Breve storia d’amore, recensione: (non) l’ennesimo film sull’amore

Ludovica Rampoldi debutta alla regia con Breve storia d’amore, sorprendente commedia dall’alta tensione sul tradimento e le crepe interiori dei suoi protagonisti. Un film intelligente, ben scritto e interpretato, che riflette sull’amore con ironia e profondità.
Adriano Giannini e Pilar Fogliati in una scena del film Breve storia d'amore

È dal 2007 che Ludovica Rampoldi firma sceneggiature di alto livello (La ragazza del lago, Il traditore, Gomorra – La serie), ma è solo nel 2025 che esordisce alla regia (e lo fa molto bene) con Breve storia d’amore. Il primo film della scrittrice per il cinema ha sorpreso tutti alla Festa del Cinema di Roma, soprattutto per il suo intreccio che si fa sempre più stretto, fitto, fino alla fine. Una commedia che si trasforma, con toni thriller, ma che sa benissimo quando, e quanto, prendersi sul serio. Perché a volte i problemi sono da prendere come il vento in barca, e se sai scrivere una storia, non sarà solo apparenza.

L’ennesima, inutile, storia d’amore

In un bar di quartiere Lea e Rocco si incontrano per caso, avviando successivamente una relazione clandestina. Rocco (Adriano Giannini) è un sismologo sposato con Cecilia (Valeria Golino), la sua ex psicoterapeuta. Lea (Pilar Fogliati) invece lavora per un magazine e fa la scrittrice, supportata dal suo fidanzato Andrea (Andrea Carpenzano) con cui ha una figlia piccola. Il tradimento di Lea e Rocco, consumato sotto alter ego in una camera d’albergo, sembra soltanto l’inizio di una storia facilmente liquidabile. Anche noi abbiamo corso questo rischio, di etichettarla subito. Ma da grande sceneggiatrice, Rampoldi sovverte inizio e midpoint, crea grandi colpi di scena, plasma la sua storia con tensione e arguzia.

Lea è un personaggio perso, come tutti gli scrittori, e agisce apparentemente senza motivo: alla ricerca di emozioni? O forse per vendetta? È complessa, imprevedibile, ingannevole, come una mossa intermedia (negli scacchi: una mossa che crea un pericolo inaspettato). Rocco, quando la incontra, non può saperlo. Lui, che a scacchi ci gioca tutti i weekend tra un tiro di box e l’altro. Lui, che studia e prevede i terremoti, e che è però un uomo pieno di crepe dentro cui Lea può infilarsi.

Cecilia, dal canto suo, è il personaggio più lucido e maturo. Non senza colpe, nessuno lo è e lo sa bene, ma la saggezza del suo modo di vivere, magari in contraddizione con quello che prova, porta con sé una verità che dovremmo tutti imparare. È invidiabile il suo modo di accogliere la ragione, di agire con leggerezza. E qui ci sentiamo di fare anche un grande plauso a Valeria Golino che è ha interpretato perfettamente il personaggio che più ha saputo parlarci.

Il tradimento scomposto

Valeria Golino e Adriano Giannini in una scena del film Breve storia d'amore

L’intero cast, all’interno della scacchiera del personaggio di Pilar Fogliati (reduce dal successo di Follemente, qui la recensione) è stato veramente forte, capace di oscillare tra momenti cupi e divertiti con grande elasticità. E il film cambia spesso, non era facile, così come non lo era far parlare due generazioni con due visioni dell’amore differenti, quasi opposte. Una è pura, dalle false pretese, smentita dai fatti. L’altra è vera, ma menzognera per definizione, che non si nasconde dietro a inutili obblighi sociali.

Crediamo che questo film possa essere la rappresentazione fisica del pensiero di Rampoldi sul tema. Un po’ come il formicaio in casa di Cecilia e Rocco (frantumato da chi, se non da un personaggio che fa uso di alter ego). E ogni personaggio è un frammento del pensiero stesso, che vive il tradimento (termine vittimista) in modo diverso. Chi mente spudoratamente, chi fa finta di niente, chi cerca vendetta senza sapere a cosa va incontro. Naufragando miseramente nel mondo.

Breve storia d’amore è l’opera prima di Ludovica Rampoldi, che dietro ogni svolta, ogni intrigo, nasconde un significato e non è mai banale. Proprio ieri criticavamo La vita va così e la sua comicità sempliciotta, datata, e solo ventiquattro ore dopo ci troviamo di fronte ad un film intelligente e, soprattutto, intrattenente. Cosa che nel panorama italiano di oggi non è per nulla scontata. Questa prima chicca dal Festival arriverà nelle sale italiane il 20 novembre 2025 e vale il prezzo del biglietto.

 

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