Bryan Cranston e gli altri: 10 attori magnifici consacrati da serie TV

La serialità televisiva è stata, in questi ultimi anni, una vera e propria fonte di prestigio per numerosissimi attori del panorama statunitense. Bryan Cranston di Breaking Bad, ma non solo. Per scoprire tutta la lista, leggete il nostro articolo!
Bob Odenkirk (Jimmy McGill) in Better Call Saul, James Gandolfini (Tony Soprano) ne I Soprano, Bryan Cranston (Walter White) in Breaking Bad, Jon Hamm (Don Draper) in Mad Men e Pedro Pascal (Joel) in The Last of Us fra i migliori attori di serie TV

L’arte della recitazione, ai suoi massimi livelli, regala parabole imprevedibili. Di cadute e ascese, tracolli e risalite se ne vedono di ogni tipo. C’è però un fenomeno che, negli ultimi venti, venticinque anni, ha cambiato il modo di accedere alla storia dell’arte recitativa: la serialità televisiva. Chiedere a Bryan Cranston (Walter White di Breaking Bad, per fare un nome) e colleghi (alcuni dei quali protagonisti dell’articolo che segue) quanto le loro carriere siano state stravolte (in positivo) grazie alle serie di cui sono stati protagonisti.

Le serie televisive, ovviamente, esistevano anche prima degli anni Novanta/Duemila, ma solo dai decenni in questione i protagonisti del piccolo schermo (e poi di computer, Playstation, e via dicendo, in relazione al progressivo aumento di supporti che consentono la visione di serie) hanno iniziato a vedere stravolte le proprie (fino a quel momento perlopiù dimenticabili, o dimenticate) carriere cinematografiche precedenti (e talvolta anche successive). La serialità oggi non è più un compendio all’attività cinematografica, un ricco esilio (stiamo un po’ esagerando, ma seguiteci) in cui leccarsi le ferite (vedasi C’era una volta a… Hollywood), ma l’approdo definitivo, qualitativamente validissimo e artisticamente cruciale, di un numero sempre maggiore di ottimi interpreti che hanno trovato nelle serie un’inaspettata manna per le loro carriere.

Per rimarcare quanto le serie abbiano influito, influiscono e, soprattutto, influiranno, sul mondo della recitazione (perlopiù negli Stati Uniti), eccoci con una breve lista di dieci interpreti (soprattutto cinematografici) che hanno visto il punto più alto della loro carriera in uno (o più) ruoli seriali, spesso in alcune delle opere più (giustamente) acclamate della storia della televisione. E non lo diciamo noi, ma l’autorevole lista realizzata dalla BBC, colosso britannico del broadcasting. Bene, ora che l’introduzione è stata portata a termine, cominciamo senza indugi. E, ve lo diciamo già, cominciamo col botto.

Bryan Cranston

Bryan Cranston è Walter White in una scena della serie Breaking Bad

La performance di Bryan Cranston nei panni di Walter White è probabilmente una delle migliori di sempre in un prodotto televisivo (e, ci allarghiamo, non solo televisivo). In una delle migliori (la migliore?) serie di sempre: Breaking Bad. In un crescendo costante di violenza e rabbia, ossessione e apatia, l’interpretazione di Cranston nella serie di Vince Gilligan è senza dubbio il punto più alto di una carriera, quella dell’attore, iniziata addirittura a fine anni Ottanta

Proseguita poi tra comparsate televisive (perlopiù in ruoli comici occasionali, fatta eccezione per la serie Malcolm, dove è co-protagonista) e cinematografiche (senza grandi picchi), senza mai sbocciare del tutto. Almeno fino all’incontro con la serie targata AMC, che segnò il trionfo assoluto e inaspettato per l’attore, vincitore di una valanga di premi, e che vide la sua carriera rilanciarsi in modo inaspettato (con all’attivo anche una candidatura all’Oscar). Se oggi Cranston è uno degli attori più noti (e influenti) del panorama internazionale, larga parte va (oltre al talento dell’attore) a Walter White e al suo laboratorio di metanfetamina.

James Gandolfini

James Gandolfini è Tony Soprano in una scena della serie I Soprano

In  costante competizione con Breaking Bad, Mad Men, Twin Peaks (e poche, pochissime altre) nella gara alla palma di miglior serie televisiva di sempre, I Soprano ha tra i suoi punti di forza la performance del compianto attore di origine italiana James Gandolfini, attivo già dai primi anni Novanta, dove era perlopiù coinvolto in opere minori, in ruoli da comprimario. Anche in questo caso, la serie televisiva di cui sopra fu una svolta assoluta, sia per il mondo della televisione sia per l’attore stesso.

Nonostante in precedenza non avesse mai ricoperto ruoli di particolare rilievo, nei panni di Tony Soprano, (fittizio) boss della mafia italoamericana del New Jersey, l’attore si impose come uno dei migliori interpreti drammatici nella televisione statunitense dei primi anni Duemila. Gigioneggiando sui suoi co-protagonisti, alternando registri e mantenendo una incredibile costanza qualitativa nel corso delle sei stagioni, il suo personaggio è sfaccettato, potentissimo, terrificante e, nonostante questo, incredibilmente umano. Un antieroe moderno, che senza il volto apparentemente bonario di Gandolfini non sarebbe stato altrettanto efficace.

Jon Hamm

Jon Hamm è Don Draper in una scena della serie Mad Men

Attivo sia nella televisione che nel cinema, Jon Hamm non ha mai fatto mancare il suo apporto a pellicole e serie di cui è stato protagonista (tra le più interessanti si segnalano The Town e Baby Driver – Il genio della fuga tra le prime, 30 Rock tra le seconde). Ma, nonostante la valanga di opere a cui ha preso parte in quasi trent’anni di carriera, nessuna può superare per qualità e, soprattutto, per interpretazioni, Mad Men, serie televisiva andata in onda per sette stagioni, tra il 2007 e il 2015.

Impegnato nel ruolo di Don Draper, direttore creativo della Sterling & Cooper, fittizia e potentissima agenzia pubblicitaria newyorkese, attiva negli anni Sessanta, la cui influenza all’interno dell’azienda si espande per decenni, Hamm regalò agli spettatori della serie una delle performance più carismatiche della storia della televisione americana. Una sigaretta dietro l’altra, un’astuzia dietro l’altra, l’attore statunitense ritagliò un ruolo iconico e carico di tormento, capace di far entrare il suo interprete, con buon diritto, nella storia della televisione.

David Harbour

David Harbour è Hopper in una scena della serie Stranger Things

Con le prime parti ricoperte nei primi anni del nuovo millennio, la carriera di David Harbour sembrava destinata a grandi cose. Kinsey con Liam Neeson, I segreti di Brokeback Mountain con l’accoppiata Ledger/Gyllenhaal, La guerra dei mondi di Spielberg, un “James Bond” (Quantum of Solace) e una parte in Revolutionary Road con DiCaprio-Winslet. Poi, a dire la verità, poco altro, e la sensazione che la sua carriera, fortemente in ombra, fosse destinata ad una stagnazione in ruoli da comprimario.

Poi, nel 2016, la svolta, una di quelle che ti cambiano la vita: il ruolo di Hopper nel fenomeno (poi diventato pop) Stranger Things. Da lì, un ruolo memorabile, ironico e drammatico, carico di conflitti interiori, la fama globale, le candidature ai maggiori premi televisivi (Emmy, Golden Globes e Screen Actor Guild Awards) e, soprattutto, l’amore incondizionato della valanga di spettatori della serie televisiva ideata dai Duffer Brothers. Dal (quasi) anonimato, alla fama immortale. Lo si può dire senza censure: Netflix ha fatto anche cose buone!

Neil Patrick Harris

Neil Patrick Harris è Barney Stinson in una scena della serie Hoy I Met Your Mother (E alla fine arriva mamma)

Il grande cuore di Clara (per cui venne candidato al Golden Globes, a nemmeno quindici anni), Gone Girl, Matrix Resurrection e Il talento di Mr. C sono solo alcuni dei film a cui Neil Patrick Harris ha preso parte. Voi ve li ricordavate tutti? Probabilmente no. Nonostante la buona costanza delle sue interpretazioni da caratterista infatti, l’attore ha ottenuto la sospirata consacrazione grazie a quello che è tuttora il culmine della sua carriera: il ruolo di Barney Stinson, nella serie di culto How I Met Your Mother.

Il personaggio del playboy newyorkese non è solo tra i più riusciti della serie, ma è anche il più sfaccettato, il più ricco di cambiamenti e, a dispetto del tono che si dà lo stesso Barney, anche quello con più carica umana. A conti fatti, uno dei più drammatici. Nonostante l’atteggiamento infantile e la faccia “da schiaffi” che si porta in dotazione dall’attore che lo interpreta. Un personaggio reso con la brillantezza che caratterizza il comico e l’abilità che caratterizza il grande attore. Alla fine, tutto va messo sul piatto della bilancia.

Hugh Laurie

Hugh Laurie è Gregory House in una scena della serie Dr. House - Medical Division

C’è poco da fare, Hugh Laurie ha legato il suo nome alla serie Dr. House – Medical Division e, di conseguenza, il personaggio di Gregory House sarà per sempre legato alla fisicità asciutta e apparentemente impassibile di Laurie. Qualche sparuta comparsata cinematografica dell’attore (e cantante, oltre che scrittore) si ricorda (La maschera di ferro e il recente La vita straordinaria di David Copperfield). Così come qualche altra apparizione televisiva (The Night Manager, per la quale ha vinto il suo terzo Golden Globe).

Ma, gira e rigira, la leggendaria interpretazione del dottore statunitense è e rimarrà il vertice della sua carriera. Tra genialità e cinismo, esperienza e meticolosità, il dottore (ispirato alla figura istrionica di Sherlock Holmes) ha fruttato all’interprete britannico i primi due Globes, una valanga di altri premi e, nuovamente, l’amore incondizionato del pubblico, che, proprio grazie alla serie, ne ha scoperto (tardivamente) il talento. Se c’è qualcuno che Laurie deve ringraziare, questo è certamente House. E se c’è qualcuno che House deve ringraziare, questo è certamente Laurie.

Bob Odenkirk

Bob Odenkirk è Jimmy McGill/Saul Goodman in una scena della serie Better Call Saul

La carriera di Bob Odenkirk è tra le più particolari della nostra lista. “Nato” come sceneggiatore di alcuni degli show televisivi statunitensi più noti in assoluto (Saturday Night Live, per fare un nome) e come comico, Odenkirk fece il suo debutto al cinema quasi trentenne, accontentandosi per una quindicina d’anni buoni di ruoli da comparsa, o quantomeno di contorno, e continuando un’attività televisiva (poi spostatasi sulla serialità), altrettanto marginale. Poi, come per Bryan Cranston, l’incontro con Vince Gilligan, e con il personaggio del viscido avvocato Saul Goodman, cambiarono radicalmente le prospettive.

Comparso prima in Breaking Bad, in supporto ai protagonisti (ma con un ruolo comunque di assoluto spessore), poi in Better Call Saul, bella almeno quanto la serie “madre”, di cui Odenkirk è il mattatore assoluto, Odenkirk ha sfoggiato tutto il suo talento attoriale (fino a quel momento latente). Capace di cambiare registro in continuazione (e con eguale efficacia), dal comico al drammatico, dall’ironico al rabbioso, l’attore nato in Illinois ci ha regalato una performance (e un personaggio) a tutto tondo, ritagliata su misura per lui. Una performance capace di far (ri)partire una carriera. Come in effetti è stato.

Pedro Pascal

Pedro Pascal è Joel Miller in una scena della serie The Last of Us

Se c’è un uomo che ha saputo sfruttare al massimo la sua partecipazione a serie di primo livello, questo è senza dubbio Pedro Pascal. Mai fortunatissimo per quanto riguarda le comparsate cinematografiche (ma c’è ancora tempo per rimediare: i progetti non gli mancano di certo, tra cui uno dei più attesi della Marvel), l’attore di origine cilena ha fatto della serialità il suo personalissimo territorio di caccia, tanto che ci è anche difficile scegliere una sola tra le sue ottime interpretazioni per il piccolo schermo come quella più simbolica della sua ascesa. Per sollevarci da ogni responsabilità, le mettiamo tutte.

Lanciato da Il trono di spade (dove interpreta per sette memorabili puntate la Vipera Rossa, Oberyn Martell), Pascal ha poi partecipato a Narcos (nel ruolo di Javier F. Peña), The Mandalorian (il mandaloriano protagonista) e, soprattutto, a The Last of Us, nel ruolo di Joel Miller, performance che lo ha definitivamente lanciato nel pantheon della serialità statunitense e nell’albo dei vincitori di uno dei premi più prestigiosi del panorama internazionale (lo Screen Actor Guild Award). Se c’è un ruolo che verrà ricordato, sarà probabilmente quest’ultimo. Ma, come dicevamo, l’attore ha tutto il tempo di smentirci.

Andy Samberg

Andy Samberg è Jake Peralta in una scena della serie Brooklyn Nine-Nine

Lanciato da commedie la cui valutazione oscilla tra il bruttino e il brutto forte (fatta eccezione per l’ultima, Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani, per la quale l’attore è stato candidato a svariati premi e della quale è stato anche produttore) e da una culla (come abbiamo visto) efficacissima come il Saturday Night Live, Andy Samberg ha fatto fortuna grazie alla sua brillante e duratura interpretazione del detective Jake Peralta nella serie televisiva comica Brooklyn Nine-Nine, andata in onda tra il 2013 e il 2021, per ben otto stagioni.

E, in effetti, la sua performance nel ruolo del bizzarro e infantile detective Peralta è divertente, buffa e istrionica, esattamente quanto serve per rendere memorabile un protagonista di una serie di questo tipo. Il personaggio messo in scena da Samberg, centro assoluto della serie, è di quelli che, anche a serie finita, difficilmente si dimenticano, tra gag leggendarie e momenti iconici, tanto che li si vorrebbe al proprio fianco anche nella vita reale a farci una battuta e a darci una pacca sulla spalla. Fa niente che facciano un po’ dimenticare gli altri lavori dei loro interpreti: in questo caso, non c’era molto da ricordare.

Jason Sudeikis

Jason Sudeikis è Ted Lasso in una scena della serie

Commedie qui, commedie là, perlopiù di basso livello, o comunque piuttosto dimenticabili. Qualche comparsata più drammatica (Race – Il colore della vittoria), ma nulla di degno di nota. Una carriera dunque, quella di Jason Sudeikis che sembrava aver preso una via senza ritorno, destinata a finire nel dimenticatoio. Poi, come spesso abbiamo visto per i colleghi precedenti, la svolta. Svolta che, nel caso di Jason Sudeikis, ha baffoni e sorriso stampato sulle labbra. Ovvero le fattezze di Ted Lasso.

Situazioni deliranti (già il fatto che un allenatore di football americano venga volutamente chiamato ad allenare una squadra di calcio è un indizio in questa direzione), scrittura intelligente, tifo incondizionato per i “perdenti” e, soprattutto, un protagonista, Ted Lasso, che dà anche il nome alla serie di cui stiamo parlando, che al solo vederlo mette il buonumore. Una consacrazione (con tanto di Emmy e Golden Globes vinti) quella di Sudeikis, la decima e ultima della nostra lista, che ha fatto (speriamo) bene a lui. Ma anche a noi. Abbiamo finito.

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