Brendan Fraser e gli altri: quando il cinema dà un’altra chance

In occasione del compleanno di Brendan Fraser, ecco una carrellata di alcuni attori le cui carriere sono state risollevate da un film, da un periodo o da un regista. I casi sono tanti e discutibili, ma ci abbiamo provato.
John Travolta in Pulp Fiction, Ke Huy Quan in Everything Everywhere All At Once, Brendan Fraser in The Whale, Micheal Keaton in Birdman e Robert Downey Jr. in Iron Man fra gli attori che sono stati riscoperti in carriera

Il cinema è una macchina infernale, una industria bellissima e affascinante che però difficilmente si smentisce. Una volta dentro il meccanismo, trovare il proprio spazio non è facile per nessuno. Ma la vera sfida a cui sono sottoposti tutti gli ingranaggi che ne fanno parte è quella ancora più complessa di rimanerci, dentro a quella macchina. La fama la si può raggiungere in fretta: basta una occasione sfruttata, un ruolo, una battuta (a scriverne sembra più facile di quello che è). Ma rimanerci sulla cresta dell’onda, diavolo quanto è difficile. Chiedete a Brendan Fraser e a moltissimi altri interpreti, spesso lanciati da giovanissimi e via via caduti in disgrazia.

Le motivazioni di questi tracolli sono infinite e spesso meschine, esempi lampanti di come la corsa all’oro nel mondo del cinema sia quanto mai spietata e frenetica. Tantissimi sono gli esempi di attori e attrici rimasti incastrati in un ruolo ma tante sono anche le star che, dopo alcuni anni (o addirittura decenni, talvolta) di totale oblio si sono riscattate, trovando in un personaggio, in un’opera o in una serie di interpretazioni la via verso la rinascita professionale (o, almeno, verso una nuova giovinezza dal punto di vista dell’acclamazione del pubblico).

Spinti dagli incredibili casi della passata stagione cinematografica, in cui i comebacks sono stati quanto mai incredibili e commoventi (Brendan Fraser e Ke Huy Quan, stiamo parlando proprio di voi), eccoci con una carrellata di alcune delle rinascite attoriali più importanti degli ultimi anni. Casi che, in un certo modo, fanno ancora credere alla Settima Arte come dispensatrice di sogni (più che a una gigantesca azienda senz’anima). Eccoli.

Kevin Costner

Kevin Costner in una scena della serie televisiva Yellowstone

Star assoluta del cinema statunitense all’inizio degli anni Novanta, Kevin Costner ha visto pian piano spegnersi il suo ruolo di assoluto protagonista del cinema. Dopo i primi successi (pellicole del calibro de Gli intoccabili, Balla coi lupi, per cui vinse anche due premi Oscar, e JFK – Un caso ancora aperto), Costner ha via via perso il suo tocco, dedicandosi a opere decisamente dimenticabili, caratterizzate da sue interpretazioni altrettanto trascurabili. Dopo aver raggiunto record poco nobili in fatto di numero di candidature ai Razzie Awards, Costner è però riuscito a ritrovare la retta via. La sua carriera ha infatti ricevuto una scossa importante grazie alla sua interpretazione nei panni di John Dutton nell’acclamata serie televisiva Yellowstone, che lo ha ricondotto anche alla vittoria di un Golden Globe.

Robert Downey Jr.

Robert Downey Jr. è Tony Stark/Iron man in una scena del film Iron Man

Ebbene sì, anche il buon Robert Downey Jr. non ha avuto una carriera di sole rose e fiori. Il figlio d’arte, nato e cresciuto davanti alla macchina da presa, ha avuto una giovinezza a dir poco turbolenta e solo negli ultimi anni è diventato il divo sorridente e carismatico che tutti noi conosciamo. Raggiunto il culmine delle sue dipendenze ad inizio anni Duemila (tanto da essere addirittura arrestato per possesso e spaccio di droga, vedendo così interrotta la sua acerba), l’attore iniziò un importante percorso riabilitativo. La sua definitiva ancora di salvezza? La Marvel e il ruolo di Tony Stark nel franchise di Iron Man, che nel 2008 fu un vero e proprio salvagente per la carriera dell’attore. Il resto lo sappiamo. Allora è vero: la Marvel ha fatto anche cose buone.

Brendan Fraser

Brendan Fraser in una scena del film The Whale

Eccoci al protagonista del nostro articolo. Dopo quindici anni di dimenticatoio, il 2023 è stato senza ombra di dubbio l’anno di Brendan Fraser. Tornato ad un ruolo da protagonista con The Whale, pellicola che gli ha permesso di ottenere il premio Oscar come miglior attore, Fraser ha commosso il mondo con eleganza e classe, rinascendo dalle ceneri di una carriera che sembrava ormai conclusa. Senza dimenticare i torti subiti dall’industria (basta pensare al suo categorico rifiuto di partecipare alla cerimonia di assegnazione dei Golden Globes, dove era candidato, a causa dell’accusa di molestie da lui mossa nel 2018 verso l’ex presidente del HFPA), Brendan Fraser è tornato nel cuore degli spettatori e al centro dell’industria, coronando poi il suo anno di rinascita con la partecipazione all’ultimo film di Martin Scorsese, Killers of the Flowers Moon.

Terence Hill

Terrence Hill in una scena della serie televisiva Don Matteo

Lo sappiamo, il nome puoi suscitare più di un sorriso ma è fuori da ogni dubbio che il ruolo di Terence Hill in Don Matteo, ricoperto per circa vent’anni, abbia letteralmente dato una seconda vita all’interprete storico del western all’italiana. Praticamente scomparso dagli schermi dopo la fine degli anni Settanta (anche a causa di alcuni gravi problemi familiari che lo colpirono in quegli anni), Terence Hill ha visto una inaspettata nuova giovinezza grazie al prete investigatore interpretato nella fiction targata RAI. Siamo tutti d’accordo: non stiamo parlando di un capolavoro, anzi. Ma se oggi il volto di Terence Hill è nuovamente conosciuto da tutti (come è giusto che sia per un nome così importante del cinema italiano), una parte del merito va attribuita anche a Don Matteo.

Michael Keaton

Michael Keaton in una scena del film Birdman

Un ex interprete di cinecomics, non più giovanissimo, cerca di tornare sulla cresta dell’onda grazie a una sofferta e autobiografica opera teatrale. Si deve scontrare con le sue difficoltà nel ruolo e con lo scetticismo della critica, con la dubbiosa produzione e con la famiglia che cade in pezzi. Stiamo parlando di Birdman, capolavoro di Alejandro González Iñárritu, ma il soggetto potrebbe tranquillamente essere Michael Keaton, la cui carriera (inspirazione dichiarata del regista messicano) ha seguito una parabola molto simile a quella del personaggio da lui interpretato. Lanciato da Batman, l’attore statunitense si è poi un po’ perso nel mare magnum del cinema Hollywoodiano. Il riscatto e il nuovo inizio sono arrivati proprio grazie alla pellicola di Iñárritu, seguita poi da opere come l’ottimo Il caso Spotlight, The Founder e la serie Dopesick.

Ke Huy Quan

Ke Huy Quan in una scena del film Everything Everywher All at Once

Torniamo alla stagione cinematografica ’22-’23 (la stessa del trionfo di Brendan Fraser). Torniamo agli Oscar 2023 e a quel commovente (e commosso) discorso con cui Ke Huy Quan accettò il premio conferitogli dall’Academy per la sua divertente performance in Everything Everywhere All at Once. Chi se la sarebbe mai aspettata una così rapida riscossa, dopo decenni di nulla? Sparito dalle scene per trent’anni (anche quaranta, a dirla tutta), l’ex bambino prodigio di Indiana Jones e il tempio maledetto è stato letteralmente recuperato dal cesto degli oggetti smarriti dai Daniels, che gli hanno cucito addosso uno dei ruoli principali del loro film. Sorprendendo tutti con il suo entusiasmo, l’attore ha via via sbaragliato la concorrenza di attori più accreditati (e complessivamente più bravi, ma questa è un’altra storia), conquistando una valanga di premi e l’amore incontrastato del pubblico. Oltre a ritrovare quel posticino a Hollywood che, un po’ per mancanza di ruoli e un po’ per sfortuna, non era riuscito a consolidare.

Mickey Rourke

Mickey Rourke in una scena del film The Wrestler

La carriera di Mickey Rourke era iniziata benissimo. Tanto ruoli, la fama di belloccio, parecchio gossip, tutto sembrava andare a gonfie vele. Poi, come spesso succede, qualche scelta sbagliata e un lento declino verso l’oblio. Oblio che terminò nel 2008 grazie alla sapiente mano di Darren Aronofsky. Il regista lo prese dal divano, gli mise i guantoni e lo trasformò in uno dei personaggi più malinconici degli ultimi vent’anni. La performance di Rourke in The Wrestler è tragica e colpisce dritta dritta all’anima. La pellicola non solo riportò l’attore sulla cresta dell’onda, ma fece sì che i riflettori venissero nuovamente puntati sulla bravura dell’interprete piuttosto che sulle sue scelte di vita al di fuori del set.

Winona Ryder, Sean Astin e Matthew Modine con Stranger Things

Winona Ryder, Sean Astin e Matthew Modine in alcune scene della serie Stranger Things

Stranger Things è certamente uno dei prodotti audiovisivi più importanti degli ultimi dieci anni. Non solo per il suo valore artistico, ma soprattutto per l’impatto incredibile che la serie ha avuto sulla cultura pop contemporanea. A trarre beneficio dalla serie non sono stati però solo i produttori (comunque molto abili a sfruttare al massimo il brand) e i giovani interpreti (per i quali la serie è stata una vera e propria rampa di lancio), ma anche gli interpreti più maturi. Basti pensare alla linfa incredibile che Stranger Things ha dato ad attori come Winona Ryder (che era pericolosamente sparita negli anni precedenti), a Matthew Modine e a Sean Astin. Tutti e tre gli interpreti sono tornati al centro dell’attenzione e nei cuori di tutto il mondo come non facevano da un bel po’ di tempo. Mica poco.

Billy Bob Thornton

Billy Bob Thornton in una scena della serie televisiva Fargo

Dopo gli ottimi esordi a fine anni Novanta, la carriera di Billy Bob Thornton si è un po’ bloccata a metà degli anni Duemila. Tra ruoli di basso livello in commedie non ispirate, performance minori e qualche prima pagina di troppo (la storia d’amore particolare con Angelina Jolie non è certo stata d’aiuto), il talento di Thornton è stato a lungo tempo latente. A farlo sbocciare nuovamente è stata senza ombra di dubbio la sua incredibile performance nella serie televisiva Fargo (tratta dall’omonima pellicola dei fratelli Coen). Nell’opera, Thornton ricopre il ruolo del killer psicopatico Lorne Malvo (un personaggio un po’ alla Anton Chigurh, per rimanere in ambito Coen), glaciale e spietato. Un grande ritorno.

John Travolta

John Travolta è Vincent Vega in una scena del film Pulp Fiction

Eccoci infine con il rilancio per eccellenza. John Travolta di alti e bassi ne ha avuti tanti ma, dopo gli sfavillanti anni Settanta e un ottimo inizio di anni Ottanta, la sua carriere ebbe una brutta frenata, che sembrava definitiva. Poi, ecco Quentin Tarantino (che di attori e attrici ne ha lanciati e rilanciati parecchi), che lo prese, lo riplasmò e gli diede il ruolo più importante della sua seconda pellicola, Pulp Fiction, puntando tutto quanto puntava sul talento di Travolta. Ebbene, il resto è cosa nota: Pulp Fiction è il cult dei cult dei cult, John Travolta ebbe l’occasione di dare inizio ad una nuova fase della sua carriera (come l’ha sfruttata è un altro discorso) e Quentin Tarantino, be’, è ancora Quentin Tarantino.

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