Freaks Out, il nuovo film di Gabriele Mainetti, non è un blockbuster perfetto, ma è un grande passo per il cinema italiano

Il 2021 si apriva con il motivetto dei Maneskin “siamo fuori di testa, ma diversi da loro”, che ci ha portato così tanta fortuna. Ebbene non può che chiudersi, almeno cinematograficamente parlando, con quest’elogio alla “pazza” diversità che è il Freaks Out di Gabriele Mainetti.

Un film che non si può non definire come la versione uguale, ma diversa di un blockbuster hollywoodiano – la cifra di 12 milioni di budget è un record e quasi un unicum ai giorni nostri. Uguale perché Mainetti e co. hanno come punti di riferimento i vari Spielberg, Del Toro, Abrams, Synger (e pure Tarantino!), seppur con molti milioni di budget in meno. Diverso perché non solo la storia che racconta è pienamente calata nella storia e nei luoghi del nostro Paese, ma perché proviene da un background culturale che è tutto italiano.

Detto questo, Freaks Out è un film imperfetto e a tratti davvero caotico, ma spettacolare ed emotivo allo stesso tempo. Una prova di cinema contemporaneo e ambizioso, che non ha paura di misurarsi con i “grandi”. Un film che mostra una genuina passione e un’instancabile dedizione. E che pertanto merita di essere premiato… ed essere visto in sala.

Ecco dunque la nostra recensione.

La trama

Israel, Cencio e Matilde sulla carrozza

1943, all’alba dell’armistizio. Nell’Italia, e soprattutto nella Roma, devastata dalla guerra, c’è qualcuno che cerca ancora di interrompere gli orrori del conflitto bellico con lo spettacolo. Si tratta del piccolo circo Mezza Piotta diretto dall’ebreo Israel (Giorgio Tirabassi) con i suoi quattro saltimbanchi. Più giustamente freaks dagli strani super-poteri presi dalla strada per cui lo stesso direttore del circo rappresenta il padre e una vera e propria “terra promessa”. Troviamo così Matilde (Aurora Giovinazzo), una ragazza capace di muovere l’elettricità; Fulvio (un irriconoscibile Claudio Santamaria), il forzuto e brutale uomo-lupo; Cencio (Pietro Castellitto), ragazzo albino che comanda il moto degli insetti; e infine Mario (Giancarlo Martini), il piccolo uomo-calamita.

Ma la magia è ben presto destinata a finire, interrotta dai bombardamenti delle truppe tedesche sulla Capitale. Israel deciderà così di cercare un nuovo futuro per la sua strampalata famiglia in America, ma se ne scappa con i soldi. Ma è davvero scappato o è solo stato catturato? I 4 saranno così costretti a rimanere soli in una Roma deserta e quanto mai pericolosa.

Grande antagonista del film è poi Franz (Franz Rogowski), direttore e pianista del ZirkusBerlin, nonché a sua volta reincarnazione freak dello stesso Adolf Hitler. Dotato di un dito in più e devastato dal folle consumo di etere che gli permette di vedere il futuro, il “cattivo nazista superdotato” vuole trovare disperatamente i 4 ragazzi. Sembra proprio dipendere da loro il glorioso futuro del Terzo Reich.

Una Storia “freak”

I circensi freak davanti ad un palazzo

Che Mainetti (e Guaglianone che firma la sceneggiatura) sappia giocare con i generi e con il cinema di genere ci era chiaro già da Lo chiamavano Jeeg Robot. Con Freaks Out la sensazione è proprio quella che si sia fatto addirittura un passo più avanti. Abbandonato infatti l’afflato più intimista ed emotivo di Jeeg, troviamo in questa pellicola un chiaro intento alla spettacolarizzazione.

Il film infatti mescola racconto d’avventura, pellicola d’azione, romanzo di formazione, film bellico fino ad arrivare al fantasy e all’ucronia fantascientifica. Un mix che non tralascia nulla e che strizza l’occhio a moltissimi altri stili e influenze. Siamo dalle parti in sostanza di un supereroismo à-la-Marvel in salsa nostrana che si spinge verso la reinterpretazione delle Storia secondo le sue modalità (ecco il Tarantino di Bastardi senza gloria!).

Freaks Out non è, e non vuole assolutamente essere, un film storico con all’interno qualche elemento fantasy per condire il tutto. Il film vuole essere piuttosto la reinvenzione di quella Storia secondo modalità del tutto arbitrarie. Gli elementi estetici del nazismo, delle città in macerie, del mondo circense e degli usi e costumi popolari vengono utilizzati per dare colore, vita e sostrato storico-culturale a tutta la narrazione.

E in tutto questo è un film davvero ambizioso, ma anche abbastanza riuscito. Il rischio di ridurre la Storia a mero elemento estetico di supporto fa infatti sempre capolino, ma riesce a non avere mai il sopravvento, aiutato anche da un abilissimo lavoro sui personaggi.

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… fatta di freaks

A ben vedere, poi quella che ci presenta Freaks Out è una vera e propria Storia “freak” fatta di freaks. Riflessione, nemmeno troppo pedante, sul tema della diversità – e in questo senso godetevi i bellissimi titoli di coda -, il film ci presenta una narrazione fatta fondamentalmente solo da “pazzi”. E poco importa siano essi dalla parte del Bene o da quella del Male. Pure i partigiani, agli occhi di Mainetti e co., risultano dei freaks ingobbiti, selvaggi e pronti a tutto.

Insomma sono i personaggi, in particolare quelli principali, che danno concretezza alla narrazione: loro è la bussola emotiva del film, altrimenti troppo concentrato sull’azione. Merito principale è ad esempio di Matilde, vera protagonista della pellicola, qui interpretata da un’Aurora Giovinazzo con una performance davvero intensa, credibile e molto variegata.

Ma non dobbiamo dimenticare l’apporto tutto popolano, vernacolare e persino ridanciano dei vari comprimari. Dal Cencio di Castellitto, scheggia impazzita di comicità fuori luogo, alla burbera presenza Santamaria fino ad arrivare allo splendido capo partigiano, cinico e fintamente ostile, di Max Mazzotta. In un panorama siffatto non può che prendere colore persino l’antagonista Franz, pur esso ostracizzato dal sistema nazista, per cui in alcuni momenti non si può non patteggiare. La follia e la diversità sono talmente onnipresenti che non si può non empatizzare.

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Un caos necessario

Matilde balla con due lampadine

Come abbiamo già detto in Freaks Out c’è letteralmente molta carne al fuoco, il che si traduce anche nel ritmo stesso del film. Non c’è letteralmente un momento di respiro nel corso del film, ogni scena ha una sua propria intensità sia emotiva sia di messinscena. È questo dunque sia un punto a favore – i 144 minuti della pellicola scorrono con molta facilità -, ma anche un pericolo. Ogni tanto si intravede infatti la difficoltà di gestione di alcune scene: una su tutte, la sequenza della battaglia finale davvero troppo lunga ed esasperata.

Freaks Out è in sostanza un film caotico e strabordante, fatto di tanta azione e trovate geniali (vogliamo parlare ad esempio delle visioni di Franz?!). È un film esagerato e fuori misura. La musica cambia tono e colore di continuo, la macchina a mano impazzisce nelle scene d’azione, troppi personaggi da gestire insieme a cui dare importanza. Pure il dialetto romano così marcato e contrapposto al rigoroso tedesco sembra stancare alla lunga.

Siamo dunque lontani dalla perfezione millimetrata dei blockbuster americani… ma forse è giusto così. Perché Freaks Out è un film e uno spettacolo appassionato, talmente appassionato da non volersi controllare (del tutto). E va assolutamente bene così. E per tutto questo ne va assolutamente consigliata la visione.

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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