Con la seconda parte della sesta stagione, Better Call Saul è conclusa con un finale all'altezza delle aspettative di una serie capolavoro.

Ci speravamo, ce lo aspettavamo, ma da bravi scaramantici abbiamo aspettato fino all’ultimo momento per poterlo affermare con estrema certezza: Better Call Saul è un capolavoro, e Vince Gilligan e Peter Gould hanno compiuto un miracolo. Perché è difficile realizzare una serie incredibile in ogni minimo dettaglio, è quasi impossibile se si tratta di uno spin-off di una delle serie più acclamate di sempre, ma è decisamente un miracolo se il finale riesce addirittura a superare le aspettative. Ed è esattamente questo il caso di Better Call Saul.

Ebbene sì, dopo 6 stagioni anche la storia di Saul Goodman è giunta a termine. Lo spin-off di Breaking Bad si è conquistata un posto sempre più importante nell’opinione degli spettatori, rivelandosi molto più di una serie “figlia”. Ancora una volta, Gilligan si dimostra un esperto nel costruire delle storie ben strutturate, coerenti dall’inizio alla fine. Per questo è riuscito a regalarci il finale migliore per una delle serie tv migliori degli ultimi anni.

Punizioni senza redenzioni

Saul riflette su un letto

Sia Breaking Bad che Better Call Saul si chiudono con una confessione. D’altra parte, Jimmy McGill e Walter White sono due personaggi speculari, simili ma anche opposti. Sono due personaggi ambiziosi e senza scrupoli, che hanno creato una nuova versione di sé stessi con cui esprimersi: l’avvocato Saul da un lato, Heisenberg dall’altro. Ma le storie sottese sono molto diverse.

Walter White è un genio nascosto, che ha trascorso l’intera vita nella quotidianità più banale, reprimendo i suoi lati più oscuri. Solo la consapevolezza di essere prossimo alla morte, di non avere più nulla da perdere, lo spinge a liberare la sua parte più ambiziosa e spregiudicata, e per molti versi crudele: Heisenberg. Per l’intera serie di Breaking Bad, Walter cercherà di mantenere un distacco rispetto al suo alter ego, sostenendo di fare ogni cosa per la sua famiglia. Solo nell’episodio finale confesserà: essere Heisenberg per lui era divertente, perché era bravo nel farlo. Heisenberg era Walter White, ma senza alcun filtro.

Jimmy McGill, al contrario, è un uomo meschino, senza qualità, che ha sempre trovato la sua strada nelle bassezze, negli inganni. Il suo grande sforzo è quello di creare Saul Goodman, l’avvocato scaltro e sicuro di sé, e di riuscire ad interpretarlo così bene da far credere a tutti di essere realmente così. Se la confessione di Walter White è quella di essere realmente Heisenberg, il percorso di Saul Goodman lo condurrà invece a rivelare di essere soltanto Jimmy McGill.

Il primo ad evidenziarlo è proprio Walter: in uno dei flashback vediamo i due parlare di rimpianti e viaggi nel tempo. Saul racconta, quasi per caso, il suo passato da “Slippin’ Jimmy”, immaginandolo come estremamente lontano dal proprio presente. Walter, con estrema freddezza, gli risponde “Allora sei sempre stato così”.

Slippin’ Jimmy, l’acerbo avvocato Jimmy McGill, l’astuto difensore dei malviventi Saul Goodman: sono tutti la stessa persona. Quando arriva a realizzarlo, anche Saul Goodman decide di confessare, davanti alla Giustizia e davanti a sé stesso. Una confessione quasi religiosa, con l’enfasi e lo spettacolo tipiche di Goodman, ma finalmente con estrema sincerità: ammette i suoi crimini, ma anche le sue colpe, quelle morali. E confessa di essere solo Jimmy McGill, un uomo meschino, colpevole e meritevole della massima colpa. Punitore di sé stesso, Jimmy ha ciò che merita, senza alcuna redenzione.

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Una punizione voluta

Saul Goodman nel suo studio

Jimmy McGill sul finale di Better Call Saul sceglie la sua punizione, ma forse è ciò che realmente desidera. Jimmy  non riesce ad evitare la via dell’inganno, della criminalità, perché non riesce a realizzarsi in modo “normale”. Prova ad intraprendere la carriera da avvocato, ma finisce per difendere criminali e danneggiare i propri avversari con sotterfugi meschini. Cerca di intraprendere una relazione stabile con Kim, ma finisce per sfruttare il suo talento per i propri doppi fini, trascinandola con sé su una strada che da solo non sarebbe stato in grado di intraprendere.

Kim, che ha lo stesso talento e la stessa ambizione di Heisenberg, riesce però a tirarsi indietro in tempo, a scegliere la moralità, innamorata realmente della Legge decide di rinunciarvi. Jimmy, invece, non può che continuare su quella strada, interpretare fino in fondo Saul Goodman. E anche quando verrà scoperto, quando dovrà cambiare paese e identità, non riuscirà mai a rinunciare a questa parte di sé, quella che lo fa sentire furbo e forte, più di quanto sia realmente.

Fin troppo sicuro di sé. Jimmy viene nuovamente scoperto, nascosto in un bidone dell’immondizia. Sorge quasi un dubbio: e se, nel profondo, volesse farsi scoprire? Per un uomo come Jimmy McGill vivere una vita anonima, preparando cinnamon roll e seguendo una routine fissa, è una prigione di per sé. Nel carcere, invece, tutti conoscono soltanto Saul Goodman. Lo riconoscono come l’Avvocato, quello da chiamare. Forse è quello che Jimmy sceglie per sé.

I dettagli di Better Call Saul

Jimmy e Kim nella scena finale di Better Call Saul

Uno dei punti di forza di Better Call Saul è senza dubbio l’incredibile attenzione ai dettagli. Ogni elemento della serie è ben studiato, accuratamente disposto all’interno dell’episodio. A partire dalla regia, dalla fotografia che serve non solo a raccontare la storia, ma anche a trasmettere visivamente dei messaggi. Sono svariate le inquadrature così precise da poter essere incorniciate, con giochi di luci, riflessi, linee che parlano, aggiungono dettagli, sottolineano. La scelta di raccontare il presente a colori e il futuro in bianco e nero, che negli ultimi episodi finisce per prevalere, impreziosisce ancora di più la narrazione.

Ma anche i dettagli dei vari personaggi. Ogni personaggio in Better Call Saul ha una personalità precisa, coerente, una storia ben delineata. Ogni personaggio risulta indimenticabile, perfetto: non solo i protagonisti, in primis il Saul di Bob Odenkirk e forse ancora di più la Kim di Rhea Seehorn, con le loro incredibili sfaccettature ed evoluzioni. Ma anche i personaggi secondari: Mike, Nacho, l’inquietante Lalo, Hamlin con la sua sorprendente parabola… Ognuno di essi ha una storyline coerente, sensata ma mai scontata.

In conclusione, Better Call Saul riesce ad espandere l’universo di Breaking Bad in modo magistrale. Così tanto da riuscire a distaccarsi dalla serie madre, da essere perfettamente godibile anche a prescindere da essa. Una serie in continua crescita ed evoluzione, che ha raggiunto momenti altissimi, capace di mantenere gli spettatori col fiato sospeso e allo stesso tempo coccolandoli con la sua bellezza ed eleganza. E se dovessimo sentirne troppo la mancanza, non ci resta che ricominciare da capo!

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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