A guardia di una fede, recensione: nella Curva Nord del TFF41

A guardia di una fede è un documentario diretto da Andrea Zambelli, presentato fuori concorso alla 41esima edizione del Torino Film Festival La storia narrata è quella del Bocia, al secolo Claudio Galimberti, che ha basato la sua esistenza sull'amore per l'Atalanta Calcio e del suo tifo organizzato.
Claudio “Bocia” Galimberti in una scena del film documentario A guardia di una fede

Entriamo in sala per l’ultima proiezione della giornata. Il film è un documentario italiano diretto da Andrea Zambelli dal titolo A guardia di una fede. Viene brevemente presentato, assieme alla troupe quasi completa. Non possiamo fare a meno di notare delle bandiere dell’Atalanta Calcio sventolate in sala. Il documentario racconta gli ultimi trent’anni di vita di Claudio Galimberti detto Il Bocia, il capo ultrà della curva nord della squadra bergamasca. 

Prima dell’inizio della proiezione il presentatore invita la sala a voltarsi verso l’ultima fila. In piedi con le braccia alzate, una fascia azzurra in testa a tenere legati i lunghi capelli brizzolati e con indosso una maglietta smanicata con la stampa dell’uno, il nove, lo zero e il sette il Bocia in persona, che saluta e ringrazia.

Inizia così questa nostra esperienza filmica della sezione fuori concorso Ritratti e Personaggi del 41esimo Torino Film Festival. Il documentario della durata di 100 minuti è una storiografia dettagliata, ricca di materiale e di storie, della vita del Bocia, delle sue controversie e della sua voglia di far crescere la tifoseria organizzata atalantina. Un uomo simbolo che forse in pochi conoscono ma la cui storia meritava di essere raccontata.

Imparare l’ABC: Atalanta Bergamo Calcio

A guardia di una fede è un documentario incalzante, ricchissimo di materiale e in grado di coinvolgere anche chi, nei confronti del calcio, non nutre alcun interesse. Tacchetti e fango sono molto presenti in questo titolo, per ovvi motivi, ma il regista riesce splendidamente a proporre il calcio e il conseguente tifo come un teatro, uno sfondo, ancora meglio una fede per un uomo che ha dato la sua vita per una squadra, a costi altissimi. Claudio Galimberti non è un eroe né tantomeno un esempio da seguire. Ma è un uomo chiaro, dai principi saldi, dai valori indiscutibili. 

Il film inizia da un epilogo, quello della vita del Bocia. Esiliato nelle Marche vive di pesca e lavori manuali, ma mantiene alta la fede nei confronti della sua squadra del cuore. Attraverso video storici, reperti giornalistici e testimonianze recenti, scopriamo che Claudio è entrato nella curva nord dell’Atalanta a meno di dieci anni di età. Il protagonista parla in camera, le riprese sfidano le linee temporali. Il montaggio del documentario, infatti, è tale da riuscire a incastrare le parole del Bocia di oggi a quelle del Bocia negli anni ‘90, mettendo in fila i video originali. 

Claudio racconta la sua città, l’amore che prova per essa e, di conseguenza, per l’Atalanta Calcio. Figura carismatica, Il Bocia è stato ed è tuttora il leader della Curva Nord. La sua vita ha avuto un solo preciso scopo: unire la tifoseria, legarla alla città, mostrare a tutta Italia chi sono gli abitanti di Bergamo. Ma il documentario ci mostra anche un altro punto di vista, ovvero le conseguenze dell’essere una figura così carismatica e controversa.

A guardia di una fede nella vita e in curva

Claudio Galimberti, Il Bocia, nel documentario A guardia di una fede

Il protagonista è un anti-eroe che, in quanto tale, ha mosso folle, organizzato eventi e non tutto sempre nel pieno della legalità. La sua fede gli è costata arresti, carcere, domiciliari, un Daspo di trent’anni, un vero e proprio esilio dalla sua città. La passione avvolge ogni immagine della pellicola. Ogni battuta, ogni fotogramma trasmette chiaramente un preciso modo di vivere la vita, in ribellione, senza scendere a compromessi, costi quel che costi.

Andrea Zambelli, documentarista italiano, presenta il suo ultimo lavoro al TFF con orgoglio e commozione, consapevole della necessità di portare il calcio italiano sul grande schermo, in tutte le sue forme, come dimostra la recente decisione di Netflix di mettere a disposizione tutte le partite del mondiale 2006. In sala non sono mancate le risate, gli applausi e i momenti più toccanti. Un’esperienza filmica sorprendentemente unica, da vivere in sala, se possibile a Bergamo ma questo, forse, per i più appassionati.

Abbiamo un documentario sulla vita di Maradona, idolo indiscusso della storia del calcio. Abbiamo anche documentari sulla vita di personaggi pubblici il cui impatto culturale è percepito da chiunque, come per esempio quello su Massimo Troisi. Ciò che ci mancava, in effetti, era un documentario sulla vita di una figura in costante ribellione, la cui vita è specchio di una sub-cultura intrinsecamente italiana. A guardia di una fede affronta la vita di un uomo, ma anche il calcio e la sua evoluzione, la politica e il tifo organizzato che, forse, come Claudio, appartiene purtroppo ad altri tempi, di cui conserviamo nostalgicamente il ricordo.

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