Assassinio sull’Orient Express, recensione: il vero cult è Lumet ’74

In arrivo oggi stesso su MUBI, piattaforma sempre attenta ai film d'autore più interessanti del passato e del presente, abbiamo recensito Assassinio sull'Orient Express, la versione del 1974. Quella di Sidney Lumet. Per sapere cosa pensiamo del film, non vi resta che aprire l'articolo.
Assassinio sull'Orient Express, recensione: il vero cult è Lumet '74

Assassinio sull’Orient Express è uno dei romanzi più letti dell’intero corpus bibliografico di Agatha Christie. Dal giallo, pubblicato nel 1934, sono stati tratti numerosi adattamenti: alcuni per la televisione, altri per il cinema. L’ultimo, diretto da Kenneth Branagh (uscito nel nostro paese nel 2017), è un buon lavoro. Quello precedente (del 1974), di Sidney Lumet, è il vero gioiello.

Da oggi, domenica 24 Settembre 2023, il film del 1974 è su MUBI. Noi di CiakClub.it lo abbiamo (ri)visto e lo abbiamo recensito per voi. Ecco dunque quello che pensiamo della prima trasposizione cinematografica del capolavoro della scrittrice britannica.

La trama di Assassinio sull’Orient Express

Una scena del film
Una scena del film.

1930. La piccola Daisy Armstrong, figlia di un militare decorato e della figlia di una nota attrice, viene rapita. Dopo mesi di ricerche e il pagamento del riscatto, la bambina viene trovata morta. Dell’omicida non vi è traccia, nonostante si conosca il suo nome, o meglio, il suo cognome: Cassetti. Un gangester di origine italiana.

1935. Il bizzarro detective belga Hercule Poirot, si trova a Istambul dove, grazie all’intercessione del capotreno (nonché suo amico) Mr. Bianchi riesce a trovare in extremis un posto sull’Orient Express (treno che collegava la Turchia e la Francia, ndr). Sul mezzo, Poirot si trova a viaggiare con personaggi eterogenei e bizzarri, tutti in movimento per i motivi più disparati, tutti apparentemente estranei agli altri compagni di viaggio. A spiccare tra gli altri è tale Mr. Ratchett, un ombroso industriale statunitense dal passato misterioso che, dopo aver ricevuto alcune lettere minatorie, chiede a Poirot, che rifiuta, di fargli da guardia del corpo.

Quando, la seconda mattina di viaggio, con il treno fermo a causa della neve nel bel mezzo dei Balcani, il corpo di Mr. Ratchett viene trovato nella sua cabina, Poirot è costretto a dismettere le vesti del viaggiatore per tornare a vestire quelle di geniale investigatore. La verità e le connessioni, a seguito di numerosi interrogatori, vengono a galla, così come il legame di questo caso con quello della piccola Armstrong. Poirot si trova così a rivelare la verità e la natura del delitto, trovandosi davanti ad un interrogativo: seguire la sua coscienza o la sua natura di detective?

Scrittura brillante e ironia tagliente: le regole del delitto perfetto

Hercule Poirot/Albert Finney in Assassinio sull'Orient Express
Hercule Poirot/Albert Finney in Assassinio sull’Orient Express.

In un presente in cui l’attenzione media ha una durata sempre minore, è ancora accattivante un film girato quasi totalmente in interni, con un interrogatorio che dura mezz’ora e uno “spiegone” finale che occupa un quarto della pellicola? La risposta è molto semplice: sì. Assassinio sull’Orient Express, a distanza di (quasi) cinquant’anni, mantiene ancora la sua freschezza e la sua efficacia. Qualche passaggio è forse un po’ invecchiato, ma il film diverte e intrattiene come se fosse appena uscito.

La regia di Sidney Lumet, supportata dalle prove di un cast di primissimo livello (Albert Finney è un Poirot perfetto, probabilmente il migliore di sempre; Sean Connery, Anthony Perkins, Ingrid Bergman, il “cattivo” Richard Widmarck e tutti gli altri interpreti sono in palla, perfettamente calati nei ruoli; i “maggiordomi” John Gieldus e Jean-Pierre Cassel rubano la scena) non lascia mai un momento di vuoto. Lo spettatore non ha fisicamente il tempo di annoiarsi, incalzato da accadimenti che aggiungono particolari allo svolgersi dell’indagine del protagonista.

La location è fissa, certo, ma la macchina da presa non è mai ferma. Segue i movimenti vorticanti e coreografati alla perfezione dei personaggi con maestria, accarezzandoli come fa la Christie con le parole. Gli interrogatori, sempre interrotti da accadimenti cruciali per lo sviluppo delle indagini, si dispiegano piacevolmente. Così come la lunghissima spiegazione finale, interrotta da brevi flashback che interrompono il flusso di Hercule Poirot/Albert Finney. Ma a nostro avviso, la vera punta di diamante della pellicola è la scrittura del film. Le battute che compongono la ragnatela dell’indagine e la caratterizzazione di ciascun personaggio.

Assassinio sull’Orient Express, dalla pagina al copione

Samuel Ratchett/Richard Widmark
Samuel Ratchett/Richard Widmark.

Scusi la domanda freudiana…lei ama sua madre?

Scritta da Paul Dehn, la sceneggiatura di Assassinio sull’Orient Express è un piccolo master in scrittura per cinema. Adattamento (lo abbiamo detto) dell’omonimo romanzo di Agatha Christie, il film è profondamente fedele al libro da cui è tratto. Le ambientazioni sono ottimamente ricostruite e i personaggi sono riportati sullo schermo tanto brillantemente quanto erano stati scritti.

L’attenzione dello spettatore è sempre tenuta alta, anche prima che l’investigazione abbia inizio. Le battute taglienti (che rendono probabilmente di più in lingua originale, l’unico modo in cui il film sarà disponibile su MUBI, ndr) di un caustico Poirot sono efficaci a ritagliare alla perfezione il carattere del personaggio e a dimostrare la sua superiorità intellettuale nei confronti degli altri viaggiatori, spesso in balia dell’umorismo del detective. Anche i personaggi minori, compresi quelli che compaiono meno, caratterizzati con precisione.

Ma è in una piccola, minuscola, scena che tutta la maestria dello sceneggiatore e del regista vengono alla luce. Durante l’interrogatorio di Hector McQueen, segretario della vittima interpretato da Anthony Perkins, gli investigatori (lo stesso Poirot, Bianchi e il medico del treno) fanno una domanda quasi estemporanea al personaggio: “lei ama sua madre?” Sembra forse una domanda banale, avulsa dal contesto, ma si rivela importante per lo svolgersi della pellicola e, per chi ha visto Psycho, potrebbe anche avere un risvolto ulteriore. Esaltazione di chi scrive o un’effettiva citazione?

Tiriamo le somme

Il super cast di Assassinio sull'Orient Express
Il super cast di Assassinio sull’Orient Express .

Assassinio sull’Orient Express è un ottimo film (non un capolavoro, ma si destreggia benissimo nel genere e nella memoria di chi lo vede), che resiste al tempo e rimane una visione interessante. Nonostante i remake e le varie versioni dell’opera, il film di Sidney Lumet rimane la trasposizione più solida e divertente del libro di Agatha Christie.

Il film venne candidato a sei premi Oscar (ne vinse solo uno, per la miglior interpretazione “non protagonista” a Ingrid Bergman) e mantiene inalterata la sua classe. Ma, forse, ci siamo ripetuti anche troppo. Il modo migliore per valutare un film è vederlo. Pertanto: buona visione!

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