Il 24 agosto, grazie a Lucky Red, Crimes of the Future arriva nelle sale italiane, segnando così l'atteso ritorno di David Cronenberg al cinema.

A quasi 8 anni dall’uscita del suo ultimo film  il 24 agosto arriva in sala, grazie a Lucky Red, Crimes of the Future, la nuova opera di David Cronenberg. Il ventesimo lungometraggio del regista canadese, presentato all’ultimo Festival di Cannes, è il perfetto compendio della poetica del suo autore. Pochi sono infatti i registi la cui filmografia, seppur varia, è attraversata da un fil rouge in grado legare e far emergere il pensiero dell’autore. Tra questi Cronenberg è uno dei casi più impressionanti. In più di cinquant’anni di carriera è riuscito a creare un microcosmo filmico in cui ogni opera si può analizzare, comparare e specchiare con un’altra. In questo senso l’ultima opera funziona sia come punto d’accesso alla mente del canadese che come summa della sua intera poetica. Ma se volete scoprire di più in modo di arrivare preparati alla visione di Crimes of the Future eccovi una breve guida al cinema di Cronenberg.

Cronenberg è diverso da tutti

Cronenberg saluta

Quello del canadese è un nome in grado di unire ogni tipo di cinefilo: dall’appassionato dell’horror puro fino all’amante del cinema più d’avanguardia. Spesso accostato ai grandi nomi del cinema di genere come Carpenter, Craven o Romero, a ben guardare non vi è molto in comune tra questi nomi se non la grandezza. Certo, sono temporalmente contigui e tutti partono dall’horror. Nel canadese però non vi è mai la tensione e la ricerca dell’orrore come obiettivo.
Cronenberg viene da una famiglia abbastanza facoltosa canadese, si appassiona presto alla biologia e soprattutto alla letteratura. Dagli autori della beat generation ai grandi classici, da Ballard a McLuhan, passando per gli inventori della psicoterapia, Asimov e Dick. La grande passione del canadese è sempre stata la scrittura per poi dedicarsi al cinema come autodidatta. Proprio grazie a questo suo background si possono spiegare le sue peculiarità. Un modo di fare film riconoscibile: la gestione del ritmo, delle linee narrative, dello sviluppo dei personaggi. A questa unicità grammatica, simile se vogliamo a quella di Lynch, va poi unita il costante sviluppo della sua poetica, de suo modo di vedere e raccontare il mondo e l’essere umano. Una visione e un pensiero che ha poi inserito in ogni singola opera e in mutazione continua. Proprio “mutazione” è infatti uno dei termini chiavi e ricorrenti del suo cinema, compreso ovviamente Crimes of the Future.

La mutazione del corpo, della mente, del mondo e del cinema di Cronenberg

Mano esce dal televisore in Videodrome

L’interesse principale del pensiero cronenberghiano è il corpo umano. Un corpo che viene visto come tela su cui dipingere; come opera da mutare; come oggetto di attrazione carnale; come fonte primaria d’identità; come contenitore della psiche, a sua volte malleabile e mutabile. Ogni film di Cronenberg contiene una riflessione su questo argomento. Non a caso il termine/genere a cui si accosta sempre il regista canadese è “body horror“. Ma fin dal principio il regista ha sempre portato avanti di pari passo una riflessione sull’essere umano in generale, dal corpo appunto fino alla psiche, alla sfera del sesso, passando per l’interazione con la tecnologia in uno sguardo complessivo sulla società attuale e futura. È così che, film dopo film, si è andato a creare un mosaico variopinto e ricco di visioni diverse ma coerenti.
Il tutto senza il timore di spaziare e variare tra i generi, sapendo interpretare i cambiamenti del pensiero e del volere comune. Sempre con la capacità di mutare il suo cinema e la sua poetica ancor prima dei corpi dei suoi attori.
Con Videodrome, opera in cui Cronenberg re-immagina il mondo, la funzione e il significato degli schermi e dell’identità, in un capolavoro ancora oggi incredibile per lungimiranza e freschezza. In La Mosca, in cui il concetto di mutazione presente da sempre nel suo cinema diventa totalizzante e motivo di quesiti sul concetto d’identità. Il corpo inteso come origine identitaria torna anche in M. Butterfly ma questa volta all’interno di un melodramma in costume. Con Crash si esce ancora una volta dagli schemi, dove Cronenberg realizza un film a tutti gli effetti erotico, spiazzando e provocando lo spettatore, domandandogli quale sia il limite senza però dargli una risposta. Il successivo eXistenZ anticipava tematiche e visioni in un film di fantascienza, attraverso l’analisi dell’interazione tra uomo-videogioco-realtà virtuale, in un film che nasconde e confonde volutamente i piani narrativi. Infine Cosmopolis che nel 2012, partendo da un romanzo di DeLillo, analizzava il capitalismo e una nuova tendenza della società. Il cuore pulsante però è sempre quello: il corpo. Un corpo nuovo, che necessita di progredire, di abbattere il confine tra organico e inorganico e la cui mutazione diventa performance e motivo di eccitazione.
Cronenberg è tutto questo e molto di più, come conferma anche il nuovo Crimes of the Future.

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Crimes of the Future: Cronenberg ripensa Cronenberg

Lea Seydoux in Crimes of the Future

All’annuncio della lavorazione del nuovo film di Cronenberg tutto il mondo cinefilo ha esultato. Soprattutto visto il ritorno al body horror e ad atmosfere più “classicamente” cronenberghiane. Avendolo visto al Festival di Cannes possiamo confermarvi che l’attesa e la curiosità sono state ampiamente confermate.
Crimes of the Future, che con l’omonimo film del 1970 sempre del regista canadese condivide il nome e l’idea dell’ambientazione, rappresenta non solo una perfetta summa e/o introduzione al cinema di David Cronenberg come detto nell’introduzione.
È un’autoanalisi freudiana (non a caso, pensando ad A Dangerous Method) della propria filmografia e poetica. Un modo di guardare al passato, al proprio operato, cercando di nuovo di aggiungere sempre con quel fil rouge già citato. Uno specchiarsi cercando delle differenze, qualcosa che non si era notato, qualcosa che ancora si può mutare.
Crimes of the Future è però soprattutto una grande notizia per l’industria. Perché un mondo del cinema in cui viene realizzato un film del genere è semplicemente un mondo migliore. Inoltre l’occasione di vedere un nuovo film di Cronenberg in sala, sul grande schermo, è di quelle imperdibili.

Crimes of the Future è in tutte le sale italiane a partire dal 24 agosto.

Di seguito la sinossi del film:

In un futuro non precisato Saul (Viggo Mortensen), artista e performer di grande fama, mostra all’interno di spettacoli pubblici le metamorfosi dei suoi organi insieme alla sua compagna e assistente Caprice (Léa Seydoux). Queste performance attirano l’attenzione delle forze dell’ordine così come di un gruppo sovversivo il cui scopo è portare l’essere umano allo stadio evolutivo successivo.

Giacomo Lenzi

Giacomo Lenzi

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l'arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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