Creed 3, la recensione del film che sta mettendo KO il box office

Michael B. Jordan si cimenta alla regia per Creed 3. Rocky non c’è più e il suo Adonis Creed assume un ruolo sempre più centrale. Il film sta ottenendo ottimi riscontri dal pubblico, ma il prodotto confezionato non riesce del tutto ad emanciparsi dalla saga originaria. Anzi, risulta meno brillante e non possiede quella stessa magia del cult anni ‘70/’80 che gli ha dato vita.
Creed 3, la recensione del film che sta mettendo KO il box office

Creed 3, terzo capitolo della saga spin off di Rocky, è arrivato nelle sale italiane lo scorso 2 marzo. Uscita fresca fresca quindi. Se ancora non avete avuto tempo di vederlo, non temete, potete tranquillamente proseguire nella lettura di questa recensione. Ci saranno pochi dettagli cruciali della trama e ancor meno spoiler a sorpresa. Anzi zero. Promesso.

Michael B. Jordan rimane protagonista indiscusso della pellicola e, questa volta, prende anche le redini della regia. Non delude di certo in questo ruolo, ma forse confeziona un prodotto che si prende un po’ troppo sul serio rispetto ai suoi predecessori. Il resto del cast è composto da Jonathan Majors, nelle vesti di un carismatico avversario, Tessa Thompson, che torna ad interpretare Bianca, con una certa evoluzione del personaggio, Mila Davis-Kent e Wood Harris. Il soggetto è di Ryan Coogler, regista dell’Oscar nominated Black Panther: Wakanda Forever e la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Keenan Coogler e Zack Baylin.

Rocky non c’è più ma si vede ancora

Come avrete notato, Rocky non c’è più, e qui vi diciamo il perchè. Sly non figura tra i membri del cast anche se ha mantenuto il legame con il franchise figurando come produttore. La mancanza certo si sente ma neanche troppo. Creed 3, rinunciando alla presenza ingombrante di Stallone, aveva sicuramente l’intenzione di emanciparsi dalla sua figura e dal suo personaggio, ma non riesce propriamente nell’impresa. La pellicola risulta di fatto una fusione di temi e schemi narrativi che già conosciamo. Non risparmia la citazione neanche sul finale, riproponendo l’iconica colonna sonora che contraddistingue la saga originale. I sentieri percorsi da Adonis Creed sono quindi più che battuti.

Ci sono poi anche due rimandi specifici che i fan della saga non possono non cogliere (piccolissimo spoiler alert qui). Il primo riguarda un grave incidente sul ring, che ricorda quanto accaduto ad Apollo Creed, corredato (in caso non fosse sufficientemente chiaro) dalla vedova Creed che piange e ricorda davanti al televisore durante l’incontro. La seconda reminiscenza ha a che fare invece con la possibilità data ad un boxeur non famoso e non professionista di lottare per il titolo. Insomma, più citazione di così non si può.

L’effetto underdog

Donnie VS Dam sul ring
Donnie VS Dam sul ring

Un punto di totale distacco su cui è invece bene soffermarsi riguarda proprio la funzione del protagonista all’interno della vicenda. Adonis Creed è già arrivato, ha già ottenuto tutto quello che voleva e si è anche già ritirato dalla scena della boxe. Non è più l’underdog che era nei primi due film e che era Rocky Balboa. Non cerca il riscatto, la rivalsa, non c’è più la scalata per emergere dal basso. Ed era forse questo elemento la vera forza empatica del franchise, un’epica dei più umili, una parabola dai bassifondi di Filadelfia al titolo mondiale.

In sostanza siamo solo alla terza puntata di una saga che si prospetta ancora lunga e il figlio del compianto Apollo Creed ha già appeso i guantoni al muro. Giacca, camicia e cravatta saranno l’outfit che sfoggerà più spesso nel film. Rocky, prima del meritato riposo, aveva dovuto sudare un po’ di più, nel vero senso della parola.

La pensione anticipata non durerà molto però. Il passato bussa alla porta e, qualunque cosa stia per entrare, la situazione non si potrà che risolvere sul ring. Adonis Creed sarà richiamato ancora una volta a combattere, questa volta per impartire una lezioncina morale al suo avversario e liberarsi dai sensi di colpa, mettendo a tacere il vero underdog della pellicola.

Meno pugni e più sentimenti in Creed 3

Michael B. Jordan e Tessa Thompson in una scena di Creed 3
Michael B. Jordan e Tessa Thompson in una scena di Creed 3

Gli incontri e i combattimenti sul ring risultano qui meno realistici e meno ricchi di pathos. Non è attorno a questi che si sviluppa infatti il fulcro della pellicola. Sono le evoluzioni dei personaggi, l’imparare a comprendere ed esprimere i propri sentimenti il punto su cui Creed 3 vuole insistere. Da menzionare sono i momenti padre-figlia tra Adonis e la piccola e forte Amara. La nipote di Apollo Creed sembra aver ereditato il talento e la passione di famiglia. Insomma, piccoli Rocky crescono. E questo non ci dispiace affatto.

Facebook
Twitter