Black Lives Matter: 10 film per capire il razzismo in America

Sembra ieri, ma sono passati anni ormai dalla morte di George Floyd e dal Black Lives Matter. Sembra ieri, perché forse non è cambiato nulla. Perché persino un film del 1915 rimane ancora attuale per comprendere l’attualità. E questo fa paura.
Scappa - Get Out, Fa' la cosa giusta, Il colore viola, Blackkklansman e Il buio oltre la siepe tra i film per capire il Black Lives Matter

Sono passati anni ormai dalla morte di George Floyd e dall’inizio delle manifestazioni del movimento Black Lives Matter contro la discriminazione razziale e la brutalità della polizia. Ma un definitivo cambiamento nel razzismo sistematico americano, non sembra essersi verificato. Le proteste si diffusero come una macchia d’olio in tutto il mondo, a dimostrazione che il razzismo è un problema radicato in ogni cultura e Paese. Ma a distanza di anni, sembra che una rassegna di film per capire il razzismo in America rimanga (tristemente) ancora attualissima.

Una lista di 10 film che, per motivi diversi, hanno una particolare importanza, per il loro impatto culturale, o per il modo in cui raccontano la storia afroamericana. I film scelti sono un ottimo punto di partenza per coloro che hanno seguito con più o meno interesse le manifestazioni del Black Lives Matter, ma che non ne avevano ben chiari i prodromi o vogliono approfondirne alcuni aspetti.

I film offrono spesso versioni romanzate e fittizie, la veridicità storica non sempre è completa, quindi è bene che teniate a mente che sono un mero punto di partenza, la vera informazione avviene con le ricerche, i documentari, i libri… Tuttavia, quelli scelti offrono degli spunti, degli sprazzi di realtà, delle situazioni verosimili principalmente basate su fatti storici. Sta a voi, poi, approfondire e unire i puntini, non solo per capire la storia passata, ma soprattutto per capire quella presente.

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Nascita di una nazione (1915)

Una scena del film Nascita di una nazione

Il film di David Griffith è una pellicola importante per la storia del cinema, ma allo stesso tempo un’opera controversa, intrisa di razzismo, che esalta la supremazia bianca e il Ku Klux Klan. Nascita di una nazione è un’opera figlia del suo tempo. Il secondo KKK nasce proprio in questi anni, sfruttando la convinzione diffusa tra molti bianchi poveri, secondo cui la causa dei loro problemi economici fossero i neri, i banchieri ebrei o altre minoranze.

La narrazione copre la guerra di secessione americana (1861-1865) e prosegue fino agli anni ’70 dell’ottocento. Romanza in modo erroneo la nascita del primo Ku Klux Klan, avvenuta nel 1867, dopo la guerra civile americana. Inoltre, viene data una visione degradante degli afroamericani, che al tempo lottavano per la fine dello schiavismo e per il diritto di voto. È stato il primo film ad essere proiettato alla Casa Bianca. L’allora presidente Woodrow Wilson ha affermato di disapprovarlo, ma successivamente continuò a tenere delle visioni private della pellicola.

Il buio oltre la siepe (1962)

Una scena del film Il buio oltre la siepe

Questo film, diretto da Robert Mulligan, è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Harper Lee. Ambientato nel 1932, in Alabama, ha come protagonista l’avvocato Atticus Finch (Gregory Peck) che si trova a dover difendere Tom Robinson, giovane nero accusato di aver violentato la figlia diciannovenne di un agricoltore. Sin dal momento dell’accusa di Tom Robinson, si ha modo di vedere il razzismo che pervade il paese. Molti uomini cercano di linciare l’uomo e anche Atticus viene minacciato per aver accettato di difendere un nero.

La sequenza che palesa maggiormente le conseguenze della discriminazione razziale è il processo, durante il quale Tom Robinson viene dichiarato colpevole, nonostante non vi siano prove che lo indichino come tale, se non la testimonianza della ragazza e del padre. Si può sicuramente considerare Il buio oltre la siepe come una perfetta dimostrazione dell’inefficienza della giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti, ma che in realtà dipende dal giudizio degli uomini che, in quanto tali, sono soggetti a passioni e convinzioni soggettive.

Il colore viola (1985)

Una scena del film Il colore viola del 1985

Diretto da Steven Spielberg, Il colore viola ha come protagonista Whoopi Goldberg e tratta il tema del razzismo insieme ad altri argomenti come la violenza domestica e gli abusi sessuali. Il film ha ricevuto una critica mista, in primo luogo per il modo stereotipato in cui ha rappresentato le dinamiche tra marito e moglie all’interno della comunità afroamericana. Inoltre, in molti sostengono che Spielberg non fosse il regista adatto a realizzare un film che racconta la vita afroamericana negli anni ’30 e la violenza subita dalle donne. Ecco dove l’abbiamo inserito nella classifica completa di tutti i film di Steven Spielberg.

Nonostante il tema del razzismo sia meno preponderante rispetto allo spazio dato alla condizione della donne e alla rivendicazione femminile, Il colore viola resta comunque un film che vale la pena vedere perché, oltre ad avere un cast principalmente di colore, mostra uno spaccato della vita di uomini e donne afroamericane in quel tempo.

Fa’ la cosa giusta (1989)

Spike Lee sul set del film Fa' la cosa giusta

Ovviamente non poteva mancare questo piccolo gioiello di Spike Lee, considerato uno dei suoi migliori. Il film si basa su fatti realmente accaduti, tra cui una rivolta ad Harlem avvenuta negli anni quaranta e l’uccisione da parte di otto poliziotti bianchi di un uomo di colore. Ma fa soprattutto riferimento al cosiddetto Howard Beach Incident, il pestaggio da parte di alcuni giovani bianchi ai danni di tre afroamericani, con l’ausilio di mazze da baseball e tirapugni, davanti a una pizzeria.

Fa’ la cosa giusta esemplifica perfettamente il problema del razzismo contro gli afroamericani, e mostra che, più di vent’anni dopo, i motivi di protesta del Black Lives Matter sono essenzialmente gli stessi. Il film ha anche reso famosa la canzone dei Public Enemy, Fight the Power, al tempo criticata per incitamento alla rivolta, ma successivamente rivalutata e usata come segno di protesta contro l’abuso di potere da parte delle autorità. Non poteva che finire al primo posto nella nostra classifica dei film di Spike Lee.

Django Unchained (2012)

Jamie Foxx in una scena del film Django Unchained

Il film di Tarantino è principalmente un omaggio all’omonimo film di Sergio Corbucci, ma la tematica razziale è molto forte. Seguendo le avventure di Django Freeman (Jamie Foxx), e il cacciatore di taglie tedesco King Schultz (Christoph Waltz), ci viene offerto uno spaccato del Texas nel 1858. La schiavitù degli afroamericani era la norma, ed essi servivano in condizioni disumane i ricchi latifondisti.

Calvin Candie (Leonardo DiCaprio) è l’esemplificazione dei ricchi e spietati padroni che, oltre a sfruttare gli afroamericani, facevano lottare gli uomini per divertimento e offrivano le donne come prostitute. Una delle scene più pulp del cinema di Tarantino viene proprio da Django. Il monologo razzista di Calvin Candie, in cui sostiene l’inferiorità degli afroamericani mostrando il cranio di un suo vecchio schiavo, è una delle sequenze più suggestive. Il discorso si basa sulla dottrina della frenologia (ormai screditata), secondo cui le qualità psichiche dell’individuo possono essere determinate dallo studio della morfologia del cranio di una persona.

12 anni schiavo (2013)

Chiwetel Ejiofor in una scena del film 12 anni schiavo

Anche 12 anni schiavo tratta il tema dello schiavismo, ma la pellicola di Steve McQueen ha un mood completamente diverso da quello di Tarantino. Il motivo è che la pellicola si basa sull’omonima autobiografia di Solomon Northup, uomo libero ridotto in schiavitù per dodici anni (dal 1841 al 1853) in seguito a un rapimento. Northup era un violinista che, a seguito dell’inganno di due falsi agenti di spettacolo, viene drogato, imprigionato, frustato e portato in Louisiana a lavorare nella piantagione di cotone di Edwin Epps. Potete approfondire qui la storia vera dietro 12 anni schiavo.

Grazie al libro, McQueen ha avuto modo di mostrare come funzionava la vendita degli schiavi, l’atroce dolore delle famiglie che vengono separate e le misere condizioni in cui i padroni li costringevano a vivere. Un film toccante, che si è giustamente meritato l’Oscar come Miglior Film.

Il diritto di contare (2016)

Janelle Monae, Taraji P. Henson e Octavia Spencer nel poster del film Il diritto di contare

Basato sull’omonimo libro di Margot Lee Shetterly, Il diritto di contare racconta la storia vera della matematica, scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson, che collaborò con la NASA per il Programma Mercury e la missione Apollo 11. Potete scoprire qui tutto sulla sua vita e la sua storia. Il film vede come protagoniste tre matematiche: Katherine Johnson (Taraji P. Henson), Dorothy Vaughan (Octavia Spencer) e Mary Jackson (Janelle Monáe) che cercano di fare carriera durante la segregazione razziale negli Stati Uniti. Tutte e tre sono figure che hanno avuto un ruolo importante nella storia della NASA, ma per via del colore della loro pelle e del loro sesso sono rimaste nell’ombra.

A causa di qualche inesattezza in scene importanti il regista è stato criticato. Per esempio, secondo la fonte, alla NASA il clima di segregazione non era particolarmente sentito, nella misura in cui nel 1958 furono abolite le strutture espressamente dedicate “ai bianchi” o “ai neri”. Tuttavia, Theodore Melfi decise di aggiungere lo stesso le scene in cui Katherine Johnson deve attraversare il campus per poter andare in un bagno per neri.

Scappa – Get Out (2017)

Daniel Kaluuya in una scena del film Scappa - Get Out

Su una linea decisamente più fittizia rispetto ai film citati, Scappa – Get Out racconta a modo suo il razzismo, mischiando satira e horror. In modo esagerato e poco verosimile, Jordan Peele ipotizza una realtà, in cui una famiglia di liberali bianchi rapisce i neri per profitto economico. Questa vicenda assurda, però, diventa un pretesto per dimostrare quanto i caucasici liberali, che affermano di “aver voluto votare Obama per un terzo mandato”, rendano la vita degli afroamericani difficile, intenzionalmente o meno.

Inoltre, si percepisce il clima di discriminazione in cui gli afroamericani vivono costantemente. Per esempio, quando il poliziotto chiede a Chris e a Rose di accostare, o quando la polizia non dimostra interesse quando l’amico, preoccupato, si rivolge alle autorità per la scomparsa di Chris. Ritroviamo insomma tutte le cause scatenanti del Black Lives Matter. Infine, Scappa – Get Out è anche sovversivo rispetto agli altri film sul tema, perché non c’è il tipico “bianco salvatore” che aiuta il protagonista, usato solitamente per sottolineare che non si dovrebbe fare di tutta l’erba un fascio.

Se volete approfondire il significato di Scappa – Get Out, cliccate qui!

Green Book (2018)

Mahershala Ali e Viggo Mortensen in una scena del film Green Book

Anche il film con protagonisti Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un ottimo esempio. La pellicola diretta da Peter Farrelly racconta l’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America degli anni sessanta. La storia si ispira alla vera vera tournée di Don Shirley, pianista afroamericano che tenne vari concerti nel sud degli Stati Uniti negli anni ’60 e assunse come autista e guardia del corpo Tony “Lip” Vallelonga, pseudonimo di Frank Anthony Vallelonga, attore italoamericano.

Il titolo stesso fa riferimento al Negro Motorist Green Bookuna guida annuale per viaggiatori afroamericani con informazioni relative a hotel, motel e ristoranti che accoglievano anche persone di colore. La guida fu pubblicata per la prima volta nel 1936, a causa delle leggi Jim Crow, che servivano a mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici. In questo film Premio Oscar che avevamo recensito qui, seguiamo, dunque, i due uomini nel loro viaggio verso il sud, vediamo il loro rapporto evolvere e i frequenti episodi di razzismo di cui è vittima Don Shirley.

BlacKkKlansman (2018)

John David Washington in una scena del film Blackkklansman

Chiudiamo la lista con un altro film di Spike Lee, che ha vinto nel 2019 l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale. Si tratta dell’adattamento cinematografico del libro Black Klansman, scritto dall’ex poliziotto Ron Stallworth (John David Washington), in cui racconta un’operazione sotto copertura che l’ha portato ad infiltrarsi in una particella locale del Ku Klux Klan, avvenuta negli anni’70.

In parallelo, si racconta anche lo sviluppo di movimenti afroamericaniche inneggiano, attraverso lo slogan Black Power, la loro presa di potere simbolica. In questo caso sono identificati nella figura di Patrice (Laura Harrier), bella e fiera afroamericana, a capo della Black Student Union. Come al solito, il film termina con immagini di cronaca recente, tra cui i disordini del 2017 a Charlottesville (manifestazione di suprematisti bianchi, appena tre anni prima del Black Lives Matter) e le dichiarazioni di Trump in merito. Interessante rielaborare il film alla luce di un confronto con Malcolm X, sempre di Spike Lee.

Purtroppo, l’abbiamo già detto, nemmeno il Black Lives Matter sembra essere riuscito a spazzare via completamente le ingiustizie raccontate da questi film. Questo e altri approfondimenti su CiakClub.it

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