Costa-Gavras al Cinema Ritrovato: “Ecco perché rifiutai Il padrino”

Come ogni anno, il Cinema Ritrovato regala ai suoi spettatori grandi incontri con maestri del cinema internazionale. In questi primi giorni di Festival, è toccato al regista di origine greca Costa-Gavras, tra i maggiori autori di cinema politico della storia. Leggete questo articolo per scoprire quello che ha detto!
Il regista Costa-Gavras avrebbe dovuto dirigere il film Il Padrino con Marlon Brando nei panni di Vito Corleone

Il Cinema Modernissimo ha riaperto i battenti solo otto mesi fa. Da allora, proiezioni, ospiti e anteprime non si sono mai fermate. La sala, situata sotto il centro di Bologna e meravigliosa per il cuore di ogni cinefilo, è e sarà una tappa fissa per tutti gli appassionati che passano e passeranno per il capoluogo emiliano. A farla conoscere ulteriormente, come se ce ne fosse davvero bisogno, ci sta già pensando il Cinema Ritrovato, grazie al quale ieri abbiamo assistito alla prima “lezione di cinema” della trentottesima edizione. Quella di un maestro assoluto del cinema moderno come il regista greco Costa-Gavras, oggi novantunenne.

Director di opere come Z – L’orgia del potere (pellicola che vinse l’Oscar come “miglior film straniero”, a fronte di cinque candidature) e Missing – Scomparso (per il quale proprio l’autore di origine greca vinse l’Oscar per la migliore sceneggiatura adattata), Costa-Gavras, in dialogo con la mente del Festival 2024, nonché direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, ha raccontato alla platea della nuova sala della Cineteca alcune chicche sulla sua vita e, soprattutto, sulla sua carriera.

Dopo qualche appunto su Napoleone, leggendaria e monumentale pellicola di Abel Gance del 1927, riproposta in edizione restaurata proprio al Festival (“Questo film è un’opera monumentale. Gance riuscì a fare qualcosa di mai fatto prima, di raccontare in modo ineccepibile la Storia, attraverso il solo uso delle immagini e della musica (eseguita, ai tempi, direttamente in sala). Fu un disastro per quanto riguarda la distribuzione, ma fu un fatto mai visto”), il regista si è immerso in quelle che sono state le sue esperienze, di vita e di cinema.

La Francia per Costa-Gavras

Il regista Costa-Gavras con la moglie Michèle Ray-Gavras

Emigrato dalla Grecia a solo diciannove anni, la vita e la carriera di Costa-Gavras sono legate da oltre cinquant’anni alla Francia. E, lui, visibilmente riconoscente, non può che far partire la sua narrazione da lì. “Io e la mia famiglia siamo emigrati dalla Grecia per cause politiche. Fin da ragazzo ho frequentato i cinema francesi, cosa che poi, inaspettatamente, mi ha condotto fino a diventare direttore della Cinémathèque française (nel 1981). Nonostante le mie tante esperienze, io ho vissuto solo una vita: quella francese con mia moglie. Ho fatto (relativamente) pochi film, meno di amici come Claude Lelouch, ma credo anche che le mie esperienze mi abbiamo reso diverso dagli altri registi francesi a me contemporanei”.

Continua poi, legando la sua esperienza all’attualità, un po’ incerta, del paese d’oltralpe. “Io sono convinto che la Francia di oggi sia accogliente come quella del passato. Governo dopo governo, il mio paese non ha mai rifiutato un aiuto a nessuno. Credo che questa solidarietà continuerà, anche se ci dovesse esserci qualche stravolgimento enorme e se dovesse concretizzarsi il pericolo di un governo di estrema destra. Sono fiducioso per quanto riguarda il futuro”.

Gli esordi e l’inaspettato successo

Yves Montand in una scena del film Z - L'orgia del potere

Dopo gli esordi come assistente alla regia di pezzi grossi del cinema francese (Demy, Clément, tra gli altri), l’esordio da regista “in solitaria” arrivò nel 1965 con Compartiment tueurs (in Italiano, Vagone letto per assassini), una pellicola che pose le basi per il proseguimento della carriera del regista. “Quel film fu un inaspettato successo. Decisero di affidarmi la regia perché fui l’unico a riuscire a realizzare efficacemente la sceneggiatura, inoltre acconsentirono a coinvolgere Simone Signoret, che già conoscevo. Il successo al botteghino, poi, consentì di cementare il rapporto con attori e maestranze, come succede quando i film sono successi (con Signoret e Yves Montand, il rapporto professionale proseguì infatti per numerosi film successivi).

E riguardo Z – L’orgia del potere…

Il secondo film, Un homme de trop (Il 13º uomo), fu invece un mezzo flop”. Carriera a rischio? Tutt’altro. “Qualche tempo dopo arrivò da me mio fratello con un libro scritto da un suo amico (Vasilīs Vasilikos), proponendomi di realizzare un film adattandolo. Anche per dare una risposta al regime dei colonnelli (dittatura militare che governò la Grecia dal 1967 al 1973), ci mettemmo subito al lavoro: scrivemmo Z – L’orgia del potere in un mese e mezzo“.

Ma i problemi dovevano ancora iniziare. “Gli attori (un mix di talenti francesi, greci e italiani) accettarono subito. I produttori, invece, ci rifiutarono in massa: la vicenda dell’omicidio politico di un deputato li intimoriva. Alla fine, lo girammo in Algeria con una co-produzione franco-algerina. Montand (interprete del deputato), ispirandosi agli attori americani, mise in scena una performance incredibile, diede tutto sé stesso. Il film, nonostante una certa fatica iniziale, con sale mezze vuote, popolate solo da appassionati plaudenti, arrivò poi anche al grande pubblico”. E, aggiungiamo noi, agli Oscar, risultando tra i pochi film in lingua non inglese ad essere candidati a “miglior film”. Una tendenza, oggi, in crescita.

Quell’incontro con Salvador Allende

L'ex presidente cileno Salvador Allende

C’è poi un altro aneddoto formidabile legato al presidente cileno Salvador Allend. Attraverso un amico sceneggiatore, giunse infatti a Gavras la notizia che uno dei suoi film era stato proibito in Cile. Una cosa tira l’altra e Gavras si trovò in Sudamerica. “Lì capii che c’era qualcosa di strano. Il mio amico sceneggiatore mi fece incontrare Salvador Allende, una persona eccezionale, un medico di campagna rimasto medico di campagna che voleva il bene del popolo. Non voleva un paese socialista, ma un paese libero. Facemmo colazione insieme e ci chiarimmo. Partecipai anche ad una ospitata televisiva che fu una vera bomba”.

E sulla tragica fine di Allende: “Purtroppo, gli uomini come lui non sopravvivono in politica. E proprio sul Cile post-Allende, Costa-Gavras realizzò quello che è forse il suo capolavoro: Missing – Scomparso. Ci stiamo arrivando.

Costa-Gavras e il suo rapporto con Hollywood al Cinema Ritrovato

Sissy Spacek e Jack Lemmon in una scena del film Missing - Scomparso

Costa-Gavras, come spesso succede, ha iniziato la sua carriera in Europa, per poi entrare nei meccanismi del cinema internazionale. Meccanismi che, in un modo o nell’altro, portano a Hollywood. Cosa ne pensa però Gavras? “Io sono francese e mi sento un cineasta francese. A tutti gli effetti. Se ho girato film americani è perché le storie mi affascinavano. Nonostante questo, ho sempre messo dei paletti: i miei collaboratori dovevano essere francesi e la post-produzione doveva essere realizzata in Francia”.

Continua poi. “Non mi sono mai voluto trasferire definitivamente, un po’ per la mia appartenenza alla Francia, un po’ per la mia volontà di non emigrare una seconda volta. Proprio per questa ragione non mi sono mai voluto dedicare appieno al cinema americano. Ho fatto Missing – Scomparso perché la storia mi affascinava e perché mi diedero la possibilità di lavorare con Jack Lemmon, che volli a tutti i costi al mio fianco”.

E quel rifiuto…

Poi, con un certo stupore da parte della platea del Cinema Modernissimo, Costa-Gavras rivela quello che è probabilmente il suo rifiuto più clamoroso. Ho rifiutato Il padrino. La Paramount me lo propose ma non volli andare, non mi sentivo di inoltrarmi in temi del genere. Non mi sentivo il regista adatto”. E sull’incontro successivo con Francis Ford Coppola: “Qualche tempo dopo incontrai Coppola, che mi disse: “Grazie a te ho potuto fare il mio film”. Gli risposi semplicemente che non me l’ero sentita di affrontare temi così terribili come quelli del romanzo (di Mario Puzo, del 1969).

Il futuro al Cinema Ritrovato

Il regista Costa-Gavras con alcuni collaboratori dietro la macchina da presa

“Oggi, il cinema è ovunque” conclude infine il regista di origine greca, solleticato da Farinelli riguardo quello che potrebbe essere il futuro della Settima Arte. “Ogni sera basta accendere la televisione per vedere un film diverso. Non p sbagliato, ma non è neanche per questo che è nato il cinema. Come acquistare un libro o uscire di casa per andare a teatro, il cinema è uscire di casa, scegliere il film e andarlo a vedere. In sala. Solo in sala l’esperienza cinematografica è davvero completa: la sala ti isola e ti fa rivedere il film ogni volta come se fosse la prima. Io ho visto Napoleone di Gance varie volte, ma oggi mi è sembrata la prima. Ogni volta vedo nuovi particolari”.

E proprio riguardo alle sale: Le sale ci sono e ci saranno, dobbiamo fare di tutto per farle sopravvivere. Questa (il Cinema Modernissimo, appunto) è un meraviglioso luogo d’incontro, un gioiello, la gente viene da tutta la città per assistere ai film. E se anche il film non è piaciuto, torna comunque. Lo stato, il governo (lo dice in senso generale), deve aiutare il cinema e le sale. In Francia lo sta facendo bene, agevolando sia la produzione di pellicole che il lavoro di tanti artisti, tra cui tante donne. Gli stati devono sostenere la cultura perché sopravviva”. Come dargli torto?

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