Dampyr, recensione: tu vuò fa’ l’ammazzavampiri, ma si nato in Italì

Dampyr, diretto dal regista nascente Riccardo Chemello e scritto da Mauro Boselli, Giovanni Masi, Alberto Ostini e Mauro Uzzeo, è tratto dall'omonimo fumetto della Sergio Bonelli editore. Il film, pur avendo un soggetto di fondo molto potente, non si rivela essere all’altezza delle aspettative.
Il poster del film Dampyr

Dampyr, il film che segna l’inizio del Bonelli Cinematic Universe e che vanta una produzione tutta italiana ad eccezione degli attori, si basa sull’omonimo fumetto creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo per la Sergio Bonelli Editore. Ad oggi, a quasi un anno dall’uscita nelle sale italiane, non si sa se il film avrà o no un suo seguito, a causa dell’insuccesso al botteghino. A determinare la realizzazione di un sequel sarà la ricezione che il film avrà sul mercato statunitense, distribuito da poco in digitale su varie piattaforme streaming.

Tornando al film, l’intro della Bonelli Entertainment, prima dei titoli di testa, mostra un Tex che cavalca tra i vari mondi dei fumetti della casa editrice, come quello spettrale di Dylan Dog e quello epico-medievale di Dragonero. Questo mette in evidenza un progetto molto ambizioso, che fa battere il cuore ai fan italiani di queste storie e li porta a sperare che anche loro possano avere un universo cinematografico fumettistico da condividere con il mondo. Purtroppo, però, non è tutto oro quel che luccica, perché Dampyr si rivela un film dalle grandi potenzialità inespresse.

Se stai cavalcando l’onda non fermarti

La recensione di Dampyr è scritta con grande rammarico, dato che il film aveva suscitato grandi aspettative, sin dalla sua presentazione al Lucca Comics 2022. L’ambizioso progetto del Bonelli Cinematic Universe e il fatto di essere uno dei pochi horror fantasy di produzione italiana facevano ben sperare. Tuttavia, non si può dire che il film sia stato deludente, perché alla fine si lascia guardare nonostante i suoi difetti, anche se gli manca quell’elemento fondamentale per rimanere impresso una volta terminato: l’emozione. Qui una breve trama pima di continuare con la recensione.

1992. Balcani. Durante una guerra in corso, il comandante Kurjak, insieme ai suoi soldati, ha il compito di presidiare il paese di Yorvolak. Qui strani esseri, identificati come vampiri, attaccano Kurjak e i suoi soldati. Kurjak, affidandosi ad un suo soldato, manda a chiamare il Dampyr. Il Dampyr è un demone metà vampiro e metà umano, più forte di tutti i vampiri. È l’unico in grado di sconfiggere i maestri della notte, ovvero coloro che sono a capo dei succhiasangue e che possono crearli, in breve, gli dei dei vampiri.

La trama, oltre a richiamare i fan del fumetto, attrae anche coloro che non lo hanno letto, ma che sono appassionati di film come Blade o Underworld. Il film ha un soggetto molto interessante alla base, ma non riesce a sfruttarlo appieno nella trasposizione cinematografica. I personaggi sono poco caratterizzati e i rapporti tra loro sono poco approfonditi. Anche le tematiche che il film si propone di affrontare alla fine rimangono solo accennate, come, ad esempio, quella che vuole sottolineare che la guerra tra gli uomini non si differenzia poi molto da quella contro i demoni.

Il Dampyr e la vampira, una storia d’amore?

Wade Briggs interpreta Harlan Draka in una scena del film Dampyr

Il Dampyr, Harlan, viene presentato come un ragazzo che sfrutta il suo essere Dampyr per guadagnare sulle spalle delle credenze delle persone che si affidano a lui per scacciare il male dalle loro comunità, anche se lì non c’è realmente. Harlan quando successivamente viene portato dal comandante Kurjak per combattere i vampiri, rivela che lui non crede a queste cose. Ciò lascia un po’ perplessi dato che non sono presenti indizi che lui stesse fingendo davvero.

Harlan scopre di essere un vero Dampyr quando, lasciato a vagare nella notte da Kurjak, si imbatte in dei vampiri e riesce a sconfiggerli. Qui fa la conoscenza di Tesla, una vampira alla quale Harlan si affeziona senza motivo apparente. Tesla, una succhiasangue di grande fascino, aspira a liberarsi dalle grinfie del suo padrone, il maestro della notte che la comanda come un burattino. Il suo obiettivo viene lasciato intendere dalle sue parole, non dai fatti, rendendo il tutto molto didascalico.

Tesla Dubcek, la vampira

Tesla, inizialmente, sembra fedele al suo padrone, ma ad un certo punto decide di cambiare fazione, senza una vera motivazione. Chi guarda il film, magari trova una spiegazione, ma solo perché la cerca e vuole dargli un senso, non perché sia evidente. Tesla, ad esempio, è attratta da Harlan, ma questo dettaglio lo scopriamo solo dalle parole del maestro della notte, perché Tesla invece dà l’impressione di provare interesse per il comandante Kurjak con il quale ha più affinità. Che il fumetto tratti o no tale rapporto in questo modo non ha importanza, dato che la storia deve essere adattata in modo funzionale al grande schermo.

Dampyr appare come un film molto didascalico, dove si sente il bisogno di spiegare con le parole piuttosto che con i fatti. I personaggi il più delle volte sembrano compiere delle azioni solo perché necessarie a portare avanti la narrazione, trovandosi preda di un interminabile susseguirsi di eventi. Il troppo didascalico va a nuocere una tematica molto interessante che propone il film, quella già accennata della guerra contro i mostri che non è poi così diversa da quella degli uomini. Una tematica introdotta solo dalle parole di Tesla in un momento del film.

Una guerra latente

Frida Gustavsson interpreta Tesla Dubcek in una scena del film Dampyr

La guerra nei Balcani è appena menzionata e poi subito dimenticata, perché non si vede altro che qualche via deserta o qualche fumo lontano. Il dolore che una guerra provoca, che sarebbe importante far sentire in un film di questo genere, è messo in secondo piano. Il film, qualcosa di positivo lo ha, come ad esempio alcune frasi effetto: “Non so cosa sia la morte, posso solo annusarla attraverso il tuo terrore“, oppure, “Sei come un cane che ha morso la mano a chi lo sfamava“.

Dampyr è un film che si lascia guardare nonostante i suoi difetti, perché fa sperare in sequel migliori e in un universo cinematografico tutto nostro. Le produzioni italiane, se vogliono avvicinarsi a un pubblico più vasto, dovrebbero prendere spunto dal cinema che intendono imitare, ovvero quello hollywoodiano, che utilizza il film di genere per rappresentare la società in cui viviamo, offrendo al pubblico, il più delle volte, grandi spunti di riflessione, come fatto di recente e con grande seguito l’horror Talk to Me.

Dampyr è disponibile da oggi per un periodo limitato su Sky e Now.

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