Anya Taylor Joy sarà protagonista di una nuova serie Netflix

Anya Taylor Joy ha ottenuto,  grazie a La regina degli scacchi, un grandissimo successo, che l’ha resa celebre in tutto il mondo.

Sulla scia di ciò la giovane attrice ha deciso che prenderà parte ad un nuovo progetto Netflix, nel quale sarà ancora protagonista.

La notizia arriva proprio da Scott Frank, showrunner della serie sopracitata, che la dirigerà in un adattamento del romanzo di Vladimir Nabokov: Una risata nel buio (autore del più celebre Lolita).

Il progetto non manca di grande ambizione e, la scelta di Anya Taylor Joy dimostra la ferma volontà di bissare il successo de La regina degli scacchi.

Scott Frank, durante una chiacchierata in un episodio del podcast The Watch, ha affermato di aver comunicato a Netflix di voler lavorare al nuovo progetto con tutti coloro che hanno lavorato a La regina degli scacchi.

“Sarà una specie di Valentino dei film, lo farò come un film noir. Il libro parla per lo più di arte e dipinti. L’intenzione è di farne un film nel film. Sarà uno sporco, meraviglioso, piccolo thriller.”

Ha affermato il regista, aggiungendo:

“Mi piacerebbe girare a Berlino, per rimanere il più fedele possibile al romanzo.”

Ecco una breve recensione del romanzo Una risata nel buio, la cui trama ricorda vagamente quella del celebre film di Tornatore La migliore offerta:

“C’era una volta un uomo che si chiamava Albinus, il quale viveva in Germania, a Berlino. Era ricco, rispettabile, felice; un giorno lasciò la moglie per un’amante giovane; l’amò; non ne fu riamato; e la sua vita finì nel peggiore dei modi”. È probabile che il lettore di oggi, aprendo Una risata nel buio e leggendone le prime righe, abbia la stessa reazione del suo editore americano nel 1938. Ma come, si era detto il disgraziato, questo Nabokov mi ha chiesto di ritradursi il libro da solo perché la versione uscita tre anni prima in Inghilterra lo aveva sconciato, e adesso mi presenta con un altro titolo un testo completamente diverso da quello che ho letto? E con un attacco che dice tutto? E ora cosa racconterà, visto che la trama l’ha svelata subito? Sono tutte domande legittime, ma futili. E, soprattutto, contengono già le risposte. L’autore aveva rifatto Kamera obskura – questo il titolo della prima versione – perché continuava in realtà a riscrivere la storia che avrebbe portato fino in fondo solo vent’anni dopo, in Lolita. E aveva scelto quell’attacco perché nel frattempo si era formato una sua personalissima idea del gioco infinito e appassionante che, prima di tutto, un libro deve essere. Quanto al resto della storia, alla materia che il romanzo in tre righe con cui inizia non contiene – be’, molto semplicemente, è la letteratura. Ovvero, per usare un suo sinonimo corrente, Vladimir Nabokov.

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