The Dropout è una serie fresca e spigliata, capace di affrontare in modo diretto e chiaro la frode dietro lo scandalo "Theranos".

RECENSIONE NO SPOILER

È disponibile dal 20 aprile, su Disney+, la nuova produzione originale Star The Dropout, serie Hulu creata, scritta e co prodotta da Elizabeth Meriwether sulla frode portata avanti (realmente) dalla società di biotecnologie Theranos. Basato sull’omonimo podcast della ABC, questa miniserie di otto episodi è l’ennesimo racconto che si aggiunge al lungo elenco di titoli sulle truffe avvenute in America di recente – come dimostrano tra i tanti titoli il film I Care a Lot di J Blakeson o, il recente e chiacchierato Inventing Anna di Shonda Rhimes. Tuttavia, questa volta la novità arriva sul delicato mondo della medicina con quello che si proponeva essere un dispositivo dai risultati immediati per gli esami del sangue; “Uno stimolante passo avanti”, che nel giro di qualche anno, oltre alla perdita di un capitale pari a 700 milioni di dollari, ha permesso la distribuzione di referti falsi sulle condizioni di salute di tanti, troppi sfortunati pazienti. Ecco quindi che, dopo il romanzo inchiesta proposto da John Carreyrou (Bad Blood: Secrets and Lies in a Silicon Valley Startup) e il documentario HBO del 2017 (The inventor: Out For Blood), The Dropout arriva per raccontarci, con un nuovo format, il riflesso di un dramma, quello di non sapersi fermare in tempo.

“Una nuova, grande idea che cambia tutto” a Silicon Valley

The Dropout' Premiere Review: Elizabeth Holmes Drama is a bit of a Bloody Mess | Arts | The Harvard Crimson

Elizabeth Holmes (Amanda Seyfried) è una giovane studentessa che ha, tra i sogni nel cassetto, quello “di diventare miliardaria”. Dopo un’esperienza all’estero, entra al college di Stanford, luogo che le permette di affinare le proprie idee in merito a un’invenzione rivoluzionaria in ambito biomedico. Ben presto da matricola, si fa notare dal gruppo di ricerca universitario, step che la porterà ad entrare in contatto con il suo obiettivo. Nel frattempo, tra le riluttanze di alcuni medici a promuovere il rudimentale progetto della Holmes – tra cui il parere decisamente scettico della Dottoressa Phyllis Gardner (Luarie Metcalf) – la giovane matricola continua a coltivare la fondamentale conoscenza del benestante imprenditore Sunny Balwani (Naveen Andrews di Lost). Decisa più che a mai a far avverare il proprio progetto, abbandona la scuola “come Steve Jobs” e convince i propri genitori a investire la retta nel suo nuovo rivoluzionario progetto imprenditoriale a Palo Alto.

Si mette quindi in proprio, con alcuni colleghi del gruppo di ricerca, al fine di realizzare “un dispositivo medico che analizzi il sangue”, senza il classico aiuto del prelievo con l’ago. Il progetto però fallisce, dal momento che il dispositivo effettivamente non funziona. Ma con l’inganno, ben presto, l’azienda riesce lo stesso a farsi strada, ottenendo un numero crescente di finanziamenti e sostegni dai piani alti, come nel caso dell’ormai ex segretario di stato George Schultz (Sam Waterson), che per lungo tempo appoggiò il business della Holmes. Il successo è tanto, tutto sembra andare alla grande e il prodotto si inserisce brillantemente nel mercato, fino al 2015, momento in cui qualcuno decide di cancellare la sfera di omertà in cui è caduta la Theranos.

Punti a favore per The Dropout

Per raccontare nel dettaglio cosa abbiamo apprezzato di The Dropout, dobbiamo rifarci principalmente a tre punti. Il primo, da una prospettiva puramente strutturale, riguarda lo stile adottato dalla creatrice, sceneggiatrice e showrunner Elizabeth Meriwether; un nome che agli amanti delle comedy americane potrà già suonare familiare, per via delle stesse mansioni, mentenute per la popolare e amatissima serie comica New Girl (2011- 2018) – un must watch per gli amanti del genere. Non sorprende quindi che, sin da subito, il taglio di The Dropout si muova alternando uno stile asciutto e lineare a dei momenti umoristici che, certamente, rendono la visione molto godibile.

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Ma non è la sola direzione apprezzabile; la scelta di muovere il racconto su questo schema, ha portato anche la creatrice a impostare i vari episodi su una narrazione che sfoggia continui colpi di scena, a volte davvero spiazzanti, che indubbiamente aiutano a mantenere attivo il focus del pubblico. Una narrazione che, in breve, viene scandita in modo ottimo. Un terzo, palese punto di forza riguarda il cast del progetto. Già dalla prima puntata, The Dropout sfoggia il Frank di Shameless, William H. Macy, qui calato nei panni di Richard Fuisz, un vicino di casa necessario, tra gli altri, per lo svolgimento della vicenda. Vedremo poi, per citarne alcuni dei tanti presenti, Michael Gill (Chris Holmes), già in Mr. Robot e House of Cards, Stephen John Fry, qui nelle vesti del capo chimico Ian Gibbons, Elizabeth Marvel (Noel Holmes) anche lei in House of Cards, Dylan Minette (Tyler Schultz) – star di Tredici, per i nostalgici – e il Richard Sommer (Kevin Hunter) di Mad Men.

Elizabeth Holmes: metamorfosi di un personaggio

Quello che più colpisce nella nuova impresa televisiva di Amanda Seyfried è la misurata e magnetica rappresentazione della Holmes, o per meglio dire, della metamorfosi del personaggio. La “seguiamo” infatti dal 1995, poi sette anni dopo, nel 2002 a Pechino, in un viaggio prima di andare al college; e ora nel contesto competitivo di Stanford, California. Tre step che, uno dopo l’altro, delineano il tanto desiderato ma non ancora distorto futuro della Holmes, prospettiva che la Seyfried ha saputo cogliere, da quale brava interprete è. Segue poi, l’inserimento nel tanto amato e sperato “sogno americano”, l’offerta del capitalismo che non apre mai gli occhi su quello che effettivamente la Holmes porterà avanti negli anni; sembra impossibile ma, effettivamente, nonostante i numerosi finanziamenti e le ingenti spese da parte dei vari investitori, quasi nessuno sembra arrivare a una conclusione su quanto stia accadendo in quei laboratori controllati a vista, sia attraverso le clausole di riservatezza, sia sul lato del controllo maniacale dei laboratori.

Per gradi, il clima tensivo alla Theranos, come il temperamento e la psicologia della Holmes, diventano specchio di una realtà deformata, talmente assurda da cambiare la personalità stessa della protagonista. La vediamo giustificare i propri ritardi alle riunioni mimando qualcuno che di recente aveva incontrato, al cambio di immagine totale, con tailleur, dolcevita e pantaloni fino alla modulazione della propria voce. La metamorfosi di un personaggio arrivata a voler solo succhiare soldi ai propri clienti, senza nessuno scrupolo per la loro salute.

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Martina Folegnani

Martina Folegnani

Una piccola torinese con un grande amore per il magnificente mondo del cinema e dell’arte. Mi sono laureata al DAMS con l’obiettivo di diventare scrittrice di soggetti cinematografici.

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