Bullet Train sceglie un binario fatto di risate e azione allo stato puro: nel complesso un quarto ritorno interessante per David Leitch.

RECENSIONE NO SPOILER

Azione e comicità: due componenti apparentemente contrastanti, ma che per Bullet Train non sono certo un ostacolo. L’action movie di David Leitch questo lo sa bene, e ne sa trarre il meglio dell’intrattenimento, senza voler imporre niente più che una semplice risata. Sono inoltre due ritorni ben graditi, quelli che Bullet Train ci racconta al cinema: ovviamente il primo alla regia, per l’ex stuntman David Leitch – che qui ritroviamo anche in veste di produttore – e il secondo per Brad Pitt, per l’ultima volta sullo schermo con il fantascientifico Ad – Astra (2019). Ben graditi, dicevamo, perché con Bullet Train quello che torna sullo schermo è il gusto di Leitch per lo spericolato, per l’azione più pura – condita da un pizzico di splatter – per le arti marziali, per un’estetica visuale impegnativa e sgargiante, ma anche per le buone capacità di Pitt che, ancora una volta, dimostra di sapersi mettere in gioco, adattandosi a schemi estremamente dinamici e divertenti. Quello che Leitch dirige, tuttavia, non è un titolo che privilegia le sole abilità dell’attore; con Bullet Train, infatti, la scelta del regista cade sulla coralità, e sulla scelta di proporre un cast variegato e in gran forma, certamente adatto a un prodotto come questo. In più, si aggiunge una cabina di produzione carica di esperienza sul genere action, grazie alla presenza di Kelly McCormick – che ha assistito già il marito Leitch nei precedenti tre titoli – e al regista Antonie Fuqua. Tutti ingredienti che, in breve, permettono a questo nuovo step di Leitch di creare una ricetta sicuramente godibile: azione, azione e ancora azione.

La trama: alla ricerca di una valigetta

Bullet train brad pitt

Tokyo. Ladybug (Brad Pitt) è un sicario sull’orlo della “pensione”, poiché arrivato alla conclusione che quello che “fa per vivere” sia da rilegare al proprio passato. Mesi spesi dall’analista lo avrebbero infatti convinto che la sua sarebbe una “nuova e migliorata” versione di sé e che sarebbe arrivato il momento di prendersi del tempo per sé. Ma il destino, e soprattutto la fortuna, non sembrano essere dalla sua parte; presto un ultimo, improvviso incarico su commissione lo porta a dover accettare quella che, apparentemente, pare una missione da niente: intercettare e recuperare una valigetta su un treno diretto a Kyoto. Ovviamente non diremo che cosa la valigetta contenga ma, a quanto pare, altri cinque esperti del “settore”, per un motivo o l’altro, sarebbero sulle sue tracce. Ci sono la coppia di sicari “gemelli” Tangerine e Lemon (Aaron Taylor Johnson e Brian Tyree Henry), la giovane e apparentemente candida Prince (Joey King), il criminale The Wolf (Bad Bunny) e il sicario The Hornet (Zazie Beetz). L’incarico presto si rivela per quel che è: una specie di missione suicida, che non lascia proprio spazio a un dialogo pacifico, e dove (di sicuro) nessuno è intenzionato a perderci qualcosa.

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Il cast e non solo: chi ci racconta Bullet Train

Dopo Charlize Tzeron per Atomica Bionda (2017), e Ryan Reynolds per Deadpool 2 (2018), anche Brad Pitt passa per la regia di David Leitch, tornando al centro della scena a distanza di ben quattro anni dal suo ultimo, centrale ruolo in Ad Astra (2019). Con un pizzico di quella interpretazione che avevamo imparato a conoscere sul set di C’era una volta ad… Hollywood (2019), Pitt torna con un temperamento pungente, perfettamente adatto a quest’ultima proposta di Leitch. Lo stesso di può dire per il cast al completo, che si rivela adeguato a gestire un titolo esplosivo come Bullet Train, rivelando un’ottima chimica sul set. Ad accompagnare Pitt, lo ricordiamo, ci sono Aaron Taylor Johnson, Brian Tyree Henry, Joey King, il rapper Bad Bunny, Zazie Beetz, Andrew Koji, Micheal Shannon e la “onnipresente” Sandra Bullock.

“Come un Diesel”: la ricetta di David Leitch

Bullet Train

Secondo il nostro parere, una terza carta vincente che Bullet Train mette sul tavolo è il saper orchestrare al meglio tante storie, ognuna con un proprio passato e con un proprio obbiettivo da portare a termine. Quello che all’inizio sembra essere un quadro disgregato, infatti, non tarda a prendere forma, grazie soprattutto all’uso ricorrente di flashback, che oltre alla loro funzione classica, permettono alla narrazione di trascorrere indisturbata, e riempire quelli che potrebbero essere punti morti. Niente di innovativo, lo ammettiamo. In ogni caso, possiamo dire che quello di Leitch è un tentativo ben riuscito, oltre a essere una produzione che ha saputo osare molto, già a partire dalla scelta di portare sullo schermo un thriller adrenalinico non proprio facile da gestire, anche perché (quasi) totalmente girato su un treno. Una nota di merito, infatti, va alla capacità della produzione di aver saputo dosare con intelligenza tensione e azione per l’intera durata del film, distribuendole in modo che l’attenzione dello spettatore possa rimanere sempre alta. Buona parte di questo lavoro, indubbiamente, lo svolgono anche una sceneggiatura divertente (quella firmata da Zak Olkewicz), e una interpretazione sopra le righe da parte del cast.

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Martina Folegnani

Martina Folegnani

Una piccola torinese con un grande amore per il magnificente mondo del cinema e dell’arte. Mi sono laureata al DAMS con l’obiettivo di diventare scrittrice di soggetti cinematografici.

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