Blue Beetle, recensione: può uno scarafaggio risollevare il DCU?

Blue Beetle è in Première dal 2 febbraio 2024 su Infinity+. Sarebbe dovuto essere il primo passo nel DCU firmato Safran-Gunn, e invece è diventato il più grosso fallimento al botteghino della DC. Vale davvero la pena recuperarlo? Scopritelo nella nostra recensione!
Poster del film Blue Beetle

Quello di Blue Beetle è un caso particolare. Inizialmente, era stato annunciato come primo film del nuovo DCU di Safran e Gunn, seppure la coppia di CEO abbia precisato che si trattasse soltanto del “primo eroe” del DCU, riservando il titolo di primo film a Superman: Legacy, che vedremo nel 2025. Blue Beetle viene proiettato in anteprima per la critica, ottenendo recensioni generalmente positive, occorrenza sempre più rara per un cinecomic al giorno d’oggi. Viene quindi distribuito nelle sale, che però non riesce a riempire. Con 125 milioni di dollari di budget a fronte di 130 al botteghino, diventa il peggior incasso di sempre per la DC. Qualche mese dopo, rilasciato in streaming su Max, risulta il film più visto sulla piattaforma in tutti gli Stati Uniti.

Ma allora Blue Beetle è un buon film o no? Dal 2 febbraio 2024, potete giudicarlo da voi, visto che è stato rilasciato in Première su Infinity+. Ma, se volete un secondo parere, potete sempre dare un’occhiata alla nostra recensione, per qualche spunto di riflessione in più!

Chi è Blue Beetle?

A meno che non siate appassionati di fumetti, questa è la prima domanda che vi sarà venuta in mente. Batman, Superman, Flash, quelli li conosciamo tutti, ma questo qui? Chi lo ha mai sentito? Ci teniamo sul vago, immaginatevelo così: una sorta di Peter Parker, con una tuta ipertecnologica alla Iron Man, e un pizzico di Venom, per rendere le cose più interessanti. Jaime Reyes è un ragazzo di origine latino-americana che ha appena concluso gli studi universitari. Torna nella città natale, viene accolto caldamente da tutta la famiglia, ma scopre che, durante la sua assenza, i suoi familiairi sono andati incontro a diverse difficoltà.

Il padre ha avuto un attacco di cuore, la famiglia ha perso il negozio di proprietà a causa della concorrenza delle grandi aziende e, per mancanza di soldi e aumento dell’affitto, sta per perdere anche la casa. Detta così, sembra che la famiglia Reyes sia perseguitata dalla nuvola di Fantozzi, ma la questione è più complessa. I Reyes sono una famiglia di immigrati latino-americani arrivati negli States una generazione prima con un sogno e tanta forza di volontà. Vivono ai margini di Palmera City (la Gotham di Blue Beetle) e i problemi che fronteggiano possono essere facilmente addotti a razzismo, classismo e gentrificazione delle periferie. Non si tratta di temi secondari, anzi, l’identità latino-americana dei Reyes gioca un ruolo determinante nel film, forse lo spunto più originale di tutta la pellicola.

Questioni di famiglia

Il cast di Blue Beetle in una scena del film

Gli spettatori di cinecomic sono spesso stati abituati all’idea di supereroe come lupo solitario. Certo, ogni tanto ci si dà una mano, come negli Avengers, ricordiamo notabili eccezioni come i Guardiani della Galassia (non a caso ad opera di James Gunn), ma un supereroe, quando può, lavora da solo. Blue Beetle sovverte queste aspettative. Cosa succede se ad acquisire dei poteri sovrannaturali non è il classico orfano o un adulto convenientemente asociale? Cosa succede se tocca a uno come Jaime, per cui la famiglia, anche da un punto di vista culturale, è tutto e con cui non può fare a meno di condividere ogni cosa?

Succede che al prezzo di un solo supereroe, il pubblico guadagna un’intera squadra d’assalto. Mamma, papà, sorella, zio e, soprattutto, l’incredibile nonna (vedere per credere) diventano tutti parte della bizzarra avventura supereroistica di Jaime. L’idea di Spiderman che deve rientrare in camera dalla finestra quatto quatto è ribaltata. Jaime non ha bisogno di nascondersi dai suoi familiari, che anzi si trasformano in utilissimi alleati con caratterizzazioni talvolta molto spiccate. Al punto che, a tratti, è la personalità di Jaime a risultare fiacca.

Jaime non è privo di carisma, ma alla fine del film viene da chiedersi cosa sappiamo davvero di lui, oltre che tiene molto alla sua famiglia, che ha una generale attitudine verso la giustizia e quella goffaggine da giovane eroe che Peter Parker aveva già reso, decenni fa, il suo marchio di fabbrica. Lo zio scienziato punk, un “Doc Brown messicano”, come viene definito, appare un personaggio di gran lunga più sviluppato.

Eredità

Xolo Maridueña in una scena del film Blue Beetle

Il concetto di eredità è fondamentale all’interno di Blue Beetle, sia per i suoi personaggi che per la pellicola in sé. Blue Beetle si propone, infatti, come erede di un’era di cinecomic ormai lontana. Negli anni, abbiamo assistito a un’evoluzione del genere, che spesso passa attraverso la contaminazione. Abbiamo assistito a cinecomic horror, western, noir, politici, storici, di arti marziali, di formazione, d’autore come il Batman di Nolan o il Joker di Phillips, commedie demenziali, a volte spinte al limite dell’autoreferenzialità come in Deadpool. Il cinecomic, insomma, si è imbastardito, come è giusto e naturale che sia.

Guardando certi prodotti recenti, si può notare che la recente saturazione del genere, di cui andrebbero incolpate Marvel e DC, ha causato una specie di “iperconsapevolezza” dei suoi stilemi narrativi. In parole semplici, è come se molti recenti cinecomic fossero consapevoli di basarsi su schemi fissi. Gli sceneggiatori, allora, per prevenire che ciò gli venga rinfacciato, hanno iniziato a trattare le storie di supereroi con una certa dose di autoironia e distacco, come a dire “lo sappiamo che questa è la ventesima genesi dell’eroe che vedete e che non riuscite prenderla sul serio, non preoccupatevi, non lo facciamo neanche noi”. C’è una vera e propria abdicazione all’onesto pathos, alla cruda emozione, per timore di risultare patetici e risibili.

Blue Beetle non cade in questa trappola. Fa un passo indietro, di decenni, non fino al macchiettistico Batman di Adam West, ma a quello di Clooney sì, quello col costume con capezzoli a vista – ve lo ricordate?- ma che Clooney sfoggiava fiero e imperturbabile (e che tornerà a sfoggiare in Batman: The Brave & the Bold?). Insomma, torna a un cinecomic che non si vergogna di essere cartoonesco, colorato, esagerato e puramente supereroistico. Non si nasconde dietro una facile autoironia e osa momenti drammatici non immediatamente spezzati da una battuta fuori luogo. Sono tutti riusciti allo stesso modo? No, ma non importa, perché ha almeno il coraggio di chiedere al pubblico di dargli una chance, coraggio di cui oggi diversi prodotti (non solo supereroistici) sembrano tragicamente sprovvisti.

Esperimento riuscito?

Xolo Maridueña nel ruolo di Blue Beetle in una scena dell'omonimo film

Insomma, il futuro dei cinecomic proposto da Blue Beetle è un ritorno al passato, almeno negli stilemi narrativi. A livello di temi e inclusività, si dimostra estremamente progressista, aprendo un discorso su questioni sociali, pur essendo costretto soltanto a sorvolarlo come Jaime sulle acque di Palmera City. Forse l’obiettivo era dimostrare che ha torto chi associa il declino del genere supereroistico all’inclusione di tematiche woke: è ancora possibile realizzare una pellicola in pieno vecchio stile, ma raccontando storie nuove. Da questo punto di vista Blue Beetle è un progetto ben riuscito.

Se siete fan dei cinecomic di lunga data, questo film sarà un viaggio lungo il viale dei ricordi. In certi punti, il citazionismo sfiora quasi il plagio (chi scrive, dopo un fortissimo déjà-vu, è andata a ricontrollare la scena di un film di qualche anno fa- stessa identica situazione, stessa identica ripresa), ma ce lo facciamo star bene, perché ci sembra di essere tornati ai tempi d’oro e ci sono mancati. Tanto Spideman di Raimi, tante armature di Tony Stark, tanti beetle-gadget plasticosi e colorati come quelli di Batman, conservati in covi segreti. Forse l’unico vero difetto di Blue Beetle è questo: che, più che imprimere nuove scene nella mente degli spettatori, ci lascia col ricordo di quelle che già conosciamo.

Ma, chissà, forse chi parla è già vecchia e i giovanissimi di oggi si ricorderanno del disastroso primo volo di Blue Beetle, che riesce a sollevarsi in aria un secondo prima di sfiorare il pelo dell’acqua, e non di quello di Tony Stark nel primo Iron Man. Anche la corsa di Bande A Part è poi stata superata in popolarità dalla sua riproposizione in The Dreamers. Con le dovute differenze tra i casi, ovviamente.

E voi avete visto Blue Beetle? Vi è piaciuto? Se sì, qui trovate tutte le informazioni sul sequel. Continuate a seguirci per tutte le novità su cinema e serie tv!

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