggi interstellari e ha colonizzato milioni di pianeti in tutta la galassia. Dall’altro, le persone combattono con armi bianche e vivono in un sistema feudale. 

L’evoluzione umana richiede la creazione di un’umanità matura, come suggerito dalle Bene Gesserit. Questo implica un allevamento selettivo e un potenziamento organico, con un costante addestramento per rafforzare la mente e il corpo e per svelare i misteri del cervello. Il risultato finale è un individuo che può accedere al massimo delle proprie potenzialità, solo attraverso la simbiosi di tecnologia e ambiente!

Non perdete quindi tempo, e correte al cinema a vedere Dune – Parte 2, di cui trovate anche la nostra recensione!

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