Blade Runner 2049, spiegazione e significato del finale del sequel

Ryan Gosling regala al personaggio dell’Agente K un’esperienza di vita umana, che non esclude il dolore per un amore irrealizzabile, speranze e sacrifici che raggiungono la loro massima espressione nel finale dolceamaro. Blade Runner 2049, oggi in tv, come già aveva fatto il suo prequel, colora di sfumature emotive il mondo dello sci-fi.
Ryan Gosling in una scena del film Blade Runner 2049

Oggi, 14 novembre 2023, va in onda alle 21:10 su Rai Movie il film sci-fi Blade Runner 2049. La pellicola è sequel del Blade Runner dell’82 di Ridley Scott ed è ambientata, come deduciamo dal titolo, nell’anno 2049, ossia circa trent’anni dopo gli eventi che avevano visto protagonista Rick Deckard, alias Harrison Ford.

Nel frattempo, i Nexus si sono nuovamente ribellati, segnando così la fine della loro produzione e il tracollo della Tyrell Corporation che ne era responsabile. Il corpo dei Blade Runner è ancora in circolazione, alla ricerca di eventuali modelli Nexus 8 ancora attivi, che metterebbero a rischio i nuovi progetti di Niander Wallace. Queste le premesse con cui si apre il sequel di Denis Villeneuve (qui gli ultimi aggiornamenti sul suo uscente Dune 2). L’Agente K, interpretato da Ryan Gosling (qui l’articolo che gli abbiamo dedicato per il suo compleanno), entra in possesso del segreto di una pericolosa scoperta. Durante una delle sue ispezioni, si imbatte nei resti di una donna morta di parto. Poco dopo si rende conto che la donna in questione era una replicante Nexus di vecchia generazione, avendo questa inciso sulle ossa il numero di serie.

Se queste informazioni finissero nelle mani della Wallace Industries, questa riuscirebbe ad estendere il proprio monopolio nella produzione dei Replicanti e a stabilire un vero e proprio nuovo inserimento di questi tra gli umani, andando ad alterare l’equilibrio tra le due specie. I Replicanti, fino a quel momento, non erano infatti ritenuti capaci di riprodursi. L’Agente K, per battere sul tempo gli uomini di Wallace, si mette quindi sulle tracce del figlio o figlia del Replicante Rachel, che si scoprirà poi essere nato dall’unione di questa con il ben noto agente Deckard.

Nonostante le informazioni di cui è possesso potrebbero creare un nuovo sconvolgimento nella produzione dei Replicanti e a discapito degli ordini che riceverà dai piani alti, l’Agente K arriverà a sacrificare la sua stessa vita per proteggere la figlia di Deckard e per permettere un emozionante incontro tra i due, dopo gli anni che Rick aveva trascorso in esilio per non metterla in pericolo.

La difficile decisione sarà presa dall’Agente solo dopo aver compreso di non essere egli stesso il figlio di Deckard, come in realtà si pensava. L’atto finale mostrerà di fatto al pubblico la maturazione e la crescita del personaggio, in un viaggio alla scoperta del mondo e dei valori che si trovano all’esterno delle rigide regole del corpo dei Blade Runner, portando ad una redenzione e liberazione non solo per sè, ma anche per Deckard. Perdono quindi improvvisamene d’importanza tutte le questioni lasciate in sospeso da questo finale dolceamaro, perchè in fondo le future sorti di Deckard e della figlia o dei nuovi Replicanti nella società non sono mai stati il fulcro e l’anima di Blade Runner 2049.

Facebook
Twitter