Bussano alla porta, recensione: l’apocalisse di M. Night Shyamalan

M. Night Shyamalan mette in scena la fine del mondo secondo una sua personalissima visione. Con un reparto tecnico ineccepibile e una regia figlia del suo grande talento, Bussano alla porta è un grande film contemporaneo sull’apocalisse e sulla modernità.
Dave Bautista, Ben Aldrige, Jonathan Groff e Kristen Cui in una scena del film Bussano alla porta

Poco dopo Old, grande film di M. Night Shyamalan del 2021, avevano già cominciato a girare le prime voci sul suo successivo progetto. Pochissime informazioni si sapevano fino a diversi mesi dall’annuncio ufficiale di Bussano alla porta, ma la curiosità era già tanta.

Bussano alla porta: torna l’imprevedibile M. Night Shyamalan

Ed è proprio questo uno degli aspetti più intriganti delle opere di questo abile regista: non sai mai cosa ti troverai davanti. Le tue aspettative poggiano sempre su fragili sostegni proprio perché a Shyamalan non interessa rincorrere una moda, ma raccontare la sua storia nel modo più personale gli riesca. Così fece con Signs, con The villlage, con la Eastrail 177 Trilogy (Unbreakable, Split e Glass), con The Visit e con la stragrande maggioranza dei suoi film, riuscendo così a creare una filmografia davvero originale (e a questo proposito, abbiamo già stilato una classifica dei suoi migliori twist ending, caratteristica distintiva dei suoi film e mai così tanto in Bussano alla porta). E questo ultimo film non fa eccezione.

Bussano alla porta mette in scena una dicotomia umana, due diversi modi di vedere il mondo. Con un reparto tecnico di altissimo livello, con una fotografia, una regia e persino una scenografia che riescono magistralmente a valorizzare un ambiente tanto semplice e contenuto come la baita nel bosco in dove si svolge l’ottanta per cento della narrazione, ci troviamo davanti a qualcosa di davvero intrigante.

Scambi e dialoghi, già di per sé scritti con grande abilità, sono sostenuti da una regia chirurgica. Shyamalan non rinuncia a virtuosismi ponderati e cuciti sulle scene, per niente forzati, che rapiscono lo spettatore. Si attacca ai personaggi, grandissimi punti di forza del film, e non si stacca più. I nostri protagonisti e comprimari sono così ben caratterizzati e raccontati, che bastano pochi minuti per immergerci in vite che non sono la nostra. Anche il ritmo del film è davvero ben calibrato e nel complesso regala una tensione costante.

Un’originale rappresentazione dell’apocalisse

Dave Bautista, Rupert Grint, Abby Quinn e Nikki Amuka-Bird interpretano i quattro cavalieri dell'apocalisse nel film Bussano alla porta

Nonostante si tratti di un setting già visto varie volte in una miriade di film (home invasion et similia) Shyamalan non cade nel cliché. Con protagonisti rinchiusi ed isolati con una minaccia esterna che irrompe non era facile essere così avvincenti. Le premesse iniziali vengono totalmente sovvertite abbastanza in fretta e il regista si diverte a giocare non solo con i generi, ma con le stesse aspettative di chi guarda. Viene così a crearsi qualcosa di davvero singolare ed originale (sia nelle scelte narrative che nella messa in scena).

Molto interessante l’escamotage narrativo che passa dal mostrare ciò che accade in TV e la realtà in modo alternato, quasi a sottintendere si tratti di due diversi piani di realtà. Lo schermo sembra incarnare la vera realtà mentre la baita diviene un luogo senza tempo. Pure il trattamento che è stato fatto degli atipici cavalieri dell’apocalisse si rivela una scelta vincente che premia la qualità complessiva dell’opera.

La fine del mondo come pretesto

Ben Aldridge, Jonathan Groff e Kristen Cui interpretano i protagonisti del film Bussano alla porta

Le scelte di Shyamalan diventano per l’ennesima volta un pretesto per parlare di tanto altro. Vengono tirate in ballo fake news, estremismi e pseudo-religioni, realtà plasmata dalle immagini, la caduto di ogni credo, la fine del mondo, cosa conta davvero nella vita di ognuno in un continuo lavoro di sovrapposizioni interpretative. Come per tanti altri film, l’ambiguità diviene sinonimo di profondità concettuale, e M. Night Shyamalan lo sa fare davvero bene.

Come lo stesso regista ha affermato nel corso di svariate interviste, l’elemento bizzarro ricorre sempre nei suoi film, confermando ciò che ci siamo detti. Bussano alla porta seppur non sia il miglior film del regista, ci ricorda della sua enorme bravura e vede ritornare ancora una volta quelle caratteristiche più personali che ci hanno fatto innamorare del suo cinema.

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