Il musical biografico Tick, Tick... Boom! è il film appassionato ed ambizioso di Lin-Manuel Miranda sul drammaturgo di Broadway Jonathan Larson

Uscito su Netflix lo scorso 19 novembre, Tick, Tick… Boom! è la prima prova alla regia (cinematografica) dell’acclamatissimo Lin-Manuel Miranda. Il drammaturgo, compositore e attore di Broadway si mette qui alla prova con un’opera in pellicola che è omaggio personale al suo mondo e alla sua formazione. Il risultato è dunque un film adattamento, nonché una sorta di meta-musical, che vede Andrew Garfield nei panni del compositore Jonathan Larson, autore dell’omonimo musical teatrale da cui è tratta la pellicola. Tick, Tick… Boom! risulta quindi un’opera riuscita nelle sue parti più strettamente musicali, ma che arranca soprattutto nel proporre nuove idee e un linguaggio di racconto prettamente cinematografico.

Se vi siete già persi nei vari riferimenti non finiti, vi chiediamo di pazientare. Prima di arrivare alla recensione vera e propria sono infatti doverose alcune premesse.

Come nasce Tick, Tick… Boom!

Jonathan Larson davanti al manifesto di Rent

Jonathan Larson

Come abbiamo detto il film è un adattamento dell’omonimo musical di Jonathan Larson andato in scena per la prima volta nel 1991 a Broadway. La pièce in realtà è un vero e proprio spettacolo rock in cui l’autore, accompagnato da una piccola band, si mette a nudo raccontando la sua vita e le sue paure durante la scrittura di un musical mai andato in scena intitolato Superbia. Questi, secondo lo stesso Larson, dovrebbe essere stato lo spettacolo che avrebbe dovuto consacrarlo come autore.

Ma chi è Jonathan Larson? Detto un po’ banalmente è uno dei nomi più noti della Broadway contemporanea. Con il suo musical Rent egli ha infatti contribuito a rivoluzionare il musical, proponendo una commistione di influenze musicali tra le più classiche e quelle più in linea con le sonorità pop. Un’opera che, nonostante non abbia mai visto in scena data la sua morte prematura all’alba della première, gli è valsa due Tony Award postumi e un Premio Pulitzer per la Drammaturgia anche quello postumo.

Ecco quindi che interviene Lin-Manuel Miranda a cogliere l’occasione per riadattare un’opera a suo modo importante (e inusuale) e omaggiare uno dei suoi “maestri”, cimentandosi – non per ultimo – per la prima volta con la cinepresa. Miranda stesso è infatti, nel suo piccolo, un re-inventore del musical broadwayano a sua volta. Con quel gioiellino inaspettato che è Hamilton ha saputo dare nuove vesti, del tutto contemporanee, alla Storia americana, utilizzando come mezzo di comunicazione la musica hip hop e il folk latinoamericano.

Tick, Tick… Boom! insomma nasce da questa sovrapposizione tra due importanti personaggi del musical americano, nell’intreccio di riferimenti, omaggi e aspettative che solo una produzione così stratificata può portarsi dietro.

Trama: La paura fa… 30

Jonathan suona il piano disteso a letto

New York, 1990. Jonathan Larson è alla soglia della fatidica e temutissima cifra dei 30 anni. Quel ticchettio che dà il titolo al film è proprio quel pensiero fisso che risuona nella testa del giovane artista e che gli ricorda che sta raggiungendo quella cifra senza ancora “essersi realizzato” del tutto.

Jonathan infatti lavora in una tavola calda e vive in un appartamento con il coinquilino e amico di sempre Michael (Jordan Fischer). Quest’ultimo però l’ha lasciato per trasferirsi in un nuovo e lussuosissimo appartamento che può permettersi grazie al suo lavoro nel mondo dell’industria pubblicitaria. Anche la relazione tra Larson e la sua ragazza Susan (Alexandra Shipp) sembra essere ad un bivio: lei vorrebbe costruire qualcosa insieme e le viene offerto un lavoro lontano dalla città. E per ultimo c’è lo stesso Jonathan intento a trovare ispirazione per comporre Superbia, il musical che lui stesso intende come “definitivo” per la sua carriera. E forse anche per se stesso in toto. Sullo sfondo c’è poi un’America in fermento che cavalca l’idea del successo (economico in primis), ma che si trova a fare i conti con il dilagare dell’AIDS.

Con Tick, Tick… Boom! assistiamo proprio a questo intreccio di impulsi, emozioni e decisioni che dilaniano Jonathan. Scegliere l’arte o pagare le bollette, stare con la ragazza o inseguire l’illusione del sogno, perseguire la propria posizione o scendere a compromessi, celebrare la vita o ricordarsi della caducità dell’esistenza. Tematiche ampie e variegate che coinvolgono in prima persona il nostro Larson, ma che si riflettono facilmente su tutti noi.

Dalla rielaborazione emotivo-razionale-musicale di questo periodo nasce dunque Tick, Tick..Boom! – l’opera prima e il film poi. Un film che si sviluppa in un continuo andirivieni tra lo spettacolo in scena e i flashback del passato a cui fa riferimento.

Il one man show di Andrew Garfield

Jonathan con un microfono e la camicia bianca

Un racconto così personale non poteva che fondarsi su un personaggio sempre presente in scena. Un personaggio che sappia accompagnare lo spettatore nei suoi drammi personali, interiori ed esteriori che siano. Ed è per attuare questo compito che Lin-Manuel Miranda sceglie il volto bonario e impaurito di Andrew Garfield. Forse è proprio questa duplicità di fanciullezza e incertezza a rendere credibile un personaggio come quello di Larson che una scrittura un po’ troppo emotivamente superficiale finirebbe per rendere ancora più stucchevole.

Garfield regala indubbiamente a Tick, Tick… Boom! la performance migliore della sua carriera. All’attore viene infatti conferito, come abbiamo già detto, tutto il peso della narrazione. Dal recitato al canto, dal ballo alla corsa, non c’è un’emozione che non venga attraversata dal volto e dalle movenze del giovane Andrew Garfield. E se comunque rimane il rischio di confinare spesso nell’esagerazione e nel patetismo, siamo sicuri che l’attore c’abbia messo tutto se stesso in questo sfaccettatissimo ruolo.

Il tutto è sostenuto poi dai comprimari che funzionano leggermente “a targhe alterne”. Il Michael di Robin de Jesus è funzionalissimo ai numeri musicali con Larson/Garfield; la Susan di Alexandra Shipp rimane comunque il faro razionale e concreto della narrazione; infine una piccola menzione va fatta anche alla Karessa di Vanessa Hudgens che, pur esportata palesemente dal mondo di High School Musical a quello di Broadway, offre momenti di sincero vitalismo canoro.

Un musical incerto

Jonathan con le mani alzate nel diner

Diciamolo subito: il film funziona alla grande, scorre abbastanza liscio e senza intoppi, mescolando una giusta quantità di intrattenimento a momenti decisamente più “pesanti” (principalmente quelli più tristi). Ma Tick, Tick… Boom! sembra anche soffrire di un’irrequietezza di fondo che lo spinge in troppe possibili direzioni, senza davvero percorrerne una ben definita. E la difficoltà di Lin-Manuel Miranda di reggere tutti i fili alla lunga si fa sentire.

Ci spieghiamo meglio. Dal punto di vista narrativo la scelta di sceneggiatura operata da Steven Levenson di alternare piani narrativi diversi pare assolutamente vincente: crea ritmo e dialogo tra un passato più inconsapevole e un presente artisticamente sublimato in opera. Due universi questi che però a tratti faticano ad essere tenuti insieme dalla regia di Miranda. Se i numeri musicali sono le parti più riuscite del film, cosa anche plausibile dato il background teatrale di Miranda, la stessa cosa non può essere detta dell’intero pacchetto filmico.

La regia è infatti troppo divergente. In alcune sequenze viene scelto il tono “finzionale” dello staging (il brano Sunday ne è la dimostrazione), in altre si gioca su un coinvolgimento emotivo pressoché intimista. La messa in scena è a volte molto banale e distante, altre volte sembra voler essere talmente tanto trascinante da staccarsi brutalmente dal resto del racconto. Pure il citazionismo stilistico-estetico usato da Miranda, dal videoclip musicale fino a capolavori come La La Land, passando per gli spettacoli di stand-up comedy, finisce per essere una copiatura male eseguita più che un omaggio.

Insomma quello che manca davvero a questa pellicola è un’idea cinematografica forte che sappia valorizzare il materiale musicale. Questa confusione di fondo, infatti, a nostro parere, finisce per impoverire e appiattire sia l’ottima linea musicale sia le tematiche presentate (AIDS, aspettative, identità, relazioni d’amore e d’amicizia). Queste ultime, in particolare, finiscono così per essere trattate un po’ superficialmente, messe lì per colorare più che per approfondire, per suscitare il pianto facile invece di coinvolgere appieno.

LEGGI ANCHE  Dallo stile... alle stelle: il mondo di Damien Chazelle in 5 punti

In conclusione

Tick, Tick… Boom! è in sostanza un progetto ambizioso e personale che mostra tutta la passione di cui è nutrito, la cui parte musicale funziona al meglio, a scapito di una narrazione molto altalenante. Una pellicola che risulta in bilico fra distacco estetico-critico e empatia “facilona” (passateci il termine!). Un film in sostanza che vuole coinvolgere troppo e vuole troppo, finendo per risultare tanto caotico e incerto quanto il Jonathan Larson interpretato dal magnifico Garfield. In fondo però è la prima prova registica di uno che fa il drammaturgo e compositore teatrale… e forse è giusto dare tempo al tempo.

Per news e altri approfondimenti dal mondo del cinema e delle serie tv, continuate a seguirci su CiakClub.it!

Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments