Berlino, recensione: il Re di Cuori de La Casa di Carta

La Casa di Carta ha entusiasmato il pubblico con cinque stagioni e un susseguirsi di personaggi. Costante nella storia è la figura di Berlino. Nonostante il suo sacrificio alla fine della stagione 1, di lui si continua a parlare, vedere, conoscere e scoprire. Ora finalmente ne abbiamo uno spin-off, è su Netflix e questa è la nostra recensione.
Pedro Alonso (Andrés de Fonollosa) in una scena della serie Berlino

Il 2023 non poteva arrivare alla sua conclusione senza prima averci lasciato un gioiello di casa Netflix. Si fa bene a parlare di gioielli, soprattutto perché quelli di Berlino valgono 44 milioni. È uscita ieri, 29 dicembre, la serie spin-off e prequel de La Casa di Carta, che ruota intorno ad un caso spettacolare nella belle époque di Andrés de Fonollosa, noto a tutti come Berlino.

È stato fin dagli albori della serie madre uno dei personaggi più intriganti nascosto sotto la maschera di Dalì, fratello e “musa ispiratrice” dell’amato Professore. Per questo, dopo il suo sacrificio alla fine della rapina alla Zecca e i numerosi flashback sulla sua vita che hanno costellato il restante delle stagioni, i creatori della serie seguitissima sui rapinatori più famosi di Spagna non potevano evitare un capitolo interamente dedicato a lui. Dei volti noti rivediamo, in Berlino, soltanto Alicia Sierra e Rachel Murillo – le due agenti di polizia che faranno la storia de La Casa di Carta.

Parassiti sotterranei nella Parigi di Lupin

Berlino e la sua banda da Madrid arrivano a Parigi, per riuscire a rubare in un solo colpo i gioielli di 34 paesi europei. Arrivano tutti lì, nella capitale della Francia, e valgono 44 milioni di euro. Per raggiungere il caveau della casa d’aste che ospiterà i gioielli, Berlino & co. si trasformano nei topini di Ratatouille, fra le fogne parigine, con l’illusionismo di Lupin, il re dell’inganno in Francia.

Andrés, o Berlino che dir si voglia, ritorna davanti al suo pubblico con la spietatezza che lo aveva contraddistinto e reso affascinante ne La Casa di Carta 1. La scena iniziale di Berlino, infatti, vede un telefono fare la stessa fine, sotto un pugno distruttivo, dei testicoli dell’uomo nel bar, sotto la forchetta indistruttibile di Berlino nella serie madre. Alla rigida disciplina e alla rispettabilità fredda e composta si accompagna la sua filosofia di “ladro gentiluomo” che “si veste elegante anche per andare al supermercato” e che ancora volta ci fa pensare a quel francese Lupin.

Per il colpo dei gioielli, l’obiettivo di Berlino è tenere sotto controllo il direttore della casa d’asta. Si stabilisce nell’hotel di fronte alla casa dell’uomo, insieme a tutta la banda, e si ingegna per spiarlo sia dall’interno che dall’esterno. Sarà l’aria parigina, ma quando allestiscono il quartier generale nell’hotel e quando impiantano tutte le cimici nella casa dell’uomo, Berlino ha il sapore de Il favoloso mondo di Amélie. È un mix fra Raymond Dufayel, l’uomo di vetro, che controlla gli appartamenti dei vicini col suo binocolo; e la stralunata Amélie che si vendica sul fruttivendolo Collignon riempiendolo di dispettosi fastidi nel suo appartamento.

“Cosa rende meravigliosa una giornata di merda?”

Pedro Alonso in una scena della serie Berlino

Lo spin-off su Berlino mette in scena un decisivo bivio esistenziale: la carriera o l’amore? E quando la carriera – nel caso di Berlino e dei suoi compari – corrisponde alla malavita, al denaro e ai gioielli, la questione diventa diversa. Ovvero: morire per rispettare il piano e portare a termine il colpaccio, o inseguire l’idillio d’amore che ti fa sentire vivo?

È l’anno dell’archeologia, non solo per i tombaroli di Alice Rohrwacher ne La Chimera. Anche la banda di Berlino, infatti, scava alla ricerca di reperti archeologici pregiati e si circonda di arte sacra. Per ingannare, indovinate chi…? Un prete. Questo risuona con Wonka, invece, altro film di quest’anno. Sotto ai piedi, in quel caso, il prete aveva tutto il cioccolato della città e Wonka riusciva ad ingannare il sacerdote – col volto di Mr. Bean – con un cioccolatino speciale. Il cioccolatino di Berlino e compagnia si chiama denaro: “il tesoro di valore incalcolabile sotto ai piedi” del prete è soltanto una scusa con cui la banda di finti archeologici con georadar e picchetti raggiungerà il proprio tesoro.

Berlino: l’uomo che ama o l’uomo che ruba?

Pedro Alonso (Berlino) e Samantha Siqueiros (Camille) in una scena della serie Berlino

Il vero tema di Berlino è l’amore. Il personaggio di Pedro Alonso lo assomma su di sé esprimendolo al massimo dell’intensità come tutto il resto delle cose. Ma in realtà è un fil rouge che unisce tutti i personaggi. A volte ci sembra di rivedere scene alla Nairobi-Tokyo, altre alla Tokyo-Rio ma – a differenza de La Casa di Carta – in Berlinol’idillio mette in pericolo la rapina” con molta più incisività.

Andrès/Berlino/Simon (così si presenta alla donna di cui si innamora) si invaghisce di Camille dalle telecamere con cui spia la quotidianità del marito, in attesa dell’arrivo di tutti i gioielli dai 34 paesi europei. L’inizio del loro amore sembra un po’ alla Her, inconsistente, virtuale. Quando si fa reale, però, Berlino perde la testa e il suo vero nemico non sono più né la polizia né il rischio del suo caso, ma “l’amore libero francese“. Vuole Camille tutta per sé, senza condividerla con il marito, e i prodigi dell’ingegno, dell’arte del furto e dell’illusionismo contano meno (forse) delle pene d’amore.

Chi è il vero Berlino?

Finisce che Demian, il braccio destro di Andrès, diventa il Berlino di Berlino. Il fascino del personaggio del fratello del Professore forse si annacqua un po’ nello spin-off su di lui, concentrato sul mostrarci l’uomo che ama più che l’uomo che ruba. Quella selvatichezza, imperturbabilità, la costanza e la dedizione nell’azione e il sentimento profondo di immersione totale nell’arte del rubare sono incarnate dal personaggio di Demian. Alla fine sembra un Walter White con una falsa famiglia nel camper, e se Berlino – come gli dice Camille – a volte ci sembra “uscito da un racconto di Natale“, Demian ci ricorda perché aspettavamo così tanto Berlino.

Sierra e Lisbona sono l’aggancio principale a La Casa di Carta ma non fanno poi tanto la differenza. I nuovi personaggi, le nuove storie e anche il volto inaspettato di Berlino sono invece il motivo per cui dovremmo gustarci gli otto episodi dello spin-off. È un bene o un male che sia l’amore a contare più del resto? Probabilmente non importa, correte su Netflix!

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