Briganti, recensione: dialetti e vecchi moschetti nella serie Netflix

Gli anni successivi all’unificazione, evento che ha cambiato radicalmente la storia del nostro paese, tornano ad essere raccontati sui piccoli schermi. Netflix cerca di dire la sua, con un prodotto tutto sommato soddisfacente ma che manca di mordente.
Il cast di Briganti nel poster della serie tv

Tutta colpa di Garibaldi…”, probabilmente avete già sentito qualcuno pronunciare queste parole, oppure ricordate Totò in Gambe d’oro di Turi Vasile. A 160 anni dall’unificazione d’Italia, Netflix torna sui vostri schermi a raccontare una parte della storia del nostro paese, attraverso personaggi che senza dubbio alcuno ritengono Garibaldi tutto fuorché un eroe. Briganti tira fuori con forza dalle pagine di storia un’epoca di conflitto dello stivale. Una guerra intestina che schiera da un lato un nord conquistatore e dall’altro un sud oppresso nel quale dilaga il brigantaggio.

Steve Saint Lager, regista di Vikings e Barbarians, torna dietro la macchina da presa in una serie tv storica che mescola western a sfumate tinte fantasy. Alla sceneggiatura troviamo il collettivo GRAMS, autore di Baby, serie Netflix incentrata su un gruppo di baby squillo romane. A schierarsi dietro la cinepresa un folto gruppo di personaggi, interpretato da un cast tutto italiano che comprendo volti quali Ivana Lotito (Gomorra), Michel De Rossi (La terra dell’abbastanza), Alessio Praticò (Il traditore), Matilda Lutz (Reptile) e Marlon Joubert, apparso in È stata la mano di Dio, di cui qui trovate la nostra recensione.

Storicamente ci collochiamo un paio d’anni dopo l’unificazione. Lo stivalo si trova ora sotto un’unica bandiera, ma le terre del mezzogiorno versano in condizioni disastrose. I poveri contadini vengono vessati dai padroni, mentre il brigantaggio è un fenomeno sempre più diffuso. In questo clima, diversi personaggi muovono il loro passi con un unico obiettivo: recuperare il leggendario oro del sud, sottratto alla banca di Palermo durante la spedizione dei mille e mai più ritrovato. La brama di potere si scontra con il desiderio di libertà, precipitando vertiginosamente in una spirale di morte.

Dalla terra si nasce

I briganti che hanno abitato il sud italiano sono indicati come criminali. Di fatto lo sono. Omicidi, furti, rapimenti e stupri sono solo alcuni dei reati che erano soliti commettere. Il titolo Netflix ne mostra però un lato più umano, legato a valori ancestrali e dai buoni propositi. Si, siamo sempre di fronte ad assassini e spietati fuorilegge, ma in cerca di una libertà che gli è stata sottratta. Come spesso recitano i nostri protagonisti, loro sono nati dalla terra. Quella stessa terra che gli è stata negata ma che hanno intenzione di difendere con i pugni e con i denti.

Si alza al vento un urlo che invoca libertà. Un urlo comune guidato da Filomena, una giovane rivoluzionaria in cerca di giustizia per il suo popolo. Per coloro che, come lei, sono stati strappati dalla famiglia, coloro che hanno perso la loro terra e che giornalmente subiscono angherie dai potenti signorotti del nord Italia. Si instaura un forte senso di comunità e appartenenza. La famiglia, tanto quella di sangue quanto quella che scegliamo, diviene spada per attaccare e scudo per difendersi.

Mentre buoni e cattivi si confondono, a condurre la marcia della ribellione troviamo un gruppo di donne guerriere che guidano la loro gente. Un’eco di emancipazione femminile si diffonde lungo ogni episodio, fino al culmine nel quale le donne comandano e gli uomini eseguono. Le eroine di questa storia, alcune delle quali sembrano uscite direttamente da Vikings, combattono in prima linea per il popolo oppresso e vittima di ingiustizie.

Una scrittura un po’ ribelle

Il cast di Briganti in una scena della serie tv

Tecnicamente Briganti dimostra una certa solidità che riesce a reggere per buona parte del racconto. Considerato che parliamo di una serie, e spesso la regia in questi casi si limita al compitino, qui si nota una certa cura, dovuta anche ad una produzione che non è andata al risparmio. Da questo lato però manca una precisa impronta stilistica. Alle volte la macchina da presa risulta quasi timida, negandosi momenti di profonda emotività a favore di una spettacolarità più dinamica. Osare quel poco in più avrebbe fornito al titolo non solo maggiore identità, ma una qualità ancora superiore.

Molto apprezzati costumi e location. Le meravigliose terre del sud Italia si prestano al servizio del racconto attraverso campi rigogliosi, fitte foreste e lande desolate che delineano un rapporto natura-uomo nel quale bestialità ed istinti primordiali non vengono necessariamente tenuti a bada. Un ottimo lavoro anche sul trucco, che alle volte ci anticipa in partenza il carattere dei personaggi in scena.

Tutto questo grande pacchetto raccolto in 6 episodi vacilla nella scrittura. Il desiderio di raccontare una storia tanto sfaccettata quanto popolata porta inevitabilmente alla formazione di alcune crepe narrative. Lo spettatore si immerge con fatica nel racconto. I personaggi in scena soffrono di uno sviluppo incompleto, mentre la vicenda si articola in maniera lenta, subendo quasi un arresto in alcune sezioni. Ci sono sì delle eccezioni interessanti ma che non bastano a risollevare la seria sul lato narrativo.

Briganti è disponibile su Netflix per tutti gli abbonati, insieme ai titoli in uscita ad aprile 2024. Come di consueto vi aspettiamo nei commenti per conoscere la vostra opinione sulla serie.

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