Dance First, recensione: tête-à-tête con Samuel Beckett al TFF41

Dance First, biopic intimo e introspettivo su Samuel Beckett. Se pensando al nome dell’autore irlandese non vi riaffiora alla mente nient’altro che Aspettando Godot, questo è il film che fa per voi. Un viaggio attraverso le fasi e le persone più significative della vita dello scrittore. A darne voce e volto ai pensieri un ottimo Gabriel Byrne.
Gabriel Byrne in una scena del film Dance First

Ore 11:30. Nella sala 2 del Cinema Romano abbiamo visto Dance First. Pellicola di chiusura al 71esimo Festival di San Sebastian, al TFF41 figura tra i film fuori concorso. Alla regia James Marsh. Se il nome non vi dice nulla, vi suggeriamo che annovera tra i suoi successi il documentario del 2008 Man on Wire e La teoria del tutto, pellicola con la quale Eddie Redmayne si aggiudicò la statuetta nel 2015.

“Dance first, think later”. Sono queste le parole di Samuel Beckett che danno il titolo all’opera e che ne chiudono la proiezione, aprendo ai titoli di coda. La citazione è tratta da Waiting for Godot (Aspettando Godot nella traduzione italiana) che è considerato dai più il suo capolavoro assoluto, dove troviamo impressi gli stilemi della sua concezione di scrittura e i temi a cui è più legato.

Ed è a questa e poche altre opere che si limita la conoscenza di chi vi scrive su Samuel Beckett. E pur sapendo che Dance First non è altro che un biopic sull’autore irlandese, l’ingresso in sala è stato fatto solo con il bagaglio di quei ricordi arrugginiti di letteratura inglese delle superiori. Il che ha reso possibile in maggior misura rimanere piacevolmente coinvolti e sorpresi dalle sequenze su schermo, senza pregiudizi e congetture. È, del resto, lo stesso programma del Festival a presentare la pellicola come un’occasione per scoprire (o riscoprire) “vita, morte e miracoli” di un autore di cui tutti conoscono i lavori, ma di cui pochi saprebbero raccontarne la vita. Parlando di biopic del momento, non possiamo poi non citare Napoleon, di cui vi lasciamo qui la nostra recensione. La pellicola è diretta da Ridley Scott ed ora al cinema.

Dance First e il viaggio interiore di Beckett

Ecco che ci viene quindi in soccorso James Marsh, con un ritratto intimo e introspettivo, proprio forse come lo avrebbe voluto Beckett. Ciò che vediamo è il dialogo dell’autore con la propria coscienza. I conflitti interiori di un uomo che tira le fila della propria vita a carte ormai scoperte. Un uomo costretto a fare i conti con le scelte, i rimorsi e i rimpianti, che non gli permettono di assaporare a pieno i successi ottenuti.

La narrazione prende infatti il via proprio da quel Premio Nobel per la letteratura, assegnatogli nel 1969. Un premio di cui non si sente meritevole come persona, non di certo per i suoi geniali lavori. E sarà proprio quel riconoscimento accettato controvoglia ad aprire il flusso di coscienza che ci accompagnerà nel viaggio verso la vergogna e i peccati più profondi dell’autore. Beckett si ritrova quindi a discutere (letteralmente) con se stesso su chi potrebbe essere il destinatario più adeguato a cui destinare i soldi del premio. Forse dovrebbe devolverli a chi ha contribuito al suo successo. Oppure a chi invece ne ha sofferto ed è stato lasciato indietro.

Attraverso questo espediente ripercorriamo quindi le fasi segnanti della vita e del percorso artistico dell’autore. E soprattutto incontriamo le persone che ne hanno fatto parte. Quelle che hanno lasciato un segno nel suo cammino e che hanno dato un contributo a quello che è stato e che è Samuel Beckett. Chi più chi meno. Ma (SPOILER non troppo rilevante) nessuna di loro sarà infine la destinataria della somma.  

Parabola dalle origini a “La fin”

Gabriel Byrne e Sandrine Bonnaire in una scena del film Dance First

Partiamo dall’infanzia trascorsa a Dublino, tra i primi turbamenti. Un padre che muore quando lui non era ancora pronto per lasciarlo e una madre che non lo ha mai compreso. E che nemmeno lui comprese davvero. Attraversiamo poi gli anni di Parigi, dove conobbe James Joyce. Sì, quello dell’Ulisse. L’idillio con il mentore non si concluse però nel migliore dei modi. Beckett si rifiutò infatti di sposare la figlia Lucia, del cui tragico destino si sentì poi sempre responsabile.

In quegli anni fece però la conoscenza dell’amico Alfred e di Suzanne, la donna con cui trascorse il resto della sua vita. La donna con cui trascorse i suoi giorni migliori, alla quale dette moltissimo, ma tolse altrettanto. Con il trascorrere degli anni e l’avanzare del successo e della vecchiaia, facciamo poi la conoscenza di Barbara, traduttrice, amante e compagna. L’altra donna della sua vita a cui fu profondamente legato.

Ottima prova di Gabriel Byrne nei panni di Samuel Beckett e del suo alter ego, interlocutore di se stesso. Dance First segue di fatto il classico sviluppo di un film biografico, analizzando le origini, la crescita, la caduta e la presa dicoscienza del suo protagonista, ma lo fa con un tocco di delicatezza, introspezione e originalità che sono sempre graditi. E per rimanere in tema di biopic, vi segnaliamo che Elon Musk, la sua vita e la sua carriera potrebbero presto sbarcare al cinema.

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