Con Strappare lungo i bordi Zerocalcare, rimanendo se stesso, realizza una serie meravigliosa regalandoci la più bella sorpresa dell'anno.

Finalmente è arrivata. Strappare lungo i bordi da questa mattina è disponibile sui nostri cari account Netflix. Un’operazione che si portava dietro un po’ di timore da parte del pubblico, memori sopratutto del lungometraggio piuttosto fallimentare tratto da La Profezia dell’Armadillo, uscito nel 2018. Noi non eravamo gli unici in ansia però. Lo stesso Zerocalcare si è portato dietro un bel fardello, fatto di insicurezze e dubbi. Perplessità che non ha esitato a esprimere, sempre nel suo stile, in varie occasioni. Come ad esempio in questa intervista rilasciata a Banana Burger o in questo video su Instagram rilasciato proprio per il lancio della serie. Tutto sommato comprensibile, visto che stiamo parlando di un fumettista alla sua prima vera esperienza nel mondo dell’animazione (se si escludono i corti usciti durante la Pandemia e un paio di video musicali). Tra l’altro in veste non solo di creatore e scrittore ma anche di regista e principale doppiatore.
Alla fine dei sei episodi, che ho avuto il piacere di vedere in anteprima, posso però dire tranquillamente che Strappare lungo i bordi non solo è una operazione riuscita ma è un vero e proprio gioiello. La più bella sorpresa dell’anno.

Ovviamente quanto segue è senza Spoiler.

Non ha bisogno di presentazioni

Zerocalcare cade in Strappare lungo i bordi

Ormai Zerocalcare ha un seguito e una caratura assolutamente senza pari in Italia. Il mercato editoriale italiano si regge in buona parte su di lui. Ogni volta che esce un suo nuovo lavoro schizza in testa alle classifiche di vendita (non del fumetto, in generale dei libri). L’Espresso gli ha dedicato una copertina di un suo numero intitolandolo “L’ultimo intellettuale”. L’Essenziale, nuovo settimanale dell’Internazionale, ha basato buona parte della campagna di lancio sull’introduzione di strisce inedite di Zero. E molti altri casi simili ma immagino abbiate capito il punto.
Però, in questa marcia di avvicinamento all’uscita di Strappare lungo i bordi, un fattore mi ha colpito particolarmente. Nella maggior parte del materiale promozionale rilasciato, a partire dalla cartellonistica presente alle fermate della metro di Roma fino ad arrivare all’enorme installazione a Termini, non appare mai il nome di Zerocalcare. Ci sono i suoi fumetti, i suoi dialoghi, i suoi personaggi ma mai il suo nome. Questo non solo a testimonianza dell’enorme popolarità che è riuscito a raggiungere l’autore romano ma della totale coesione che esiste tra lui e la sua opera, il suo linguaggio. Non serve più mettere il suo nome, basta il suo lavoro, le sue creazioni. “Parlare attraverso la propria arte“, forse il traguardo più ambito da ogni artista. Francamente non mi vengono in mente esempi più o meno recenti, in ambito fumettistico come in altre forme d’arte, dello stesso tipo e livello.
Allo stesso modo la serie Strappare lungo i bordi non fa una reale introduzione di Zerocalcare e del suo mondo. Qualche personaggio, come l’Armadillo, viene introdotto ma veramente poco altro. Tratta lo spettatore con rispetto e consapevolezza come a dirgli “ehi, sei tu che hai cliccato riproduci, sai quello che stai per guardare”. Strappare lungo i bordi non ha bisogno di presentazioni, così come il suo autore.

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Fedele a se stesso

Immagine promozionale di Strappare lungo i bordi, serie Netflix di Zerocalcare

Proprio quest’ultimo concetto spazza via uno dei timori più diffusi prima dell’uscita della serie. La macchina produttiva di Netflix infatti non ha snaturato in alcun modo il linguaggio dell’artista romano. Strappare lungo i bordi è in tutto e per tutto un’opera di Zerocalcare. L’autore ha studiato a lungo le potenzialità e le criticità di un medium come quello della serie animata. Il risultato è una storia che poteva essere raccontata esclusivamente così. Un flusso di coscienza continuo, con una scrittura calcolata al millimetro, che catapulta lo spettatore in un racconto personale ma con echi e richiami generazionali. Non mancano ovviamente le vagonate di cultura pop, così come l’ironia e le grasse risate. Allo stesso tempo però è presente una profondità tematica costante. Questo sia per quanto riguarda gli aneddoti generazionali che per quanto riguarda la trama orizzontale, legata a un particolare fatto della vita di Zerocalcare.
Dal punto di vista tecnico funziona tutto alla perfezione. Il livello delle animazioni è ottimo e si sposa perfettamente col tratto del fumettista. Sotto questo punto di vista è evidente quanto sia stato fondamentale l’impegno produttivo di Netflix come quello di Bao e di Movimenti Production, con (a detta dell’autore) circa duecento persone a lavorarci sopra. Di grande importanza anche la colonna sonora, una presenza che accompagna tutto il racconto attraverso brani pop o produzioni originali come nel caso di Giancane.
Una nota a parte va dedicata al doppiaggio. In molti, dopo il rilascio dei primi trailer, hanno lamentato il fatto che fosse lo stesso Zerocalcare a prestare la voce a tutti i personaggi (meno che all’Armadillo, qua abbiamo Valerio Mastrandrea). Io ve lo dico chiaramente e senza giri di parole: è giusto così, non si poteva fare diversamente. Come detto è un flusso di coscienza, tutto è visto dalla sua soggettiva e quindi è lui a dare le voci e a ricreare i dialoghi. Ovviamente tolto l’Armadillo, personaggio interno e sostanzialmente un co-narratore. Quando arriverete all’ultimo episodio tutta la questione doppiaggio-narrazione vi sarà più chiara.

Strappare lungo i bordi è una serie semplicemente magnifica. Novanta minuti da godersi d’un fiato per poi ripartire ancora e ancora. Non un fumetto di Zerocalcare adattato in televisione ma una storia che l’autore non poteva raccontare in altro modo se non questo. Un passo in avanti per un artista ormai completo che, nonostante il cambio di medium e potenzialmente di pubblico, rimane fedele a se stesso. Un nuovo potenziale inizio per l’animazione italiana tutta.

Un’opera già imprescindibile.

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Giacomo Lenzi

Giacomo Lenzi

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l'arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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