Argylle – La super spia, recensione: anche le spie fanno cilecca

Dopo il successo di Kingsman, Matthew Vaughn sbarca ancora una volta al cinema con Argylle - La super spia. Purtroppo di super il titolo ha ben poco, rimanendo vittima di una realizzazione dozzinale e priva di carattere. Prevedibile? Forse, ma non per questo giustificabile.
Il poster con il cast del film Argylle - La super spia

Spesso può risultare difficile parlare di un film, soprattutto quando questo non è riuscito a  convincerci a pieno. Le premesse di un titolo ci portano ad adattare le nostre aspettative, consapevoli di ciò che andremo a vedere in sala. Argylle – La super spia si presenta esattamente come una spy comedy senza troppe pretese, che non riesce però a mantenere lo standard minimo delle pellicole sue pari. Si tratta di un lungometraggio per famiglie, che trae forza da una serie di retroscena che puntano ad aumentare la commerciabilità del prodotto, ma su questo ci torneremo più avanti. 

Matthew Vaughn torna in sala con un genere che gli è decisamente molto caro. Dopo i tre lungometraggi dedicati all’organizzazione dei Kingsman, presto in arrivo con un nuovo capitolo, il cineasta rimette mano al mondo dello spionaggio con un film molto diverso dai precedenti. Talmente diverso da non riuscire a reggere il paragone con i titoli che l’hanno preceduto, i quali, checché se ne dica, possiedono un’identità forte e una resa scenica qualitativamente apprezzabile. Dimenticate coreografie action articolate e divertenti, ironia tagliente e un coinvolgimento narrativo all’altezza.

Il film purtroppo si esaurisce in tempi brevi, costruendo una strada sbilenca di avvenimenti casuali che si succedono frettolosamente. Non tutto il male vien per nuocere, fortunatamente. Infatti la pellicola presenta delle intuizioni indovinate e ben realizzate, che nella prima parte di visione offrono una piacevole fruibilità del prodotto, permettendo anche ad un pubblico più adulto di apprezzare ciò che passa su schermo. Vediamo più nello specifico cosa funziona e quali sono le criticità di Argylle – La super spia.

Il bello che non balla

Tra voi lettori c’è sicuramente chi ricorda la saga di Kingsman. Una serie di film di spionaggio che omaggia il genere, attraverso una comicità pungente e scene action adrenaliniche. Probabilmente tutti coloro che hanno visto il primo lungometraggio della saga ricordano il finto piano sequenza sulle note dei Lynyrd Skynyrd. Una sequenza spettacolare, violenta e narrativamente inaspettata. Musica e azione sono spesso andate a braccetto in questi titoli, regalando coreografie che mescolano danza e arti marziali. In Argylle le cose sono meno movimentate.

Le scazzottate acrobatiche presenti nel lungometraggio si esauriscono nella prima parte, presentando delle coreografie sì interessanti, ma niente che riesca a mantenere lo standard al quale Vaughn ci aveva abituato con i suoi lavori precedenti. La comicità manca di mordente, emanando un’aura di vecchiume e banalità. Il cast corale, che vanta la presenza di Samuel L. Jackson, Sam Rockwell e Bryan Cranston, non riesce a salvare dei personaggi vuoti e privi di carisma. 

Narrativamente parlando, la pellicola si struttura su due piani: uno che potremmo definire immaginario e uno invece reale. Il passaggio da una dimensione all’altra viene scandito dagli occhi della protagonista, attraverso soggettive che ci trasportano da una parte all’altra grazie ad un battito di ciglia. Un elemento esteticamente gradevole, ritmico e incalzante soprattutto nelle fasi più concitate. Il tutto viene contornato da una CGI non sempre convincente, ma che nonostante i limiti riesce a svolgere il suo dovere. 

Quando le premesse non bastano

Sam Rockwell e Bryce Dallas Howard in una scena del film Argylle - La super spia

Come detto in precedenza, si potrebbe tenere conto della qualità del film in funzione delle sue premesse. Il titolo trae ispirazione dal libro Argylle, uscito recentemente nelle librerie e scritto dalla misteriosa Elle Conway, interpretata da Bryce Dallas Howard. Il libro deve la sua notorietà soprattutto per l’identità segreta della scrittrice. Ci sono diverse teorie a riguardo. Molti credono che lo stesso Vaughn sia coinvolto nel progetto, altri invece pensano che a celarsi dietro Conway ci sia niente poco di meno che Taylor Swift. Insomma tutte teorie molto fantasiose che sono state spesso smentite dai diretti interessati.

Viene spontaneo pensare ad un progetto di marketing finalizzato a commerciare non solo prodotti destinati alle sale (Argylle – La super spia è solo uno dei titoli che in futuro andranno a completare una trilogia), ma anche merchandising, musical e altre opere letterarie. Insomma un brand crossmediale che punta ad avere le mani in pasta un po’ ovunque. Consapevoli di ciò non stupisce che il film sia quel che sia, ma siamo davvero arrivati a tal punto da accontentarci in questo modo? 

Sorvolando sul discorso di cosa debba o non debba essere il cinema (non perchè meno importante ma servirebbe un articolo a parte), la sola presenza di titoli passati che, quasi con le stesse premesse, sono riusciti a fare molto di meglio, non giustifica un pigro tentativo come quello di Argylle. Non è sbagliato andare in sala consapevoli di ciò che stiamo guardando, ma non è neanche giusto accettare passivamente tutto ciò che ci viene propinato. La costruzione di un pensiero critico è fondamentale, altrimenti non saremo diversi dagli zombie che George Romero racconta nella sua filmografia.

Siate lucidi, e se proprio dovete accontentarvi allora fatelo, ma non lasciatevi prendere in giro. Non siete solo consumatori, siete testimoni di ciò che accade in sala, nel bene e nel male. In favore di ciò sentitevi liberi di scegliere Argylle – La super spia tra i titoli da vedere al cinema, per farvi la vostra idea e magari condividerla con nei commenti. Per rimanere in tema spy-action, qui trovate la nostra recensione della serie Mr. & Mrs. Smith, ispirata all’omonimo lungometraggio del 2005.

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