Disney, 100 anni dalla nascita: “Tutto è cominciato con un topo”

Per Disney il 2023 non è un anno come gli altri, si festeggia infatti il centenario dalla nascita degli Studios. Il sogno di Walt ha raggiunto ogni generazioni e ripensando a quando tutto è cominciato, non si può che ricordare come un topo abbia cambiato tutto.
Una foto di Walt Disney con Topolino

Un nome che racconta l’infanzia di ognuno di noi, un topo che ha cambiato la storia dell’animazione. Oggi 16 ottobre la Walt Disney Company festeggia 100 anni dalla sua nascita e, proprio come il padre fondatore vuole che sia ricordato, tutto è partito da quel topo. Per celebrare uno se non il più grande studios mai esistito, ovviamente fatto di luci ma anche molte ombre, ripercorriamo la sua genesi. Dall’incontro di Walt con il disegno, al primo iconico corto, fino a giungere al classico che ha dato inizio alla leggenda.

Perché prima dei parchi a tema, di tutto il merchandising, delle molteplici acquisizioni da parte della compagnia, c’è davvero, come solo in un film accade, la realizzazione di un sogno. Un sogno che per molti comincia nel 1923 ma in realtà è frutto della determinazione di due fratelli. Parlando di Disney infatti tutti ricordano giustamente Walt ma in pochi danno il giusto valore a Roy, perché è insieme che danno vita alla Disney Brothers Cartoon Studio. Ma andiamo con ordine.

Walt tuttofare

Un giovane Walt Disney

La storia della famiglia Disney parte da Liverpool in Inghilterra ma trova casa a Chicago, con i coniugi Elias e Flora ed i loro cinque figli, tra cui il quarto: Walter Elias Disney. Lo stato dell’Illinois torna nel percorso di Walt che però divide la sua infanzia tra la piccola cittadina di Marceline, dove il padre acquista una fattoria, ed il più grande comune di Kansas City nel Missouri. È risaputo che la prima occupazione di un giovane Walt con il fratello maggiore Roy è stata quella di consegnare giornali per l’impresa familiare.

Il primo effettivo lavoro definibile artistico di Walt è quello per il Benton Barber Shop dove produce dei cartelli. Oltre a questo però continua a darsi da fare per supportare la propria famiglia spesso in difficoltà per gli investimenti non sempre azzeccati del padre. Di nuovo con il fratello lavora a bordo dei treni vendendo, muniti di carrellino, giornali, dolciumi e snack di vario tipo. Elementi questi non marginali perché emergono alcuni interessi sempre presenti nella carriera di Walt. Tornato a Chicago nel 1917, si iscrive al liceo McKinley ed ecco che finalmente torna a masticare arte.

Partecipa infatti al giornalino scolastico The Voices per il quale disegna vignette ironiche, continuando a distribuire giornali la sera. Per sua scelta si arruola come autista volontario di ambulanze durante la prima guerra mondiale ed è mandato in Francia. Qua alcune fonti parlano di un giovane che durante la guerra comunque porta avanti la sua passione per il disegno e, tornato dal conflitto si propone come vignettista per il Kansas City Star, proprio quello per cui consegnava giornali da bambino, ma viene scartato.

L’incontro con Ub Iwerks

Ub Iwerks, Rollin Hamilton e Walt Disney davanti al Disney Brothers Cartoon Studio

Grazie al fratello Roy, viene assunto dall’agenzia pubblicitaria Pesman-Rubin Commercial Art Studio e incontra un personaggio cardine della sua storia, ovvero l’animatore Ub Iwerks. I due infatti fondano la società Iwerks-Disney Commercial Artists ed iniziano, non senza difficoltà, a produrre animazioni pubblicitarie per i cinema. Nel frattempo Walt comprende l’importanza dell’animazione e sperimenta quella che viene chiamata animazione tradizionale. Crea quindi diversi corti ed il primo è intitolato Newman Laugh-O-Grams, così chiamato per poterlo vendere al Newman Theater. Nel 1922 lancia la Laugh-O-Gram Studio e ovviamente porta con sé Iwerks.

È effettivamente un prototipo di studios, l’antesignano del colosso che ancora oggi spadroneggia in sala ma anche in streaming. Esperienza che ha però vita breve, infatti nel giro di poco tempo la società fallisce a causa dei continui debiti. Di questa parentesi viene comunque ricordato il cortometraggio in tecnica mista Alice’s Wonderland, ispirandosi al famoso studio Fleischer (Betty Boop, Braccio di ferro). Tra pellicole derubate e negativo del corto bruciato, Disney è quasi rassegnato, decide quindi di spostarsi a Los Angeles, trasferendo lo “studio” a casa dello zio.

Walt entra così in contatto con la Winkler, in difficoltà dopo aver perso molti diritti, e riesce a fare produrre sei corti intitolati Alice Comedies. Intanto Roy, rimasto a lungo degente e ricoverato in ospedale, raggiunge il fratello e decide di prendere in mano l’aspetto finanziario. Nel 1923 fondano la Disney Brothers Cartoon Studio grazie al contributo di tutta la famiglia. È il momento di insistere e investire sul progetto, al quale prende parte anche Iwerks che contribuisce con la sua inventiva e bravura tecnica. Ma la Winkler cerca comunque di mantenere il controllo sulle produzioni.

Disney alla ricerca dell’icona perfetta

Un immagine di Oswald the lucky rabbit in Poor Papa

Inizia un lungo scontro soprattutto epistolare ma questo non ferma l’ampliamento dello studio che intanto, nel 1926, cambia nome in Walt Disney Studio. Le Alice Comedies raggiungono un totale di 40 corti, segnati da un aumento di qualità, questo però, unito al ruolo sempre più determinante di Walt, porta a diverse problematiche interne. Alcuni collaboratori aprono in segreto uno studio per lavorare senza la pressione di quello che era considerato un despota. Nonostante questo i Disney Studio possono contare sull’ingresso di nuovi esperti del settore e la distribuzione dei corti diventa statale.

Alla Winkler subentra un’importante figura, Charles Mintz, che chiede a Walt di creare un personaggio iconico, una sorta di mascotte, di simbolo degli studios. Insieme ad Iwerks danno vita a Oswald the lucky rabbit (ancora niente topo ma ci siamo quasi). Mintz firma un accordo con il gigante Universal e viene prodotto il primo corto intitolato Poor Papa ed in poco tempo diventa un’icona. Questo però non ferma Walt che è sempre più pretenzioso e ingombrante, perciò Mintz sfrutta un vincolo contrattuale e priva il nativo di Chicago del suo team, creando un crepa insanabile tra i due.

La nascita di Topolino

Topolino in una scena di Steamboat Willie

Tutti i dipendenti passano a Mintz così come i diritti su Oswald. È la miccia che accende la creatività di Walt. Dopo diversi bozzetti, inizia a farsi strada il disegno di un topolino chiamato Mortimer, ideato a bordo di un treno. In tutto ciò interviene la moglie di Walt, Liliana, che suggerisce un cambio nome. È il 1928 quando sulla scena mondiale fa il suo ingresso Mickey Mouse, il nostro amato Topolino. Il design del personaggio viene pian piano perfezionato ed abbiamo il primo corto L’aereo impazzito.

Quello che però tutti ricordano come la vera presentazione al pubblico è Steamboat Willie, il primo cartone animato ad avere il sonoro sincronizzato, i cui diritti scadranno nel 2024, causando un danno senza precedenti alla Disney. Sull’onda del successo dei corti con protagonista Topolino nascono anche le Silly Symphonies, un’altra serie di corti animati che segnano gli anni trenta della Walt Disney Studios e, in una di queste, La gallinella saggia, fa la prima comparsa un certo Paperino. Nel ’32 viene prodotto anche il primo corto animato sfruttando il Technicolor, Fiori e alberi, che si aggiudica il primo di 26 Oscar ottenuti da Walt Elias.

Infine i Classici Disney

Un poster di Biancaneve e i sette nani

Ma il riconoscimento che proietta Disney nell’Olimpo hollywoodiano è l’Oscar onorario proprio a premiare la creazione di Topolino. Eppure questo periodo coincide con una fase depressiva, conseguenza dei debiti accumulati. Ma come spesso accade è dalle difficoltà che nascono le opportunità e Walt sfida i suoi detrattori producendo il primo lungometraggio animato di sempre, anche se questo può significare un passo deciso verso il fallimento.

Contro tutto e tutti però, il 21 dicembre del ’37, una standing ovation accoglie il primo indimenticabile classico Disney: Biancaneve e i sette nani. Un’opera seminale per tutta l’animazione. Un’avanguardia tecnica che ora come allora impressiona e affascina grande e piccini. Ancora più dei premi e del successo al botteghino, la realizzazione di questo capolavoro è la consacrazione di un sogno ed è proprio quello che lo studios rappresenta.

Da Biancaneve all’imminente uscita del 62° classico Wish, in 100 anni Disney ha sempre tenuto fede al suo slogan “se puoi sognarlo puoi farlo“, dopotutto i sogni son desideri. Sono nati così personaggi unici, villain incredibili, canzoni che ancora oggi accompagnano le nostre giornate. Cento anni di grandi successi ma anche di momenti di ristagno poi superati, di elogi e critiche, ma niente può cancellare quanto creato. Walt Disney è stato una figura che ha cambiato radicalmente il panorama dell’intrattenimento: un genio senza precedenti per mille motivi e (forse, per ora) senza successori. E ricordiamo di nuovo che tutto è partito da un semplice Topolino.

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