Al vertice della tensione, recensione: spy story vecchia scuola

Jack Ryan torna in una delle sue avventure in Al vertice della tensione, qui alla sua quarta apparizione sul grande schermo, con il volto di Ben Affleck. L’analista della CIA, ideato da Tom Clancy, dovrà ancora una volta passare all’azione, suo malgrado, per evitare un conflitto di natura nucleare tra Russia e Stati Uniti.
Ben Affleck e Morgan Freeman nel poster del film Al vertice della tensione

Al vertice della tensione è, da oggi 12 gennaio, disponibile su Infinity+, anticipato nei due giorni precedenti da Giochi di Potere e Sotto il segno del pericolo. La pellicola con protagonista Ben Affleck è infatti la quarta dedicata a Jack Ryan, eroe di numerosi romanzi di Tom Clancy, dal 1984 al 2015. Prima di lui c’era stato Alec Baldwin, in Caccia a Ottobre Rosso, primo a portare il personaggio sul grande schermo. E poi Harrison Ford nei due film su citati, anch’essi disponibili su Infinity+, rispettivamente dal 10 e 11 gennaio.

La piattaforma ha poi in previsione di completare la saga nel suo palinsesto del mese con Jack Ryan – L’iniziazione, pellicola del 2014 che vede, nei panni del celebre analista CIA, Chris Pine. Il film sarà disponibile dal 14 gennaio. Per completare il quadro, vi ricordiamo che, negli ultimi anni, Jack Ryan ha assunto un nuovo volto per Prime Video, con l’attore John Krasinski. Lo show, avviato nel 2018, è arrivato, nel 2023, alla sua quarta e ultima stagione.

Al vertice della tensione, Jack Ryan in corsa contro il tempo

Al vertice della tensione si basa sul romanzo The Sum of All Fears (omonimo titolo della pellicola nella versione originale), reso in italiano con Paura senza limite. L’intreccio centrale della trama è mantenuto, ma cambiano i nemici, che nel romanzo avevano il volto di terroristi palestinesi. Jack Ryan dovrà fare il possibile per sedare il crescendo di tensioni e incomprensioni tra Russia e Stati Uniti, per scongiurare un possibile conflitto nucleare dagli effetti disastrosi. L’antagonista assetato di potere, che ricama il suo piano nell’ombra, è qui Richard Dressler.

Il miliardario austriaco, guida di un gruppo di estremisti neonazisti, ha intenzione di sconvolgere il già precario equilibrio tra le due super potenze, lasciando che siano esse stesse artefici della loro caduta. Dressler ha infatti messo le mani su un ordigno nucleare, che nel 1973 era stato disperso da Israele nel deserto, nel pieno del conflitto del Kippur. A quel punto, riporterà in vita la bomba con l’aiuto di tre scienziati russi dati per scomparsi, con l’intento di farla esplodere negli Stati Uniti e alimentare strategicamente le paranoie e la sfiducia del Presidente USA nei confronti di Nemerov, Presidente russo appena salito in carica.

Jack Ryan, che in passato si era occupato di stendere rapporti sulla vita di Nemerov, sospetta che non ci sia lui dietro questi movimenti, né tanto meno dietro l’attacco chimico avvenuto poco prima in Cecenia. Quando poi scoprirà la vera origine dell’ordigno rubato, Ryan non avrà più dubbi, ma il tempo per fermare il treno in corsa sarà, a quel punto, incredibilmente poco.

Spy story classica e di classe

Morgan Freeman e Ben Affleck in una scena del film Al vertice della tensione

Al vertice della tensione è una storia di spionaggio, elegante e classicamente americana. Quando si rispolverano latenti rivalità tra Russia e Stati Uniti, il tutto assume però un po’ il sapore del già visto. La componente action è molto limitata. Il che è di fatto in linea con la natura del personaggio di Jack Ryan, molto più incline a lavori d’ufficio e compilare scartoffie che non ad assalti e missioni sul campo. Come ci tiene a sottolineare lo stesso Affleck, protagonista del recente e deludente Hypnotic, in una battuta del film.

Ed è in questo senso che il Jack Ryan di Al vertice della tensione è molto più efficacie di quanto non sia stata la versione di Pine, ad esempio. Abbiamo di recente visto, o meglio, sentito, Chris Pine come voce del villain di Wish. Vi lasciamo qui la nostra recensione. Affleck, mostrandoci un Ryan un po’ impacciato e inesperto, ancora lontano da problemi e responsabilità familiari, riesce a rendere diverse sfumature dell’eroe di Clancy, più cervello che muscoli.

L’intrigo da scoprire per salvaguardare la pace nel mondo è già in parte svelato sin dalle battute iniziali, rendendo la spy story poco complessa. Ma, per una volta, evitare di scervellarsi per star dietro all’intreccio di un thriller politico, facendo attenzione non perdersi nessun dettaglio, non è un demerito. Anzi. Stupisce poi che l’esplosione della bomba trafugata, unico vero evento che dà una scossa all’azione, venga sorvolata con un po’ troppa nonchalance. Se è pur vero che la “somma di tutte le paure” di Al vertice della tensione sta nelle conseguenze che l’esplosione stessa scatenerà negli equilibri mondiali, ecco che magari una riflessione in più sui danni lasciati dalle radiazioni nucleari poteva esserci.

Facebook
Twitter