Cos’è il “Kubrick Stare” e perché racchiude tutto il suo cinema

Oggi, giovedì 7 marzo, è il venticinquesimo anniversario dalla scomparsa di Stanley Kubrick, uno dei registi più geniali, visionari, ecclettici e influenti dell’intera storia del cinema. Un artista che ha saputo mettere il concetto di qualità davanti a quello di quantità, di cui abbiamo analizzato il cosiddetto Kubrick Stare.
Un fotomontaggio della Kubrick Stare che unisce Jack Torrance (Jack Nicholson) di Shining, Leonard Lawrence "Palla di Lardo" (Vincent D'Onofrio) di Full Metal Jacket e Alex DeLarge (Malcolm McDowell) di Arancia Meccanica

Nella vita di ogni cinefilo si annida il ricordo di un film, di un attore o di un regista che lo ha profondamente segnato. Nella giornata di oggi, 7 marzo, di venticinque anni fa, Stanley Kubrick ci lasciava insieme ad un testamento filmografico, artistico e culturale, per molti – compreso chi scrive – senza precedenti. Il regista statunitense naturalizzato britannico ha sempre riempito il cuore di chi ama, studia e approfondisce la settima arte, diventando una delle icone più significative della storia del cinema ed influenzando i cineasti di tutto il mondo con il suo modo di fare cinema, sia dal punto di vista narrativo, che da quello formale. Tra i vari esempi che si potrebbero fare, c’è anche il Kubrick Stare.

Geniale, eclettico, e visionario è da molti considerato “Il regista”, colui che è riuscito a risaltare – con “i suoi soli tredici film” – il concetto di qualità, rispetto a quello di quantità. Kubrick è stato in grado di esplorare dimensioni non ancora percorse, e non solo un viaggio cinematografico spaziale, ma anche gli orrori bellici in modo inedito, la frustrazione sessuale nelle sue varie sfaccettature, fino alla dimensione onirica. Kubrick è sempre stato interessato all’umano, nel senso più intimo del termine, lasciando in secondo piano, in qualche modo, gli eventi, a favore della modalità in cui gli umani si muovono all’interno di essi. Solo con una forte caratterizzazione e stratificazione visiva poteva riuscire a fare quanto oggi vediamo dei suoi film.

Che cos’è il Kubrick Stare?

Malcom MacDowell (Alex) in una scena del film Arancia Meccanica

Come già detto, lo sguardo dei protagonisti nei film di Kubrick sono un elemento meno banale di quanto si possa pensare. E lo sono ancora meno se si considera quanti altri registi (anche grandi registi) abbiano riutilizzato il Kubrick Stare, a loro modo. Basti pensare ad Anthony Hopkins ne Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, o quella del Joker di Heath Ledger. Tale inquadratura è, a suo modo, presente in molti dei film del regista, anche se ufficialmente nasce nel prodotto del 1971, Arancia Meccanica. Non lasciatevi spaventare dallo sguardo inquieto (e inquietante) del protagonista Alex. È solo il frame, per quanto significativo, di una pellicola.

Ma cos’è esattamente il Kubrick Stare? Fondamentalmente è uno sguardo torvo, che necessita di un primo piano tendenzialmente frontale, per essere colto al meglio, ma che in alcuni casi vede il protagonista dell’inquadratura posizionato di tre quarti. Nella stesso film del ’71, ci sono molteplici sguardi in camera di questo tipo, così come anche in altri lungometraggi della sua filmografia, come Shining, o ancora Full Metal Jacket. Appena dopo i titoli di testa, stacco…e vediamo il volto del personaggio interpretato da Malcolm McDowell per più di un istante. Ha l’occhio destro truccato e l’aria di chi non presenteresti a tua figlia. Poi una carrellata all’indietro ci mostra il Korova Milk Bar.

Cosa vuole mostrarci con quell’inquadratura? Per molti, magari nulla. Per Kubrick, tutta l’“ultraviolenza” che da lì a breve avremmo visto. Il Kubrick Stare si presenta con il volto di chi è inquadrato con il mento che tende verso il basso, mentre gli occhi, quasi a dar vita ad un ossimoro visivo, sono rivolti verso una prospettiva più alta. Nel caso specifico, secondo quanto lo stesso McDowell ha rivelato durante un’intervista all’Entertainment Weekly, mentre la sinfonia di Beethoven suonava a volume alto, Kubrick disse semplicemente all’attore: “Guarda cosa succede!”. E indovinate cosa successe? Finalmente, successe che era nato il Kubrick Stare.

Che cosa rappresenta il Kubrick Stare?

Jack Nicholson (Jack Torrance) in una scena del film Shining

Dopo aver visto quella di Alex, vediamo adesso un’altra immagine che è entrata nell’immaginario collettivo. Stiamo parlando di Jack Torrance, interpretato da Jack Nicholson in Shining. Sono passati nove anni dal film che ha consacrato il Kubrick Stare, eppure rieccoci qui, con gli stessi presupposti visivi, ma con una storia differente. Tutti conoscono la trama del film, che ha in parte rivoluzionato il genere dell’horror, sia dal punto di vista della scrittura, che da quello dei codici formali, con le tanto amate inquadrature fisse, l’uso di grandangoli, fino ad una simmetria che riesca a mettere al meglio a fuoco il personaggio all’interno dello spazio in cui opera.

Jack Torrance impazzisce. Non è già pazzo, ma lo diventa. E tra i tanti momenti in cui lo notiamo, c’è quella delineata dall’inquadratura in esame. Gli occhi cambiano, e con essi tutto intorno cambia. Questa tecnica rompe un po’ quella che è la quarta parete scenica, chiamando in causa lo spettatore, costretto a ricambiare lo sguardo ed essere maggiormente coinvolto, proprio nel momento in cui quella inquadratura risalta, attraverso lo sguardo del personaggio, quanto sta per accadere. Assolutamente nulla di buono. Il Kubrick Stare mette l’accento sul male (o malizia) delle dinamiche raccontate. Non c’è nulla di positivo, come d’altronde, nella maggior parte dei casi, non lo sono i protagonisti dei suoi film.

Altri Kubrick Stare (o presunti) della sua filmografia

Joe Turkel (Lloyd) in una scena del film Shining

Siamo partiti con i primi due esempi, probabilmente, più iconici. Quelli di Arancia Meccanica e Shining sono tra gli sguardi in camera che nessun cinefilo può ignorare. Probabilmente insieme a quello di Norman Bates in Psyco, di un altro gigante della storia del cinema. Ma attenzione a questo caso “fuori contesto”, perché il film di Alfred Hitchcock, essendo uscito nel 1960, è di gran lunga precedente al film che ha consacrato la tecnica in questione. Per quanto questo discorso possa sembrare fuorviante, in realtà non lo è affatto, poiché anche all’interno della filmografia dello stesso regista statunitense ci sono sia altri esempi di Kubrick Stare, sia altri che non lo sono del tutto. Scopriamoli insieme!

“Palla di lardo” in Full Metal Jacket

Vincent D'Onofrio (Palla di lardo) in una scena del film Full Metal Jacket

La specularità delle trame è una delle caratteristiche principali dei film di Stanley Kubrick. In molti casi, i suoi protagonisti partono da un punto A per, una volta raggiunto il punto B, tornare al punto A, ma in maniera totalmente differente e mai davvero migliorati. Anzi. Come nel caso di Leonard Lawrence, anche conosciuto come “Palla di lardo”, che meglio di chiunque altro conosce gli orrori bellici e come questi ti cambino in modo definitivo. Un po’ come abbiamo già visto con Il cacciatore di Michael Cimino. E purtroppo la sorte di uno dei protagonisti ricorda quella del personaggio di Vincent D’Onofrio. Guarda in camera. Lo fa diverse volte, prima del peggio. Un ottimo esempio di quel tipo di sguardo.

Il generale Jack D. Ripper

Sterling Hayden (Jack D. Ripper) in una scena del film Il dottor Stranamore

È il momento di fare un salto indietro. È il 1964 quando esce un altro pilastro cinematografico del cineasta, ossia Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Un titolo vasto per un film che lo è ancor di più. Altro film di guerra, ma ora satirico, il titolo mescola dramma e commedia sullo scottante tema della Guerra Fredda, che allora si stava consumando. Il tema è l’immagine qui sopra. Ormai, saremmo quasi tentati di mettervela come quiz, ma lo suggeriamo noi. C’è lo sguardo in camera, ma l’angolazione è dal basso. Dunque, nonostante il dramma sia imminente, non è un Kubrick Stare. D’altronde, Arancia meccanica sarebbe uscito solo sette anni dopo.

Alice in Eyes Wide Shut

Nicole Kidman (Alice) in una scena del film Eyes Wide Shut

Primo donna della lista. Non è la protagonista del film, ma Nicole Kidman, nei panni di Alice, è un esempio di Kubrick Stare. Siamo in camera da letto, con il marito Bill, interpretato da Tom Cruise. Ripresa frontalmente in primo piano, lo sguardo tende verso il basso, ma ha gli occhi di chi non teme quelli degli altri, sia del marito, che del pubblico. Ha uno sguardo dolce, penserete. Eyes Wide Shut, occhi aperti, chiusi. Un titolo ossimorico richiama il mondo onirico. Bill si domanda se lei lo tradisce. Forse nella realtà, forse in un sogno. Alice ha il volto dolce, ma non per Bill, a cui rubiamo gli occhi per vederla. Il punto di vista è il suo, non il nostro.

Lolita, una giovane Femme fatale

Sue Lyon (Lolita) in una scena del film Lolita

L’autodistruzione di un professore universitario divorato dall’amore impossibile per Lolita. Occhiali a cuore, sguardi ammiccanti e un’hula hoop che ruota attorno alla sua “vita” (come fa anche Humbert), Lolita è il secondo personaggio femminile della lista. La ragione per cui un intellettuale decide di sposare una donna solo per poter star vicino alla figlia, meditando persino di uccidere la prima. Graffiante e grottesco (nel senso buono del termine), nel 1962 Kubrick mette in scena la totale perdita della ragione di un uomo per un’adolescente che, conscia dell’effetto che provoca a questo, lo seduce con sguardi maliziosi. Tra i tanti, c’è anche quello dell’immagine qui sopra. Non un vero Kubrick Stare, vista l’inquadratura in campo medio, ma qualcosa di molto simile.

David Bowman in 2001: Odissea nello spazio

Keir Dullea (David Bowman) in una scena del film 2001: Odissea nello spazio

Ultimo, ma di certo non ultimo, non poteva mancare un riferimento a 2001: Odissea nello spazio, un monolite eterno della storia del cinema. “Odissea” perché racconta un viaggio di ritorno da luoghi sconfinati. Un ritorno alla partenza: fin dalla prima scena, quando un monolite si presenta alla nostra versione più antica, la scimmia. Un film che fa presumere il peggio. La non fiducia (o troppa fiducia) dell’uomo nei confronti della tecnologia, destinata a sovrastarci. Lo comprende anche il protagonista (ma è lui il vero protagonista del film?), quando sul finale guarda in camera spaventato. Il Kubrick Stare sarebbe nato tre anni dopo, ma il regista lo ha già abbozzato più volte. David torna in uno stato fetale, concludendo definitivamente il viaggio di “ritorno”.

HAL9000, il vero volto del futuro

HAL9000 in una scena del film 2001: Odissea nello spazio

Avevamo parlato di un riferimento, ma abbiamo deciso di metterne due. Questa è una provocazione, ce ne rendiamo conto, ma ci sembra il modo migliore per concludere questo viaggio (sperando che il nostro sia di andata). Durante il film vediamo David in soggettiva, come detto prima, come se dall’altra parte, la nostra, ci sia qualcuno. È HAL9000. Si scambiano sguardi. HAL9000 guarda David, con lo sguardo torvo di un Kubrick Stare, e David guarda HAL9000. Viene mostrato (anche qui in soggettiva) come se fosse uno schermo nero (magari perché il cinema è il vero monolite della storia?). Infine, anche questo completa il suo viaggio di ritorno allo stato infantile, cantando Giro giro tondo.

Parlare di Stanley Kubrick e della Kubrick Stare non è una missione semplice, ma abbiamo provato a riassumervi il suo significato con gli esempi (e non esempi) principali. Ve ne vengono in mente altri? Fatecelo sapere!

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