Quando una disattenzione sul set costò la vita a Brandon Lee

La testa di dinosauro di Nicholas Cage, i leggings da 100 000 dollari di Beyoncé, Johnny Depp che spara le ceneri del suo migliore amico con un cannone. Vite ai limiti della follia, tra eccessi ed eccentricità, droghe e alcol, incoscienza e rischio. Questa rubrica racconterà storie destinate, nel bene o nel male, ad essere consegnate alla leggenda.
Oggi parliamo di una vicenda che di eccentrico ha poco, ma rientra tristemente in un mondo, quello Hollywoodiano, che talvolta ha scherzato un po’ troppo con il bene più prezioso al mondo: la vita umana. Oggi parliamo della tragica, nonché prematura, scomparsa di Brandon Lee.

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“La vita è ciò che ti accade mentre sei tutto intento a fare altri piani”.

Questa è la celebre riflessione sull’imperscrutabilità ed ineluttabilità del fato pronunciata da John Lennon. Già, proprio da John Lennon. Un altro personaggio che, proprio come l’attore in questione, è scomparso anzitempo e in maniera assurda.
1 febbraio 1965, Oackland, California. Linda Cadwell dà alla luce Brandon Lee, figlio della stella delle arti marziali Bruce Lee.
L’infanzia non è certo semplice, la causa principale è senza dubbio la scomparsa del padre il 20 luglio del 1973, quando Brandon aveva solo 8 anni, a causa di una reazione allergica ad un particolare antidolorifico somministratogli.
Dopo la morte del padre la famiglia Lee, che nel frattempo si era trasferita a Hong Kong, torna in America, a Seattle, città natale della madre, per poi, successivamente, tornare in California, a Rolling Hills, un sobborgo di Los Angeles.
Qui, tra una parte non accreditata e una comparsa, Brandon inizia a ritagliarsi qualche parte di rilievo, su tutte Kung Fu: The Movie, insieme al celebre attore David Carradine.

Visualizza immagine di origineNel 1991 firma un contratto con 20th Century Fox, la carriera di Brandon sembra spiccare il volo, eppure il ragazzo è insoddisfatto: tutti i suoi ruoli sono legati alle arti marziali, pesa come un macigno l’eredità spirituale del padre, che inevitabilmente ricade sulle sue spalle.
Il 1993 è l’anno della svolta ma, come nel detto di Lennon, la vita sta per riservargli un triste destino, mentre il ragazzo è intento in tutt’altri piani.
Viene ingaggiato per il suo primo ruolo che non lo leghi alle arti marziali: Il corvo, film basato sull’omonimo fumetto, diretto da Alex Proyas.
Durante una scena Michael Massee avrebbe dovuto sparargli con una pistola caricata a salve: per la scena i colpi del revolver erano stati privati dell’ogiva ma, al momento dello sparo, parte un’ogiva precedentemente incastrata nella canna della pistola, perforando lo stomaco del ragazzo.
Non c’è nulla da fare, Brandon Lee non sopravvive allo sparo.

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Il film riscuoterà un grande successo e Brandon, definitivamente uscito dall’ombra del padre, diventerà una figura di culto per molti giovani ragazzi.
Brandon ha pagato caro il prezzo della negligenza di alcuni addetti ai lavori, spesso incalzati da ritmi di lavoro frenetici, imposti con noncuranza delle norme di sicurezza che, almeno oggi, sembrano decisamente più rigide e rispettate.
Ciò che lascia perplessi è la scelta che intraprese la famiglia: ritirare la denuncia in cambio di un cospicuo risarcimento: si può dare un prezzo alla vita di un ragazzo morto in maniera così tremendamente stupida ed evitabile?
Specialmente in tempi come questi il valore delle persone non può né deve essere messo in discussione, proprio per questo motivo, ad oggi, la mancanza di un processo appare come qualcosa di davvero assurdo.
Oggi il suo corpo riposa al Lake View Cemetery, non più all’ombra della gloria del padre, bensì di fianco a lui, baciato dal seppur scostante sole della piovosa Seattle.

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