Aaron Sorkin, 62 anni di grandi sceneggiature: la nostra TOP 10

Aaron Sorkin compie oggi sessantadue anni. Grazie ai suoi brillanti dialoghi e una scrittura sempre impeccabile, Sorkin si è ritagliato uno spazio nel panorama cinematografico mondiale, diventando probabilmente lo sceneggiatore più influente. Da Codice d’onore a A proposito dei Ricardo, questa è la nostra TOP 10 delle sue sceneggiature.
Aaron Sorkin, 62 anni di grandi sceneggiature: la nostra TOP 10

Nel giorno del suo sessantaduesimo compleanno celebriamo Aaron Sorkin, colui che nel corso degli anni, probabilmente, è diventato lo sceneggiatore più influente del panorama cinematografico mondiale. In un settore in cui gli sceneggiatori non godono certo di particolare rilievo, e gli attuali scioperi ne sono l’immediata conseguenza, Sorkin è riuscito invece a ritagliarsi un ruolo di primo piano. I suoi brillanti dialoghi sono entrati nell’immaginario collettivo, così come il suo impeccabile stile di scrittura e la spiccata tridimensionalità che riesce a conferire ai propri personaggi.

Dal suo straordinario esordio con Codice d’onore nel 1992, passando per l’Oscar alla Miglior Sceneggiatura nel 2011, grazie a The Social Network, fino al debutto dietro la macchina da presa con Molly’s Game, questa è la nostra TOP 10 delle sue sceneggiature.

10. Il presidente – Una storia d’amore

Un'immagine de Il presidente - Una storia d'amore
Un’immagine de Il presidente – Una storia d’amore

La seconda collaborazione di Aaron Sorkin con Rob Reiner è una commedia romantica dove il presidente degli Stati Uniti, innamorato di una donna, deve fare i conti con il fatto di non poter vivere il proprio amore come qualsiasi altra persona. Insomma è davvero così inconcepibile che persino l’uomo più potente al mondo debba avere la sua privacy? E Il presidente – Una storia d’amore gioca proprio su questo, mette il pubblico di fronte a questa riflessione. 

“L’America non è una grande società”, si dice all’inizio, e il film sembra fare di tutto per dimostrarlo. Così quel discorso sul finale diventa fondamentale: anche il presidente degli Stati Uniti ha diritto a un’intimità, così come a essere felice. 

9. A proposito dei Ricardo

Nicola Kidman in A proposito dei Ricardo, diretto da Aaron Sorkin
Nicola Kidman in A proposito dei Ricardo, diretto da Aaron Sorkin

L’ultima pellicola scritta e diretta da Aaron Sorkin è un biopic incentrato sulla relazione tra Lucille Ball e Desi Arnaz, i due protagonisti della sitcom americana I love Lucy. A proposito dei Ricardo si poggia su una sceneggiatura solida che, insieme alle interpretazioni di Nicole Kidman e Javier Bardem, rappresenta il vero punto di forza del film. Sorkin costruisce l’impianto narrativo su un momento di crisi, nella relazione ma anche nella vita di Lucille, ci mostra una donna sull’orlo del baratro, terrorizzata dalla possibilità di perdere tutto, ma così forte da portare il peso della vita sulle spalle.

8. Molly’s Game: l’esordio alla regia di Aaron Sorkin

Jessica Chastain in Molly's Game, diretto da Aaron Sorkin
Jessica Chastain in Molly’s Game, diretto da Aaron Sorkin

Molly’s Game è l’esordio dietro la macchina da presa di Aaron Sorkin, e il soggetto è incentrato sulla biografia di Molly Bloom, un’ex sciatrice diventata in pochi anni un punto di riferimento nel business del poker clandestino. Il film racconta l’ascesa di Molly, ma soprattutto il suo desiderio di farsi strada in un mondo di soli uomini. Sorkin delinea i tratti di una donna che ha bisogno di dimostrare il proprio valore, che è pronta a rialzarsi dopo ogni caduta e a rivendicare la propria indipendenza, ma soprattutto il fatto che sia lei, e lei soltanto, l’artefice del proprio successo. 

7. The Newsroom: Aaron Sorkin e il giornalismo

Jeff Daniels in The Newsroom
Jeff Daniels in The Newsroom

Dopo il grandissimo successo di The West Wing – Tutti gli uomini del presidente, Aaron Sorkin torna sul piccolo schermo con The Newsroom, riproponendo in un certo senso quel canovaccio. Al centro delle vicende ci sono i dietro le quinte di un fittizio canale televisivo e, proprio come in The West Wing, Sorkin dipinge una realtà idealizzata. 

L’autore non è certo nuovo alla critica nei confronti della società e del sistema, e in questo caso sceglie di riflettere sul tracollo morale del giornalismo odierno, ipotizzando una riscoperta dei valori e un nuovo modo di fare comunicazione. Tra una scrittura dei dialoghi come sempre sublime e il contrasto tra commedia e drammaticità, Sorkin immagina il progresso.

6. Il processo ai Chicago 7

Un'immagine de Il processo ai Chicago 7, diretto da Aaron Sorkin
Un’immagine de Il processo ai Chicago 7, diretto da Aaron Sorkin

Il secondo capitolo della filmografia da regista di Aaron Sorkin è incentrato sui Chicago 7 e sul vergognoso processo con cui, nel ‘68, vennero elevati a capro espiatorio di tutti quei movimenti di protesta che in quegli anni raggiungevano il proprio apice rivoluzionario. 

Uscito a distanza di pochi mesi dalla morte di George Floyd, Il processo ai Chicago 7 mostra l’efferata violenza delle forze dell’ordine e il razzismo sistemico, persino in un’aula di tribunale, cercando di onorare il coraggio dei manifestanti e facendosi vero e proprio elogio alla protesta. Sorkin racconta con ironia e satira l’immoralità della giustizia americana e la controcultura del tempo.

5. L’arte di vincere: Aaron Sorkin e il baseball

Brad Pitt ne L'arte di vincere (alla Aaron Sorkin)
Brad Pitt ne L’arte di vincere

Aaron Sorkin scrive un biopic sportivo piuttosto atipico, incentrato sulla figura di Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics. L’arte di vincere fa del baseball una metafora della vita e della società americana, ancorata alle proprie credenze, a un sistema da rifondare completamente. Lo sport in sé non è quasi mai protagonista, lo sono piuttosto le emozioni di Beane, il suo approccio viscerale al proprio lavoro, nascosto sotto un’apparente pacatezza. Sorkin si serve degli stilemi della classica storia americana, una storia di riscatto, di Davide contro Golia, di perdenti e emarginati che diventano eroi. Una storia di collettività e determinazione. 

4. Steve Jobs: Aaron Sorkin racconta il genio

Michael Fassbender, Kate Winslet e Michael Stuhlbarg in Steve Jobs (sceneggiatura di Aaron Sorkin)
Michael Fassbender, Kate Winslet e Michael Stuhlbarg in Steve Jobs

Dopo il ritratto di Mark Zuckerberg e la genesi di Facebook in The Social Network, Aaron Sorkin torna a dedicare una pagina della propria filmografia a una delle persone più influenti dell’ultimo secolo: Steve Jobs. Esattamente come in quel caso, la Apple fa soltanto da sfondo per una storia che si concentra sull’uomo piuttosto che sull’imprenditore. 

Il genio di Steve Jobs è evidente, ma la sceneggiatura di Sorkin ne esplora il lato umano: il rapporto con la figlia, le contraddizioni, l’adozione e un complicato percorso di crescita personale. La storia di un uomo alla continua ricerca della perfezione, diventato icona al pari, se non più, dei suoi prodotti. 

3. The West Wing – Tutti gli uomini del presidente

Il cast di The West Wing, una serie di Aaron Sorkin
Il cast di The West Wing, una serie di Aaron Sorkin

Nel 1999, dopo aver realizzato quattro anni prima la sceneggiatura de Il presidente – Una storia d’amore, Aaron Sorkin creò The West Wing – Tutti gli uomini del presidente, un progetto destinato a entrare nella storia della serialità, e probabilmente, ancora oggi, una delle migliori opere incentrate sulla politica americana. 

Sorkin rimase a capo del progetto per 4 stagioni, e questa, con grande probabilità, fù la chiave di volta della sua carriera. Abituato a una politica fatta di scandali e vizi capitali, il pubblico si trovò di fronte a una serie TV in grado di raccontare con grande naturalezza e una scrittura sopraffina, la vita – seppur idealizzata – all’interno della Casa Bianca. Un pezzo di storia della TV. 

2. The Social Network: Aaron Sorkin e Zuckerberg

Jesse Eisenberg in The Social Network
Jesse Eisenberg in The Social Network

Aaron Sorkin alla sceneggiatura e David Fincher alla regia di uno dei film più importanti del ventunesimo secolo (chiedere conferma a Tarantino). The Social Network racconta il fenomeno Mark Zuckerberg, la sua ascesa e l’incredibile impatto sociologico dalla nascita di Facebook. Se da una parte Sorkin si concentra proprio sul processo che portò al concepimento del social network, dall’altra, parallelamente, non abbandona mai il focus su Mark in quanto uomo. 

Il volto dietro a una delle creazioni più rilevanti del secolo, colui che da lì a poco rivoluzionerà per sempre il modo di socializzare, è il volto del perdente per eccellenza, un nerd asociale. E mentre Facebook permetterà di circondarsi virtualmente di migliaia di “amici”, il cui numero diventerà simbolo dello status sociale, nonché ossessione di un’intera generazione, Mark rimarrà solo. Una grande metafora. 

1. Codice d’onore: il debutto di Aaron Sorkin

Tom Cruise, Jack Nicholson e Demi Moore in un'immagine di Codice d'onore, l'esordio di Aaron Sorkin
Tom Cruise, Jack Nicholson e Demi Moore in un’immagine di Codice d’onore, l’esordio di Aaron Sorkin

Difficile credere che quella di Codice d’onore sia la sceneggiatura d’esordio di Aaron Sorkin. Difficile per la puntualità e l’intensità con cui riesce a veicolare il proprio messaggio, ma soprattutto per l’eccellente caratterizzazione dei personaggi e lo spessore dei dialoghi. Un film coraggioso, quello diretto da Rob Reiner, che mette in dubbio l’esercito americano in quanto istituzione. 

Il corpo dei Marines diventa così un’organizzazione omertosa, contraddittoria, dai valori discutibili e dalla morale inquietante. Sorkin ribalta il concetto di onore, e lo fa servendosi di quel rigido codice che dà il titolo al film. E poi quello straordinario monologo di Jack Nicholson, eccezionale nell’impersonificare l’emblema di quegli ideali da estirpare. All’esordio Sorkin è già all’apice della propria carriera.

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