È un inizio più lento del previsto, ma ugualmente entusiasmante, quello della nuova serie legata al mondo di Star Wars, The Book of Boba Fett

Dopo un anno dalla chiusura della seconda stagione di The Mandalorian, eccoci alla prosecuzione dell’universo (perlomeno quello in live action) di Star Wars. Sono infatti uscite le prime due puntate di The Book of Boba Fett, il nuovo prodotto seriale targato Lucasfilm incentrato sull’omonimo e iconico cacciatore di taglie.

Partiamo forse da quello che può essere a tutti gli effetti essere considerato un unico pilot, formato dalla prima e dalla seconda puntata congiunte. The Book of Boba Fett parte infatti da un’eredità che è quella di The Mandalorian: le atmosfere, l’impatto visivo, nonché l’autorialità (lo showrunner è anche qui Jon Favreau) sono sempre gli stessi. E se l’inizio della serie tv soffre leggermente di lentezza e di un vago senso di incertezza, la seconda puntata serve a dare una vera e propria spinta verso la componente action. Il tutto senza tralasciare quella vena di mistero e meraviglia a cui l’universo di Star Wars ci ha sempre abituato.

Ecco dunque la nostra recensione, assolutamente priva di spoiler, dei primi due episodi dello show.

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Le linee temporali della storia

Fennec e Boba Fett in piedi davanti al trono

Pare abbastanza chiaro che la costruzione narrativa scelta da The Book of Boba Fett è e sarà costruita sull’alternarsi delle linee temporali. Non stiamo ovviamente parlando dei salti temporali multiversici à la Marvel, né di continui flashback e flashforward che destabilizzano la narrazione, ma di un racconto che procede letteralmente su due binari.

Da un lato infatti abbiamo la storia di Boba Fett a partire dalla sua liberazione dal ventre del mostro Sarlacc, ossia da dove si era interrotta con Il Ritorno dello Jedi. Dall’altro lato invece vediamo la prosecuzione di quanto visto nelle scene post-credit di The Mandalorian, ossia la presa del palazzo di Jabba da parte di Boba Fett, dopo l’eliminazione di Bib Fortuna. Interessante sottolineare come il passaggio tra una linea narrativa e l’altra avvenga attraverso l’espediente del ricordo e del sogno.

Questa scelta concepita a blocchi, in realtà molto classica, spesso fallisce nell’apportare la giusta dose di ritmo. La prima puntata, in particolar modo ad esempio, risulta un po’ carente di colpi di scena. Al momento infatti la serie è molto più efficace nel raccontare il “passato” di Boba trascorso nel deserto di Tatooine, piuttosto che gli intrighi di potere cittadini a partire dalla “salita al trono” da parte del cacciatore di taglie. In realtà però questa struttura lenta e quasi contemplativa in alcuni punti è funzionale ad altro. Grazie a questa modalità lo spettatore penetra lentamente nella dimensione narrativa di The Book of Boba Fett ed è reso partecipe dell’arco di trasformazione del protagonista.

Un personaggio criptico

Boba Fett a volto scoperto punta il pugno

La serie è ovviamente e quasi totalmente incentrata sul criptico Boba Fett. Ci troviamo di fronte ad uno dei personaggi secondari più amati dai fan e che vede un trascorso abbastanza lungo nelle produzioni fuori dal canone dell’universo delle guerre stellari. Ma è anche un personaggio che ha fatto del suo senso di mistero il punto forte del suo fascino e della sua fortuna spettatoriale. Non si sapeva infatti chi fosse Boba, da dove venisse, che aspetto avesse in realtà e soprattutto che intenzioni avesse, e se fossero queste buone o malvagie, o semplicemente egoistiche.

Ecco… The Book of Boba Fett si prende il rischio di voler dare spessore, e quindi identità, a questo personaggio. L’intenzione era chiara già da quando l’abbiamo visto togliersi l’elmo in The Mandalorian, rivelando il volto, e sembra ancora più chiaro in questa serie. Nonostante infatti si giochi molto con questo alone segreto, pressoché mistico, che avvolge il quasi muto Boba Fett, l’obiettivo della serie sembra proprio quello di raggiungere una progressiva empatia con il protagonista, passando ovviamente per una conoscenza più approfondita dei suoi pensieri e delle sue azioni.

Empatia che in queste prime puntate risulta davvero altalenante. Perché Boba Fett, merito di una buonissima scrittura e dell’interpretazione calibrata e tutta fisica di Tamuera Morrison, risulta ancora un personaggio incerto e incomprensibile. E quindi per questo motivo, allo stesso modo “lontano” ma anche molto interessante. Funzionali sono, in questo senso, le dinamiche che si vengono a creare con i personaggi secondari. Prima fra tutte, quella con il braccio destro rappresentato da Fennec (Ming-Na Wen) che sembra rispettare e capirsi al volo con il cacciatore di taglie. Ma anche, e soprattutto, con le tribù di Jawa e Tusken che Boba incontra nella linea narrativa del passato.

Tra senso di stupore ed espansione del mondo

Il capo dei Tusken davanti alla capanna

Uno dei punti vincenti dei prodotti seriali di Star Wars – e in questo senso assimiliamo questo The Book of Boba Fett alla precedente serie con Pedro Pascal – è la volontà di approfondire gli aspetti secondari dell’universo galattico. Una modalità che serve ad alimentare curiosità e stupore e che i primi due episodi della serie mostrano abilmente.

In particolare l’episodio 2, The Tribes of Tatooine, spinge moltissimo sulla costruzione degli ambienti naturali e culturali con cui Boba Fett viene in contatto: primo fra tutti l’organizzazione sociale, gli usi e i costumi dei Tusken. Dalla spiritualità alla divisone del clan, dal modo di vivere ai loro interessi, il cacciatore di taglie si fa testimone e portavoce di questa conoscenza. E noi di conseguenza con lui. La messa in scena priva di verbalizzazione, unita all’intrigante colonna sonora di Ludwig Göransson, crea poi una dimensione ancora più particolare ed epica a suo modo.

La serie gioca inoltre ad aggiungere numerosissimi altri riferimenti all’universo di Guerre stellari che arricchiscono la narrazione e fungono da miccia per possibili sviluppi di altri potenziali progetti. Non vi possiamo dire tutto ma tra citazioni e easter egg, la serie spinge a porsi molte domande, nonché a fantasticare su scenari possibili. Nonostante tutto ciò, tra onirismo e contemplazione non ci si dimentica mai qual è la storyline principale e quindi tutta l’azione che ne consegue.

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In conclusione

In conclusione, possiamo dire che The Book of Boba Fett continua un lavoro molto specifico e particolare che Disney e Lucasfilm stanno riservando al piccolo schermo. Un lavoro fatto sia di azione che di attenzione ai particolari e che spesso crea un alternarsi di momenti più introspettivi/riflessivi a quelli di pura forza spettacolare. Il tutto con un secondo episodio che rimedia ai piccoli difetti ritmici mostrati dal primo episodio. Un buon presupposto perché anche questa serie si classifichi come una vera e propria sorpresa nel mondo di Star Wars… sia per i fan che non.

Ora non ci resta che attendere gli altri 5 episodi in programma!

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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Ahsoka: Mary Elizabeth Winstead di Scott Pilgrim nella serie Star Wars
5 mesi fa

[…] Disney avvenuta ormai più di qualche anno fa. Prima una trilogia dimenticabile, ora l’atteso The Book of Boba Fett che non sta convincendo quanto uno show sull’iconico cacciatore di taglie avrebbe fatto […]