Chinatown: 50 anni dopo, il vero delitto è lasciare che vada perduto

50 anni fa debuttava nelle sale cinematografiche Chinatown, pellicola scritta da Robert Towne e diretta dal maestro Roman Polanski. Un noir anni Trenta cotto al sole degli anni Settanta. Un capolavoro assoluto della Settima Arte che rappresenta lo specchio di un mondo corrotto e privo di giustizia.

Sono passati 50 anni dalla prima uscita nelle sale cinematografiche di Chinatown, pellicola del 1974 scritta da Robert Towne e diretta dal maestro Roman Polanski (al suo ultimo film americano). Inserito dall’American Film Institute al ventiduesimo posto nella lista dei cento migliori film americani di sempre, Chinatown rappresenta una delle più felici e originali riletture contemporanee del detective movie di eredità chandleriana.

Un noir in stile vecchia Hollywood, cotto al sole degli anni Settanta e orchestrato alla perfezione da un cast stellare: Jake Nicholson, di cui abbiamo raccolto i TOP 10 ruoli da squilibrato, è il cinico, arguto e onesto detective Jake Gittes; Faye Dunaway è la glaciale ed elegante femme fatale Evelyn Mulwray; John Huston (regista de Il mistero del falco) è il patriarca onnipotente Noah Cross, perverso fulcro di una tragica storia di avidità, morte e incesto.

Chinatown è un capolavoro assoluto della Settima Arte, candidato a ben undici nomination alla 47esima edizione degli Academy Awards (vincitore del premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura). La qualità dei dialoghi, lo spessore dei personaggi e l’eleganza visiva della messa in scena sono al servizio della spietata disamina di Polanski di un mondo senza appello o riscatto, corrotto e dominato dalla brama di potere. Un’opera alta e raffinata, fonte di gloria per i partecipanti all’impresa e di gioia per il pubblico.

Chinatown: di cosa parla

Ci troviamo nella Los Angeles degli anni Trenta. Il detective privato Jake J. Gittes viene incaricato da una donna che si presenta come la signora Evelyn Mulwray di investigare sulla presunta infedeltà del marito Hollis Mulwray, ingegnere capo del Dipartimento acqua ed energia di Los Angeles. Gittes pedina Hollis e scatta delle foto che lo ritraggono in compagnia di una giovane donna, ma è costretto a fare i conti con la realtà quando riceve l’imbarazzante visita della vera signora Mulwray.

La vicenda si fa sempre più complessa e intricata quando la polizia ritrova il corpo senza vita del signor Mulwray in un bacino d’acqua dolce. Le indagini conducono a traffici illeciti nell’erogazione dell’acqua, dietro le cui manovre si nasconde il vecchio e potente Noah Cross, padre di Evelyn ed ex socio del marito. Il signor Cross vuol far costruire con il denaro pubblico un lago artificiale e realizzare in questo modo imponenti speculazioni edilizie.

Ma le sorprese non sono finite qui. Gittes scopre infatti che Evelyn è stata violentata a quindici anni dal padre ed è rimasta incinta. La giovane fotografata con Hollis Mulwray non era l’amante, bensì la figlia e sorella di Evelyn; il padre, dal quale è stata tenuta lontana e nascosta, la rivuole a tutti i costi con sé, mentre la madre cerca di proteggerla.

La resa dei conti si tiene a Chinatown, dove Gittes ha vissuto un passato carico di dolorosi ricordi. Evelyn Mulwray viene qui uccisa dalla polizia mentre tenta la fuga con la figlia. L’impotente detective viene allontanato dalle forze dell’ordine e Noah Cross prende con sé la figlia/nipote, che diventa una sua proprietà personale. Un’amara e indimenticabile conclusione che lascia Jake e lo spettatore impietriti. Siamo nella Nuova Hollywood, dove la violenza non è mai fuori campo.

Le sperimentazioni formali nella Nuova Hollywood

Jack Nicholson e Faye Dunaway in una scena del film Chinatown

Il movimento della Nuova Hollywood fu fondante per la rinascita industriale hollywoodiana, all’insegna della paura e della catarsi, della malinconia, del rilancio di una narrazione spesso storica e autoriflessiva, ma anche laboriosa e stupefacente. Un cinema capace di parlare a un’intera generazione in tutto il mondo.

Il cinema della Nuova Hollywood era anticonformista e ricco di sperimentazioni formali. Le nuove tecnologie (il Panavision, formato anamorfico, sostituisce il Cinemascope) producevano immagini più stabili e movimenti di macchina più fluidi che permettevano agli operatori di spostarsi agevolmente tra la folla.

In Chinatown il direttore della fotografia John A. Alonzo utilizzò la Panaflex della Panavision che, nonostante il suo peso, permetteva all’operatore di effettuare riprese in spazi angusti. Alonzo la sfruttò per realizzare meticolosi piani-sequenza grandangolari, simili per certi versi alle inquadrature panoramiche dei musical del MGM. Ma Chinatown non è cinema d’evasione: qui si parla di stupri, incesti, potere ed eredità.

Lascia perdere Jake, è Chinatown

John Huston e Jack Nicholson in una scena del film Chinatown

Chinatown è ispirato alla storia vera del capo del Dipartimento delle acque di Los Angeles, William Mulholland, accusato di aver deviato le acque della Owens Valley per favorire l’espansione della città. Le opere di Mulholland ebbero un notevole impatto ambientale, basti pensare che l’acquedotto prosciugò completamente il Lago Owens: un vero e proprio “stupro” del territorio.

In Chinatown Gittes scopre le ombre che si celano dietro una Los Angeles all’apparenza pigra e onirica. Il crimine è intorno a lui, ovunque si volti. La corruzione si diffonde a macchia d’olio e abbraccia tutta la città. Non si tratta di semplice avidità: alla domanda di Gittes su cosa vorrebbe comprare che non può già permettersi, Noah Cross risponde “il futuro”.

Il quartiere di Chinatown diventa così la metafora dell’impossibilità di cambiare le cose e di costruire un mondo diverso. Il simulacro di un passato immodificabile e di una società in cui la legge e la giustizia non possono regnare. Il mistero viene risolto, ma il caos della violazione e del sopruso, sotto l’ordine apparente, è riconfermato per sempre:

Lascia perdere Jake, è Chinatown”.

La sceneggiatura oscura di Roman Polanski

Roman Polanski e Sharon Tate in una foto del loro matrimonio

Tre anni prima di dirigere Chinatown, Roman Polanski era stato sconvolto dalla morte della moglie Sharon Tate, uccisa in un eccidio di cui potete recuperare qui la tragica vicenda. La morte di Sharon fu per Polanski la folata che spazzò via ogni illusione residua riguardo gli uomini e la loro moralità. La goccia che fece traboccare il vaso e lo spinse a riscrivere totalmente la sceneggiatura di Robert Towne, conferendole un alone molto più cupo e oscuro.

Durante una lezione di cinema tenuta da Jean-Pierre Lavoignat, caporedattore della rivista Studio, Roman Polanski raccontò i dissidi avuti con Towne durante la scrittura di Chinatown: “Robert aveva lavorato a lungo sulla sceneggiatura, finendola prima che subentrassi io nel film, ma così com’era non si poteva girare. Era lunga duecento pagine, vale a dire quattro o cinque ore di film. La struttura era troppo libera, c’erano troppi personaggi, bisognava ridurli, dare un po’ di rigore e disciplina, ma Robert difendeva ogni singola parola del dialogo. Litigavamo tutti i giorni”.

Due le questioni principali su cui erano in disaccordo: “La prima è che Robert non voleva che il detective (Jack Nicholson) andasse a letto con Evelyn (Faye Dunaway). Mentre a me sembrava necessario. Nei film noir dei bei tempi, quelli in cui è ambientato il film, non si sa se le donne vanno a letto per amore, per piacere, per interesse o per inganno. Trovavo che la cosa aumentasse la suspense. La seconda è che non voleva che alla fine Evelyn morisse. Io ero dell’avviso che in un film sulla corruzione e l’ingiustizia non dovessimo metterci a fare i giustizieri. Trovo necessario che a essere sconfitto sia il buono, che lo spettatore abbia ben presente, uscendo dalla sala, la frustrazione dell’ingiustizia”.

Un colpo di pistola nell’occhio di Evelyn. Una panoramica a schiaffo che svela l’atrocità. Un finale che secondo Robert Towne simboleggia “il tunnel in fondo alla luce”. E voi cosa ne pensate di Chinatown? Fateci sapere la vostra nei commenti!

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