Disney, il lato oscuro di 10 cartoni amatissimi: è così da 100 anni

Togliere ad una storia gli elementi fallici, conferire nomi carini ai nani, dargli un tratto umanizzante, eliminare dalle fiabe la morale, cruda, che spesso era parte della tradizione folkloristica verbale: il processo seguito dalla Disney da 100 anni. E forse, ne avevamo anche bisogno. Ripercorriamolo oggi, con 10 fiabe.
Pinocchio, La sirenetta, Mulan, Cenerentola e Peter Pan fra i più noti Classici Disney

Disney compie 100 anni, oggi. Disney Brothers Cartoon Studio, poi The Walt Disney Studio, Walt Disney Productions e alla fine…The Walt Disney Company, la compagnia fondata da Walt Disney e Roy Disney, suo fratello. Walt è un uomo particolarmente poliedrico, ha tantissime idee per la compagnia: la prima, quella con protagonista un coniglio di nome Oswald, non risultò particolarmente fruttifera. Perse infatti i diritti sul personaggio dopo l’annessione della Universal alla Walt Disney Company. Walt però ci riprova con il personaggio di Topolino e poi con il primo lungometraggio: Biancaneve. Ma perchè proprio le fiabe?

Si trattava di un’idea che Walt aveva avuto prima della fondazione dell’azienda: decise infatti di modificare e rendere più attuali alcune delle più classiche fiabe della letteratura per l’infanzia. In più, le fiabe si presentavano, chiaramente, come storie perfette per l’animazione. Walt iniziò modificando 7 storie, come quella di Alice nel Paese delle Meraviglie di Carroll. Priva la storia dei suoi elementi più oscuri, elimina i tratti che dovrebbero far riferimento (sebbene in modo metaforico), allo sviluppo della sfera sessuale della protagonista. Voleva, per la sua azienda, un modo più onirico, e meno oscuro. Oggi, però, rientriamo in quell’oscurità, raccontandovi i finali originali di 10 classici Disney.

Disney e la modifica alle fiabe

Un'immagine di Biancaneve e i sette nani

Biancaneve trae origine da una fiaba dei fratelli Grimm scritta nel 1812, che a sua volta prende spunto da alcuni racconti della tradizione folkloristica orale. Nell’originale, niente bacio del principe per svegliare la protagonista (un bacio di cui si discute ormai da molto, anche se qualche anno fa fu fatta grandissima confusione). Semplicemente i nani, stanchi di portarne il feretro in vetro in giro per il reame, la strattonano così forte da svegliarla dal sonno indotto dalla mela avvelenata. Una versione più brusca (ma che fa anche molto ridere). Un po’ troppo, tanto che nel 1819 i Grimm alleggeriscono i tratti della fiaba ancora una volta. 

Secondo il mondo dell’editoria del tempo, i racconti orali erano troppo lontani dal mondo dell’infanzia, troppo diretti. La frase “Tutti i bambini crescono tranne uno”, potrebbe trasformarsi in: “Nessun bambino può rimanere nei giardini di Kensington di notte”. La statua di Peter si erge, guardinga nei giardini. Ha un fascino particolare, soprattutto quando cala la sera. E lì che, secondo tradizione, Peter rapiva, complici le fate (esseri malvagi), i bambini che si addentravano nel parco. Peter Pan, non lo direste mai, è una storia di elaborazione del lutto. 

La madre di J.M. Barrie soffre di depressione, suo figlio, David, è morto. Per tanto Barrie ha tentato di sopperirne l’assenza, anche indossando gli abiti del fratello, senza risultati. Wendy nella storia originale  torna a casa, chiama sua madre e non la ritrova: l’incubo dell’abbandono di molti bambini “tua madre non tornerà”. La stessa avventura di Uncino non è centrale nella fiaba originale. Peter è, in fin dei conti, un bambino apatico, intrappolato nel mondo terzo dell’isola, insofferente verso tutti i bimbi sperduti, di cui non ricorda neanche il nome: come la madre di Barrie, totalmente disinteressata nei confronti del figlio in vita. 

Il gobbo di Notre Dame è una storia gotica di per sé…i gargoyl parlanti, le alte guglie delle cattedrali, il suono solitario delle campane di Notre Dame. Eppure, quella raccontata dalla Disney è una storia fin troppo felice. E il classico di Victor Hugo non è da meno. Frollo, da sempre invaghito di Esmeralda, tenta di stuprarla. Non ci riesce, così, risentito, ne ordina l’inpiccagione. Quasimodo, folle di rabbia, lo spinge giù dalla cattedrale. Nel finale si ricongiunge, almeno per qualche momento, con il cadavere della donna, stringendola a sé. 

Mulan è una principessa guerriera, una delle più classiche storie di emancipazione femminile, almeno, comparata al tempo in cui uscì. Eppure, nella storia originale (tragicità a parte), Mulan combatte fino alla fine per difendere la propria persona e i propri valori. Quello di Hua Mulan è un racconto tradizionale cinese, in cui Mulan, dopo aver perso il padre, viene destinata al concubinato, nel palazzo di Khan. Mulan, piuttosto, sceglie la morte: si suicida e lascia un messaggio per la sorella, in cui parla del suo amore perduto. 

C’è poi La Sirenetta. La più classica fiaba di Hans Christian Andersen è una storia triste. La sirena viene raffigurata, per la prima volta, non come una malvagia creatura di mare (quella che nei racconti di pirateria, stregava gli uomini per trascinarli nell’abisso). La sirenetta di Andersen è invece una di quelle storie che leggi e ti fa provare subito pietà per la protagonista. È la storia più antica del mondo: Ariel immola tutta sé stessa per l’amore del principe: scambia non la voce, ma la lingua, per poter camminare sulla terra. 

Lui però la tradisce: non essendo riuscita ad ottenere il suo amore, non tornerà semplicemente in fondo al mare. Dovrà scegliere se togliersi la vita o uccidere il principe per tornare a casa. E ovviamente…opta per la morte. 

Prima di Del Toro… Pinocchio e le fiabe oscure

Una scena dal film La bella addormentata nel bosco

La Disney, questa volta, si è allontanata davvero tanto dallo spirito dell’opera. Del Toro ha raccontato Pinocchio con il suo stile più oscuro. Ma è Garrone ad aver ridato alla storia alcuni dei tratti della crudele storia originale di Collodi. Quello di Comencini, ne aveva comunque riportato il dramma, la miseria: il paese dei balocchi, i ragazzi trasformati in muli e poi gettati in mare, con una pietra al collo. Nella prima versione di Collodi, Pinocchio termina il suo viaggio appeso ad un albero: il gatto e la volpe lo hanno impiccato. Fine della storia. 

C’è poi Cenerentola, che nella versione dei Grimm, ritrova il principe come in un film splatter: le sorellastre si tagliano il dito del piede per entrare nella scarpetta, lasciano in giro tracce di sangue, e vengono scoperte tramite la spia degli animali amici di Cenerentola. Quest’ultima ottiene il principe e, vendicativa, fa accecare una delle sorelle. Sorellastra che partecipa, comunque al matrimonio. E La bella addormentata nel bosco è…sfigata fino alla fine. Condannata a 100 anni di dormite, il principe, a sua volta addormentato, ci mette 100 anni a darsi una svegliata e a trovarla. Si sposano, hanno un figlio, ma la madre di lui, suocera per eccellenza, divora i bambini: suo padre era un orco.

L’orchessa chiede i figli per cena, non riesce nell’intento e si suicida, scoperta dal figlio. Il pifferaio magico è incentrato su una storia reale: in un piccolo villaggio tedesco, un pifferaio, ingaggiato per risolvere il problema dilagante dei ratti, si vendica per non essere stato pagato a fine servizio: attira a sé molti bambini, uccidendoli per punire i genitori imbroglioni. E infine, non potevamo dimenticare l’ambiguità per eccellenza: Cappuccetto Rosso, fiaba orale trascritta, tra i tanti, da Perrault, narra di un tentativo di stupro. 

Il lupo incontra la ragazza, le chiede di due strade: una strada chiamata sentiero delle spille e una chiamata sentiero degli aghi (in Francia le ragazze indossavano delle spille per dimostrare l’ingresso nell’età adulta e le prime mestruazioni). L’ago, chiaramente, è spesso parte di una certa simbologia narrativa (come la pistola nel western), è un simbolo fallico:  la ragazza finisce in quella degli aghi. Quando il lupo cattura Cappuccetto, le chiede di spogliarsi, le fa mangiare pezzi della nonna, e poi viene divorata dal suo carnefice. E vissero…felici e contenti. Non proprio… Disney.

Se poi volete approfondire i lato oscuro della Disney anche al di fuori dei suoi cartoni: sapevate che Walt Disney prese come collaboratore un importante gerarca nazista? Certo, è pur vero che erano altri tempi: c’erano i Sovietici da battere…

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